La lungimiranza di Rino

Salvatore Antonio Gaetano nasce a Crotone il 29 ottobre 1950. A dieci anni si trasferisce a Roma con la famiglia, ma resta sempre radicato alle proprie origini di emigrato calabrese. Accantonato il diploma di geometra si appassiona al teatro e alla musica e comincia a esibirsi nella Capitale. L’esordio nel mondo della discografia, però non è felice. Apparentemente nonsense e demenziale, Rino Gaetano, unico nel suo genere si distacca nettamente dai cantautori degli anni Settanta, creando un suo filone. Con estrosità e originalità riesce a dare una logicità potente, a volte non immediatamente riconoscibile, alle sue parole. Le sue canzoni diventano hit da ballare in discoteca e le melodie leggere prevalgono sul significato dei suoi testi per lunghi anni. Ma nei suoi testi e nel suo stile originale, sia dal punto di vista musicale che ha la capacità di raccontare la verità amara e di assemblare la denuncia sociale alla leggerezza, con ironia graffiante e sottile, a volte audace. L’aria scanzonata e lo stile fuori dalle righe, del cantautore calabrese, non piace all’ Italia del tempo; forse non è pronta al sarcasmo e alla gentilezza con cui Rino Gaetano descrive vizi, pregiudizi e ingiustizie sociali. Il debutto al festival di Sanremo nel 1978 rappresenta la svolta della sua carriera. Con un cilindro, un frac e un ukulele, intonando con l’inconfondibile voce rauca Gianna, pronuncia per la prima volta e tra le polemiche la parola “sesso” sul palco dell’Ariston. E da allora la storia della ragazza “che aveva un coccodrillo ed un dottore” non è mai passata di moda. Assapora il successo e continua a scrivere. In Ma il cielo è sempre più, E Berta filava, Spendi spandi effendi, A mano a mano, Nu te reggae più, per citare alcuni dei brani più noti, ha narrato aspetti sociologici del Paese con sagace lungimiranza: l’emancipazione femminile, le problematiche economiche, l’emigrazione, la corruzione politica, lo sfruttamento su lavoro, l’emarginazione, la fragilità di un sentimento. I suoi testi sono di una modernità impressionante. Come impressionante è la semplicità e la profondità con cui trattava tematiche delicate; una chiave poetica e nostalgica che identifica e caratterizza ogni suo testo.

Rino perde la vita il 2 giugno 1981 sulla via Nomentana in un tragico incidente stradale. Il 29 ottobre avrebbe compiuto 69 anni e chissà cosa avrebbe scritto;  la società di oggi, in qualche modo l’aveva già anticipata nelle sue canzoni. Non lo sapremo mai.

 

Articolo di Genny Pasquino

cpMx9J8NGiornalista pubblicista, ha ideato una “Biblioteca dei piccoli” 3.0, adottata dal Centro sociale anziani di Guardavalle. Si tratta di un Open Space transculturale che promuovere l’accesso alla cultura e alla divulgazione scientifica; veicola informazioni e conoscenza; favorisce l’inclusione sociale, la democrazia partecipativa e paritaria, e il senso civico. È socia e referente del gruppo jonico di Toponomastica femminile.

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