A scuola per governare l’ansia, imparare ad ascoltarsi e diventare attivisti ambientali. Il curriculum neozelandese sul cambiamento climatico

“Put you knowledge into action”. Con questo monito e una serie di consigli utili ed inviti all’azione scorrevano i titoli di coda del film di Al Gore An unconvenient truth sul riscaldamento globale, premiato nel 2007 con il Nobel per la pace, insieme all’Ippc delle Nazioni Unite. L’invito era chiaro: dopo avere appreso che cos’era il riscaldamento globale e quali pericoli minacciavano la nostra Terra, occorreva fare il passo successivo, mettere la nostra conoscenza in azione. Nel secondo film Al Gore raccontava l’attività di formazione dei tanti moltiplicatori di coscienza ambientale nel mondo, fino all’accordo di Parigi. Ancora una volta c’è voluta una donna e il governo guidato da lei per compiere il primo passo. Jacinda Ardern col suo governo ha spiazzato il mondo.                                                                                       

foto1. Jacinda Ardern
Jacinda Ardern

Tempo fa parlammo della finanziaria neozelandese della felicità e dell’empatia. In questi giorni il Ministro per i cambiamenti climatici e condirettore del Partito Verde di sinistra James Shaw, dopo avere raccolto le informazioni dai docenti che registravano le preoccupazioni degli e delle studenti, bambine e bambini e adolescenti, sulle conseguenze e gli effetti del riscaldamento globale, ha deciso di ascoltarli e contribuire a far sì che la Nuova Zelanda sia il primo Stato al mondo a fornire alle scuole un curriculum sui cambiamenti climatici. “The Guardian”, che ha dato questa notizia, ha deciso di adottare in luogo dell’espressione troppo debole climate change la più efficace climate crisis e ci informa che la Nuova Zelanda metterà a disposizione delle scuole sia gli studi scientifici più recenti sul tema, sia gli strumenti per diventare attivisti e attiviste, sia quelli per governare le eco-ansie sul riscaldamento globale. Alcuni psicologi infatti hanno da tempo avvertito che le notizie sulla crisi climatica sono la causa di ansia e depressione in molti giovani, che incolpano gli anziani di non avere fatto e di non fare nulla per contrastare questa grave emergenza. Gli psicologi suggeriscono agli adulti, insegnanti e genitori, di evitare di soffermarsi sull’aspetto allarmistico della questione, veicolato dai social e dai media tradizionali, ma di incoraggiare un atteggiamento proattivo nei giovani, sulla scia di quanto ha loro insegnato la Maestra Greta Thunberg. Il curriculum non sarà obbligatorio ma farà da apripista a molti altri Stati, come la Gran Bretagna e l’Australia, che in questi giorni patisce le conseguenze di un atteggiamento miope sul riscaldamento globale.

Foto 2. Ghiacciai marroni.
I ghiacciai marroni della Nuova Zelanda, contaminati dal fumo e dalle polveri degli incendi australiani

L’emergenza climatica è ormai una realtà ed è stata definita dagli scienziati “una minaccia esistenziale per la civiltà”; per questo sarebbe un gesto coerente, anche se indubbiamente coraggioso, soprattutto all’interno di quell’Unione Europea che tanto ha fatto per la riduzione delle emissioni di Co2, avere in ogni Stato membro un Ministero per i cambiamenti climatici e forse anche un Commissario europeo all’interno di quella Commissione, la cui Presidente ha fatto della lotta al riscaldamento globale una delle sue priorità. I materiali per gli/le insegnanti che sono stati inviati al “Guardian” invitano gli studenti a tenere un “termometro delle sensazioni” per registrare le proprie emozioni, imparare a cambiare la narrazione pessimistica e allarmistica sui cambiamenti climatici e considerare come i loro sentimenti possano provocare reazioni e risposte adeguate. «Questo curriculum aiuta i bambini a capire che si tratta di un problema risolvibile e che le persone ci stanno lavorando, e che c’è qualcosa che i bambini possono prevedere da soli in termini di futuro», sostiene Shaw, che aggiunge: «Spiega il ruolo della scienza nella comprensione del cambiamento climatico, aiuta a comprendere sia la risposta ad esso che i suoi impatti – a livello globale, nazionale e locale – ed esplora le opportunità per contribuire a ridurre e ad adattarsi al suo impatto sulla vita quotidiana».                        L’accordo sul clima di Parigi, firmato nel 2015, esortava i Paesi firmatari a implementare l’educazione al clima, ma questa era stata una delle previsioni meno rispettate. Nonostante gli sforzi della Gran Bretagna per una vera e propria alfabetizzazione climatica, il Governo che ha agito per primo è stato quello che tra le sue priorità aveva messo fin dall’inizio l’obiettivo di «governare la transizione verso un’economia a basse emissioni di gas serra», il Governo neozelandese dell’empatia.                                                   Tutto è partito infatti dall’ascolto delle sensazioni, delle ansie e delle esigenze dei cittadini e delle cittadine più giovani, filtrato dalla categoria docente. Riconoscendo agli e alle insegnanti il ruolo di interpreti dei bisogni e delle sensazioni dei giovani, da un lato, e di formatori e moltiplicatori di coscienza ambientale, dall’altro, è stato dato loro un ruolo decisivo in questa fase storica. Un servizio del “Guardian” mostra come in parti del mondo che non ci saremmo mai aspettate, come i Paesi arabi, siano i giovani che frequentano le scuole a informare i genitori sui problemi ma anche sulle soluzioni possibili all’emergenza climatica.                                                                                                 Ascolto dei cittadini e delle cittadine, costruzione di un curriculum ambientale fondato su dati scientifici e ruolo centrale dei e delle docenti e della scuola come tramite per fronteggiare il cambiamento climatico: una ricetta semplice, che dovrebbe essere imitata in tutte le democrazie. Ma, per quanto riguarda l’Italia in particolare, l’opera di demolizione della categoria docente e la distruzione del suo prestigio sociale, perpetrata sistematicamente da almeno vent’anni, le critiche a Greta Thunberg, lo scetticismo di molti media nazionali e le perplessità mostrate anche da parte di Dirigenti e docenti all’ex Ministro Fioramonti quando provò a  incoraggiare la partecipazione dei nostri studenti al Friday For Future, sono la dimostrazione di un ritardo culturale del nostro Paese da cui forse ci potranno salvare soltanto le giovani generazioni, se davvero vorranno diventare “attiviste ambientali”, perché, come ci ricorda Platone, «sterile rimane quel sapere che non diventa governo della vita».

 

 

Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpgAbilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLILÈ stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donneÈ appassionata di corsa e montagna. 

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