Antigone oggi o su Giustizia e Uguaglianza

Divento vecchia e mi convinco sempre più che tra teoria e prassi può esserci solo una dialettica mediata dalla coscienza, quella soggettività in fieri che lotta quotidianamente perché, socraticamente, valori e principi siano incarnato coerente del nostro vivere. E poiché siamo il nostro vissuto, sono i ricordi personali di episodi anche lontani che mi aiuteranno a dire ciò che penso a proposito di Antigone o su Giustizia e Uguaglianza.
Tempi remoti, mediati dal sentire ombrato del ricordo. Sono in terza elementare, classe numerosissima, quarantaquattro bambine. Festa della mamma, scriviamo una bella lettera alla nostra maestra. Io ho il compito di leggerla. Mi alzo, la apro e la strappo. Perché? Per l’ingiustizia nei confronti della compagna dell’ultimo banco, in punizione dietro la lavagna. Ai primi banchi noi bambine brave, figlie di papà, agli ultimi le sfortunate, senza famiglia alle spalle. Forte è il ricordo della faccia della compagna chiamata solo con il cognome, mentre quelle dei primi banchi avevamo il nome proprio. Ma è incisa nella mia mente anche l’immagine del volto della cara maestra, le sue lacrime per lo strappo: oggi comprendo, so quanto è difficile essere giuste, come risulti a volte impossibile mantenere l’equilibrio, la misura.
Sono in primo liceo classico, 1978, ho incontrato la filosofia e un prof che me ne ha fatto innamorare. Succedono cose importanti, si pensa tanto, si discute altrettanto ma, soprattutto per me, la politica, quella fatta di dia-logos, è pane quotidiano. Ascolto, senza volere, una conversazione tra mia madre e una sua amica che le chiede qual è la mia posizione in quel confuso e difficile ’78: «Chiaramente di sinistra. Ha un innato senso di giustizia, che pensa strettamente legato all’uguaglianza, con una certa rigidità tipica dell’età». Sicuramente non furono queste le parole, ma il solco tracciato nella mia memoria sì, è questo.
1992: guerra alla mafia. La morte di Falcone e Borsellino ha coinciso con un momento centrale della mia vita. Le vicende personali si sono intrecciate con quelle della storia di tutte/i. Allora ho capito che mi era impossibile essere madre e insegnante scegliendo il quieto vivere, il compromesso con quella “montagna di merda”, come la chiamava Peppino Impastato. Non potevo dormire la notte senza essere coerente con quel senso di Giustizia che volevo trasmettere a figli e studenti.
E oggi? Cos’è per me Giustizia oggi? Riuscire a vedere l’Altro, il debole, l’emarginato. E l’Uguaglianza? Saper leggere le differenze di partenza, perché non valgono per tutte e tutti le stesse cose: essere uguali significa essere pari, avere le stesse opportunità per valorizzare le diversità.
E anche se Polinice è morto da nemico della città e del potere politico, ha lo stesso diritto alla sepoltura del fratello Eteocle. Sofocle, nel V secolo a. C., aveva già reso chiaro il rapporto dialettico tra uguaglianza e giustizia, mediata dalla scelta etica, frutto di libertà.

– Sapevi che era proibito fare quello che hai fatto?
– L’editto era pubblico. Lo conoscevo, certo.
– E hai osato trasgredire questa legge?
– Non è stato Zeus a proclamarla. E Giustizia non ha stabilito per gli uomini leggi come questa. Non ho pensato che i tuoi decreti avessero il potere di far sì che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte degli dei, leggi immutabili che non sono né di ieri né di oggi, ma esistono da sempre e nessuno sa da quando.

Antigone, o la Capitana, è l’eterno dovere della disobbedienza per una Giustizia superiore: l’Umanità!
In copertina: Antigone condannata a morte da Creonte, Giuseppe Diotti, 1846

Articolo di Vera Parisi

CLWqknay.jpegInsegna Filosofia e Storia al Liceo Scientifico Dell’IIS Matteo Raeli di Noto. È referente dei progetti PTOF Toponomastica femminile – Sulle vie della parità ed Educazione relazionale-affettiva e C.I.C. Parte del gruppo Noto/Avola di T.f, è attualmente interessata alle tematiche relative alla comunicazione relazionale, alla cittadinanza attiva e alle pari opportunità, sulle quali svolge il ruolo di formatrice.

 

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