Editoriale. Firenze si fa donna. L’eredità dell’ultima dei Medici

Carissime lettrici e carissimi lettori,

siamo arrivati e arrivate al numero trenta! Trenta settimane che il sabato mattina ci incontriamo e ci scambiamo opinioni, punti di vista. La lettura, credo, non è mai ad unica direzione: è una provocazione che è stimolata da proposte, da scambi telepatici tra contraenti, un atto di curiosità, che è sempre atto di sapere, di cultura.

Il grande filosofo diceva e, da maestro, consigliava il limite da superare sempre del “So di non sapere”. Io vi confesso di aver imparato davvero molto in queste trenta settimane che ci dividono dal primo numero, uscito esattamente otto giorni dopo la festa della donna di quest’anno. Ho imparato tantissimo ad ogni numero, nella preparazione di ciascun editoriale in un incontro, che si trasforma costantemente in qualche modo in un incrocio, in un afflato che ti dona sempre qualcosa. Mi sono divertita, come ci si può e ci si diverte davvero con la cultura (ricordate il numero subito a ridosso della consegna del Premio Strega?).

Abbiamo viaggiato insieme trovandoci e ritrovandoci in tante città italiane.

Abbiamo parlato di una ragazzina che ogni venerdì lascia la scuola per dire al mondo, e ai suoi coetanei che la seguono, che bisogna salvare il pianeta. Abbiamo raccontato di un ragazzino che ha trovato estremamente ingiusto gettare a terra e poi calpestare il pane, tradizionalmente simbolo sacro di vita, e cacciare dal quartiere alcune famiglie rom trasferite lì dal Comune di Roma. Abbiamo ricordato donne e uomini illustri, ascoltato la musica di cantanti e complessi amatissimi. Abbiamo seguito, nel caldo di questo agosto, il frastuono di una crisi politica prima voluta, poi quasi ritirata, poi finalmente risolta: in altri modi e con altri colori, sperando che si “tengano” insieme . Abbiamo assistito, più o meno inermi, alle navi lasciate in abbandono nel mare, cariche di vita con le speranze e i sogni di ognuno e ognuna. Spero siamo stati e state prese dalla meraviglia dopo le accuse, gli insulti, i voyerismi, le minacce nei confronti di una giovanissima capitana che voleva solo salvare vite di uomini, donne, dei loro figli e figlie. Siamo stati abituati e abituate all’odio, all’indifferenza, ma questi sono sicura non hanno fatto breccia nella mente di chi ci legge. Abbiamo visto, purtroppo in queste trenta settimane, ancora tante donne morire ammazzate per mano di un uomo che spesso era quello che avevano scelto come compagno di vita o come amico fidato. E invece c’è stato chi ha scritto che quella mano assassina apparteneva a “un orco buono”, come se la morte violenta fosse un gioco da La Bella e la Bestia.

Ci avete seguito in tutto questo. Per questo mi sento di ringraziare tutte e tutti voi lettrici e lettori, per la costanza, la curiosità appunto che ci fa incontrare di numero in numero. Ma di cuore un grazie da tutta la redazione, e penso anche a nome vostro, anche a tutte le autrici e a tutti gli autori a cui dobbiamo l’esistenza di Vitaminevaganti.com.

Ma questo fine settimana a Firenze accadono cose importanti. Dopo Venezia è la città medicea a parlare al femminile e in tutto il suo territorio. L’Eredità delle donne è il titolo dell’evento (dal 4 ottobre fino a domani), progettato per il secondo anno consecutivo da Serena Dandini, che ha portato in Italia l’idea di un evento parigino dedicato, annualmente, al mondo delle donne.

L’evento fiorentino potrebbe essere nominalmente ridefinito al singolare, perché la città dei David, nella grandezza di Michelangelo, di Donatello, del Verrocchio, si lega e addirittura è scelta appositamente per questo, perché la Grande Elettrice, Anna Maria Luisa de’ Medici, l’ultima donna dell’illustre casata,  ultimamente interpretata magnificamente da Piera degli Esposti, mossa “dall’amore intenso per la sua città e dallo spirito fiero di sentirsi una Medici” (Barbara Belotti), lascia a Firenze il Patto di famiglia, una convenzione (1737) con la casa Asburgo-Lorena che di fatto lega indissolubilmente i “beni” artistici alla città diventata grande e culturalmente irripetibile al mondo, tra le città più conosciute proprio grazie alla sua casata.

Dunque Firenze oggi è erede di quel Patto di famiglia, pensato da una grande protagonista della Storia, che dona, nei secoli, alle altre donne, il suo coraggio, la vivacità della sua mente, il suo amore per l’arte e per Firenze, così eternamente sua.

La Dandini guida personalmente la maratona di incontri al Teatro La Pergola durante i quali sono a colloquio bellissime voci femminili della cultura e della politica internazionale tra cui (ieri sera) la nostra Maria Pia Ercolini che ha dato anche un quadro della situazione della presenza femminile nella toponomastica. Con la professoressa Ercolini ospiti della Dandini c’erano due sindache, Ada Colau di Barcellona, e Souad Abderrahim di Tunisi, Valentina Sumini, architetta spaziale,  la giornalista Concita De Gregorio e Doriana Mandrelli Fuksas del noto studio, una delle architette più famose e invitate al mondo.

I tre giorni medicei al femminile sono davvero pieni di iniziative: dalle visite guidate ai luoghi delle donne, a spettacoli teatrali in tema (il primo giorno si è aperto con uno spettacolo su Artemisia Gentileschi) fino alla curiosissima urloteca in piazza della Repubblica di Donne all’ultimo grido. Poi progetti didattici sul tessuto, la seta in particolare, e tante visite guidate come quelle ai Ritratti femminili della Ragione. Stasera, a via Giusti, un corso di cucina a taglio storico con un omaggio alle Cuciniere dell’800.

Uno sguardo agli articoli di questo numero trenta. Leggerete della tragedia del Vajont, di cui ricorre l’anniversario, un disastro ripetutamente annunciato e rimasto inascoltato, minimizzato, fino all’irreparabile giorno di lutti. Un articolo parlerà della pena di morte, con una giornata di riflessione mondiale. Analizzerà, oltre all’inutilità, i Paesi che ancora la contemplano e i numeri, anche quelli degli uccisi innocenti. Celebreremo insieme la Giornata degli insegnanti con due articoli interessanti che analizzano questo ruolo così importante nella formazione delle nostre figlie e dei nostri figli e assisteremo alla rabbia/commozione di una docente in ricordo di un “suo” ragazzo suicida. Poi la storia di una filosofa che è chiamata a fare il sostegno e, dopo qualche riluttanza ad avvicinarsi alla lima durante una lezione a un Istituto Tecnico, si “innamora” perdutamente del suo alunno diversamente abile. Ben si affianca a questi l’articolo sulla psicoterapia. Ci fa sognare invece lo scritto sul Fado, il bel canto del Portogallo o la voce “meticcia” di Anita Tijoux:

“Respirar para sacar la voz/despegar tan lejos cómo un águila veloz/respirar un futuro esplendor/cobra más sentido si lo creamos los dos/ liberarse de todo el pudor/tomar de las riendas, no rendirse al opresor/caminar erguido sin temor /respirar y sacarla voz”.

Buona lettura e ancora grazie per la scelta.

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

 

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