Non chiamateci zingare!

Per tutte le donne

A Torino, venerdì 5 luglio, al Cavallerizzi Irreale di via Verdi, ma con in testa il sogno di andare in tutta Italia e non solo. “Non chiamateci zingare!” è uno spettacolo teatrale scritto da due giovanissime ragazze rom (Ivana Nikolic e Morena Pedriali) e interpretato da loro stesse insieme alle musiche di Francesco Frack Zuccarello il cui progetto di “music designer” è quello di adattare di volta il volta il suono in un dialogo che richiama la musica dei raga dell’India, Paese dal quale provengono i rom e le popolazioni consorelle .

“Non chiamateci zingare!”, con il punto esclamativo per incitare a cambiare partendo da una rieducazione al linguaggio paritario, non violento che invece sta prendendo sempre più piede oggi nei discorsi interpersonali, sui social e sui media, nonché nella politica. La violenza verbale a cui siamo talmente abituate da non sentirne più la terribile portata di brutalità e di odio, particolarmente sessista e, dunque, contro il rispetto del corpo della donna.

“Non chiamateci zingare!” è un’esortazione a capire meglio la violenza dei gesti e delle parole partendo da quelli compiuti contro la comunità rom a Torre Maura, poi a Casal Bruciato e contro la bimba, di appena undici mesi, sparata alla schiena lo scorso anno, quasi come in un gioco horror, e ora costretta a crescere su una sedia a rotelle. Crimini contro la diversità (ma che vuol dire veramente?), contro le donne, colpite ancora una volta con la violenza del linguaggio come è stato per la giovane madre rom che a Casal Bruciato ha avuto minacce sessiste.

“Ci siamo chieste a lungo – commentano le autrici Ivana e Morena – in che modo poter rispondere agli episodi di violenza come quelli successi a primavera a Roma e abbiamo deciso di farlo con l’arte. Ballando, scrivendo, suonando. Di offrire il pane a chi l’ha calpestato. Di raccontare la Bellezza che ci unisce nella diversità, perché è quella dalla quale dobbiamo ripartire. Non è facile trasformare il dolore – sottolineano – in qualcosa di positivo, ma pensiamo sia l’unico modo per creare, finalmente, quel ponte che ci può unire, passo dopo passo”.

Ivana, ventotto anni, impegnatissima già da tempo nel sociale, e Morena, appena ventitreenne , studentessa di arabo all’università di Torino, hanno scritto quest’opera a quattro mani nel giro di poco più di una settimana. Spiegano ancora: “Avevamo tanta rabbia dentro che però volevamo direzionare in modo esatto. Torre Maura, Casal bruciato sono solo alcuni tra i tanti avvenimenti che, negli ultimi anni, hanno scavato il divario tra le comunità rom e i gagé. Nell’estate 2018 un uomo, “per divertimento” ha sparato a una bambina rom di undici mesi, facendole perdere l’uso delle gambe. Poco dopo un ragazzino rom, in metropolitana, è stato minacciato con un coltello e accusato di un furto non commesso da un ventinovenne che affermava: “Vi voglio uccidere tutti”. E ancora – aggiungono – di episodi da citare ce ne sarebbero tanti. C’è paura, c’è ignoranza, c’è diffidenza. Da entrambe le parti. C’è la svalutazione dell’umanità, quando questa umanità non rientra negli standard richiesti. C’è la mancanza di un incontro. C’è che siamo due facce della stessa medaglia, soffi nella terra di nessuno, a metà tra due trincee nemiche. Aveva ragione mio nonno – aggiunge Ivana – che diceva che la Bellezza, così con l’onore della lettera maiuscola, un giorno, ci salverà tutti. E questo è il nostro sogno”.

Il sogno per le due ragazze e per il musicista Francesco Franck è quello di portare lo spettacolo in tutta Italia e lanciano un appello per essere invitate, con una modica spesa e un po’ di accoglienza. Intanto un invito sicuro, sempre a Torino al Festival dell’immigrazione a settembre. E si è aperta anche una possibilità a Ferrara, con Amnesty.

Intanto gli ultimi avvenimenti legati alla nave che per giorni è stata ferma davanti a Lampedusa e l’arresto della capitana Carola hanno fatto ampliare il copione dello spettacolo: “Abbiamo assistito da Lampedusa alla stessa cosa che avevamo visto a Roma e non solo – dice Ivana. Abbiamo ascoltato gli insulti sessisti contro una donna alla quale si augura, nell’indifferenza generale, di essere stuprata. Un atteggiamento entrato nella normalità che invece deve essere riportato a ciò che è, un modo e un linguaggio orribile che ci deve scandalizzare e trovare attente e attenti a contrastarlo con forza, anche con la Legge”.

Il giusto modo e la bellezza della poesia dunque ci porteranno sulla strada del risveglio da un torpore senza rispetto. Concludiamo allora con le parole di Morena che ci fanno sperare che questo spettacolo possa continuare a farci riflettere, parole di una ragazza, in difesa di tutte le donne: “E adesso c’è un cielo che mi perfora le ossa e vuole uscire, un cielo che piange vendetta e lacrime di piombo. Mi è cresciuto addosso, proprio dove l’hai lasciato, è cresciuta una stella di sangue in ogni punto che hai toccato, in ogni centimetro di pelle che ti sei preso a calci e morsi”.
Ti ho visto. Può non sembrarti, puoi non volerlo. Ma io ti ho visto. Oltre il cielo c’è l’inferno ed è dove io ti aspetto.”

Articolo di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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