Brescia. Eleonora Monti

A partire dal Rinascimento si fa lentamente strada una nuova considerazione della donna come artista; secondo Leon Battista Alberti, Pietro Bembo e altri eruditi dell’epoca è giusto consentire alle donne l’accesso ad attività fino a quel momento di stretta competenza maschile quali la pittura, ma “con moderazione”. Le limitazioni imposte alle pittrici sono di varia natura: da un lungo apprendistato, alla costrizione a specializzarsi in un campo ridotto, come quello delle opere di genere, della natura morta o della ritrattistica, dalla condizione, non imposta ma necessaria, di appartenere a famiglie agiate, per finire con la sudditanza agli uomini, cui erano riservate le opere di maggior rilievo. Tra il Cinquecento e il Settecento il fenomeno della progressiva diffusione della pittura al femminile copre anche i centri minori d’Italia e porta alla ribalta pure diverse artiste bresciane, tra cui Eleonora Monti.

Il XVIII secolo è per Brescia e per il suo territorio ricco di esperienze pittoriche. Il desiderio di rinnovare le vecchie case e le vecchie chiese secondo il nuovo gusto che si viene affermando e di costruire o di ricostruire in forme nuove i palazzi e le ville, le chiese e i conventi porta a lavorare (a) fianco a fianco pittori di scuole diverse, di provenienze disparate, conferendo a Brescia un respiro più ampio e più libero. La città lombarda non è più pittoricamente “colonia” di Venezia, ammesso che lo sia mai davvero stata; i pittori bresciani si formano a Bologna e a Roma. Particolarmente fecondo lo scambio con Bologna, che “esporta” qui due suoi pittori: Francesco Monti (Bologna 1685 – Brescia 1768) nel 1737 e l’anno successivo, chiamato dal primo, Giovanni Zanardi (Bologna 1700 – Brescia 1769). In particolare Francesco Monti determina un vasto ripensamento nell’ambiente pittorico bresciano, opponendo la tradizione bolognese a quella veneziana di Ricci, Tiepolo e Pittoni. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Settecento Monti e Zanardi insieme realizzano una quantità impressionante di opere nel territorio compreso tra Brescia, Bergamo, il lago di Garda e Cremona, le province orientali della Lombardia, il cui successo si spiega probabilmente con la piacevolezza e la freschezza della loro formula decorativa.

Eleonora Monti è figlia d’arte. Nasce a Bologna da Francesco Monti e da Teresa Marchioni il 20 luglio 1727 e si trasferisce a Brescia con la famiglia nel 1737. Fin da bambina «mi dava sempre a scarabocchiare figure col carbone in terra e sul muro, e qualche volta sopra la carta con tale inclinazione e piacere, che in esse m’interteneva più del dovere, onde veniva sgridata dalla Madre» racconta Eleonora stessa nella sua autobiografia, mentre, continua la pittrice, «vedendo mio Padre la forte mia inclinazione alla pittura stabilì di provarmi nel disegno e perciò mi diede i primi rudimenti, ond’io cercava d’imitarli, e mi portava così che mio Padre mostrava di rimanere contento. Attesi a tale studio qualche anno, ma dovetti poscia distarmene per una grave e lunga malattia».  Fino ai dodici anni Eleonora esegue copie di stampe scelte dal padre e successivamente dipinge mezze  figure. Ripresi gli studi, sempre sotto la guida del padre, «che mai non mi perdeva di vista, e che di continuo mi faceva coraggio» Eleonora ricopia i vari soggetti proposti dal genitore in modo così esatto da decidere di dedicarsi all’esecuzione di ritratti, una specializzazione tipicamente femminile e che richiede particolare precisione; i primi sono quelli di due mercanti, seguiti da quelli «del Capitanio Ingeniere Cristiani, e un altro piccolo di Sua Eccellenza il Conte Cesare Martinengo. Un altro in grande di una giovane che vesti l’abito delle Capuccine tolta così perfettamente che poscia ne ho fatti moltissimi di quelle che s’incamminavano per questa via» scrive con orgoglio professionale nella sua autobiografia.

