Musicanti antiche

Il controverso rapporto tra arte e artiste si riflette anche nel campo musicale.
Nei riti tribali la cadenza ritmica ha rivestito un ruolo particolarmente importante, così come nella venerazione di antiche dee. Dall’Egitto alla Valle dell’Indo, da Cipro a Creta, sacerdotesse e adepte utilizzavano tamburi per celebrare l’infinita energia vitale.
Lipushiau, 2380 a.C., alta sacerdotessa del tempio della luna di Ur, fu la prima suonatrice di tamburo di cui si ha notizia.
Nel culto di Cibele le funzioni oracolari erano scandite dal suono del tympano e la stessa dea fu generalmente costì ritratta.
Sebbene nella Grecia antica fosse riconosciuta alla musica valenza educativa, solo a Sparta le ragazze venivano istruite a ciò, alla pari dei coetanei maschi, ma non si ricordano musicanti donne.
La condizione femminile più libertaria nella Roma imperiale si riflesse anche nella presenza di donne nelle arti. Le romane, specie di alto lignaggio, furono ammesse nelle scuole e dimostrarono particolari tendenze per la danza, il canto e la musica. Se, però, le matrone ebbero possibilità di frequentare terme e teatri, nonché organizzare feste e banchetti, anche in assenza del marito, le artiste provenienti da ceti umili, ebbero ruolo spesso confuso al meretricio. Le ambubaie, in particolare, furono flautiste danzatrici molto ricercate e protette dalle matrone, per allestire culti domestici orientali o intrattenere, all’occorrenza, ospiti facoltosi di banchetti privati. Una sorta di prostitute raffinate al servizio della domus.
Sempre in area mediterranea le donne utilizzavano tamburi anche per riti funerari al fine di accelerare con tale ritmo il passaggio dei morenti e affrettare la loro rinascita. Particolari “artiste” in tale campo furono le prefiche, assoldate per salmodiare nenie e litanie in lode al defunto, vestite a lutto, con capelli sciolti, talvolta graffiandosi in viso e strappandosi ciocche di capelli. Uso, fino a pochi anni fa, ancora vivo nell’entroterra meridionale.

42. FOTO
Immagine tratta dal documentario Stendalì – Suonano ancora, di Cecilia Mangini, su soggetto di P.Paolo Pasolini, che riprende uno degli ultimi riti funerari con répute a salmodiare canti di origine greca, nella Grecia salentina.

 

Articolo di Sabrina Cicin Marzetti

Sabrina Cicin 200x200

Pubblicista, laurea in Scienze Politiche, master  in Diritto Tributario Internazionale e in Gender’s Studies. Dirigente sindacale, responsabile del Coordinamento Donne e inclusione.  I suoi interessi sono focalizzati sul linguaggio e la toponomastica. Il motto: la felicità non è la meta, ma il cammino (Osho). La convinzione: nella vita nulla accade per caso.

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