In seguito l’artista si specializza ulteriormente, eseguendo ritratti post  mortem dei soggetti, sulla base della maschera funeraria. Tutto ha inizio quando le viene richiesto il ritratto del gesuita Padre Sanvitale, insigne matematico. «Dovetti andare in Chiesa dopo i funerali, che per lo sbattimento dei lumi mi costò molta fatica, e per riuscirne come desiderava ordinar la maschera, che mi fu di molto profitto, e, se mi è lecito il dirlo, n’ebbi un po’ di vanagloria; poiché piacque universalmente» racconta. E prosegue: «Questo mio coraggio di ritrarre ancora gli originali morti mi portò in seguito molte seccature per altri in simile guisa, che siccome per questo così per diversi non potei esimermi, come per quello della Nobile Malvezzi Madre delle Orsoline».
Eleonora è attiva principalmente nella città dove vive, ma viene chiamata a dipingere ritratti anche nelle vicine Cremona e Mantova.
Oltre ai ritratti è autrice di opere di soggetto religioso. «L’anno 1768 sugli ultimi mesi di vita di mio Padre mi fu commessa da SSri Morari una paletta per il suo Oratorio in Bagnolo, che accettai colla speranza di essere assistita dal Padre; che da me sola dubitavo di riuscirne; ma appena ebbi preso tale incarico, che mi mancò e dovetti accingermi all’impresa da me sola, che mi constò qualche fatica. […] Terminata che l’ebbi mi trovai consolata; che per essere la prima non mi credea capace di poter fare quel poco che feci» rievoca la pittrice.
Eleonora lavora soprattutto a Brescia e, non priva di cultura, avendo studiato letteratura e lingua francese, è animatrice di un salotto frequentato dagli intellettuali locali. Ben inserita nell’ambiente cittadino, fra i suoi mecenati figurano il podestà Piero Andrea Giovannelli e Giovanni Molin, vescovo di Brescia, il quale le commissiona «il ritratto in grande della Santità di Papa Clemente XIV […] che il feci con piena di lui soddisfazione, e a dir il vero (?) moltissimo, poiché egli era dilettante assai di pittura onde molto avesse a che dirvi sopra, ma ebbi la consolazione d’incontrare appieno il suo genio, e nel pagamento mi trattò da suo pari» osserva la pittrice, attenta anche all’aspetto economico.  I suoi principali committenti sono esponenti della nobiltà bresciana; esegue dunque ritratti per varie famiglie quali la Martinengo, l’Avogadro e la Barussi, per cui lavora anche il padre.  A proposito dei suoi ritratti, Eleonora afferma: «Moltissimi altri ne ho fatti, che parte perché non mi sovvengono e parte per brevità li tralascio», ma menziona due pale di Sant’Angela Merici, all’epoca beata e non ancora santa, fondatrice delle Orsoline, una per la Parrocchiale di Coccaglio, l’altra per le Orsoline di Concesio, piccoli centri limitrofi al capoluogo. Alcuni suoi dipinti sono conservati a Brescia, ma la maggior parte delle tele, ricordate in un elenco delle opere compilato dalla pittrice per Marcello Oretti, è ancora da rintracciare.
Il 10 novembre 1762 secondo alcune fonti, nel 1767 secondo altre, è ammessa fra gli Accademici d’onore all’Accademia Clementina, cui era stato aggregato il padre Francesco, nel 1720, per esserne poi nominato direttore l’anno successivo ed eletto principe nel 1725. L’Accademia, fondata nel 1706, vede nel  1711  riconosciuto il proprio statuto da  HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Clemente_XI”Papa Clemente XI e prende così il nome di Clementina. Durante l’occupazione napoleonica è soppressa e sostituita nel settembre del 1802 dall’Accademia nazionale di belle arti di Bologna.
Controversa è la data della morte di Eleonora Monti; diverse fonti indicano il 1762, ma la ricchezza della sua produzione induce a pensare che non possa essere frutto di soli venticinque anni di vita e, inoltre, la sua autobiografia è datata 17 aprile 1773; pare perciò ragionevole condividere l’ipotesi di Antonio Bolognini Amorini che nelle sue Vite dei pittori e artefici bolognesi la colloca alla fine del XVIII secolo.

In copertina: Ritratto di Eleonora Monti di Luigi Crespi

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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