2019: un anno di fuoco

In questo inizio di anno, complice un caldo anomalo, gli incendi devastanti in Australia hanno sollevato l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema urgentissimo e delicato dei cambiamenti climatici a cui tuttavia i Governi non sembrano voler porre rimedio, come ha dimostrato il fallimento della Conferenza sul clima di Madrid. Le cifre diffuse il 15 gennaio parlano da sole: 28 persone morte nel Galles del Sud, otto milioni e mezzo di ettari bruciati, oltre un miliardo gli animali morti; un intero ecosistema andato letteralmente in fumo. Le foto inviate dallo spazio dall’astronauta Luca Parmitano non hanno bisogno di commenti. La biodiversità che aveva reso famosa Kangaroo island – riserva naturale paragonata alle Galàpagos – non esiste più: canguri, koala, wallaby, leoni marini, aquile, pipistrelli, rane, insetti avevano qui una oasi meravigliosa, ora desolata e ridotta in cenere. Già una specie rara sembra estinta: il dunnart, un marsupiale.
Quello che accade nel continente australiano è tuttavia la punta di un iceberg che non è altro che il séguito di ciò che è accaduto per tutto il 2019, con rari momenti di attenzione. Un puntuale e dettagliato report è comparso su “Panda”, la rivista del Wwf-Italia (n. 4 – dicembre 2019) da cui sto prendendo i dati. Dell’Amazzonia si è parlato un po’ di più perché, anche a livello popolare ed emotivo, il “polmone della Terra” ha sempre un certo peso, poi il presidente Bolsonaro con le sue scelte scellerate ha suscitato un ovvio clamore.

Foto 1. Credit. World Resources Institute
Incendi in America Latina. Credit: World Resources Institute

Dai satelliti le immagini della deforestazione sono sconfortanti: chiazze giallastre a macchia di leopardo compaiono nel verde intenso, e in un solo anno si è riusciti a fare il 47% di danni in più rispetto al 2018. In luglio 2.250 chilometri quadrati di foresta persa; in agosto erano attivi oltre 75.000 focolai, in tutto l’anno 211.000 incendi con dodici milioni di ettari bruciati. In Bolivia l’emergenza ha colpito preziose riserve naturali (fra cui la savana tropicale di Chiquitania) dove vivono giaguari, puma, lama, roditori, tapiri, formichieri, ora gravemente minacciati. Una stima fornisce un dato agghiacciante: due milioni di animali selvatici già morti per gli incendi.
Dal continente africano, come al solito, sono giunte meno notizie, ma la situazione è altrettanto grave; nel mese di agosto in un giorno medio si registrava il 70% degli incendi di tutto il mondo e, in certi momenti, l’Angola ha avuto più incendi dell’intero Brasile. In Congo sono andati perduti 27.000 ettari, ma ricordiamo che il bacino del maestoso fiume Congo ospita oltre 2.000 specie di animali (elefanti, gorilla, scimpanzé) e circa 10.000 di piante, di cui buona parte vive e cresce solo in quella parte di mondo.

Foto 2. Credit. Nasa
Incendi in Africa (agosto 2019). Credit: Nasa

In Indonesia, secondo i dati del servizio di monitoraggio dell’atmosfera Copernicus della Ue, dal 1° agosto al 18 settembre è bruciata un’area quattro volte e mezzo le dimensioni di Singapore, generando 360 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica, altro aspetto del problema che spesso passa sotto silenzio: l’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Le foreste di torba, concentrate nelle pianure costiere di Sumatra, Borneo e Papua, sono da sempre l’habitat di animali ormai rari come oranghi, leopardi, tapiri, anatre dalle ali bianche, tigri di Sumatra: la loro distruzione significa una perdita irrimediabile per la biodiversità.

Foto 3. Il fuoco in Indonesia.Credit. Wahyudi Afp
Il fuoco in Indonesia.Credit. Wahyudi Afp

La triste carrellata finisce – per ora – con l’Artico che presenta una situazione drammatica, quanto ignorata: in 4.700 incendi sono stati bruciati oltre otto milioni di ettari.
Ma cosa significa davvero la scomparsa delle foreste pluviali, per tutta l’umanità? Vuol dire perdere numerose specie di animali e di piante, incidere pesantemente sul clima, ma anche privare intere comunità del sostentamento. Un miliardo e 600 mila persone dipendono da questi ecosistemi.
Un articolo di Isabella Pratesi, Sognando mille miliardi di alberi, fa il punto della situazione e spiega nel dettaglio l’operazione lanciata dal Wwf: “A trillion trees” con l’obiettivo appunto di piantare, proteggere e custodire mille miliardi di alberi entro il 2050. «Abbiamo perso più del 50% del mantello verde che abbraccia e protegge la terra e che accoglie almeno l’80% della biodiversità delle terre emerse. Non tutti sanno che la deforestazione amplifica la diffusione di malattie come la dengue, ebola o la febbre del Nilo e che i bambini in Africa muoiono di colera e di diarrea perché sono state distrutte le foreste dei bacini che raccolgono le acque che arrivano ai loro villaggi». Nel nostro mondo occidentale non va meglio: là dove mancano alberi sono sempre più diffuse malattie come asma e allergie. La comune alleanza deve «dar vita a nuove foreste, recuperare quelle piagate dagli incendi, sottrarre dagli allevamenti e dall’agricoltura industriale le foreste esistenti», ma anche combattere il bracconaggio, il taglio illegale degli alberi, la diffusione di piantagioni di palme da olio, la trasformazione abusiva in coltivazioni e pascoli, che portano al collasso ecologico, senza benefici per le popolazioni locali.
Il Wwf si sta già muovendo in tal senso con una lunga serie di progetti in atto, che tutti/e noi possiamo sostenere: a Madre de Diòs (Perù), nel bacino di Moci Guaçu (Brasile), nell’area transfrontaliera di Tridom (fra Congo, Gabon e Camerun), nel cuore del Borneo (foresta Thirty Hills).
In Italia questa attenzione si mostra concretamente nelle Oasi che il Wwf ha creato e gestisce, spesso grazie a generosi lasciti testamentari; citerò solo alcune di tali realtà, facilmente raggiungibili e visitabili: monte Arcosu e l’adiacente bosco di Monte Nieddu in Sardegna (dove vive il cervo), il bosco Rocconi in Maremma, la pineta nell’oasi di Orbetello, le abetine nella Val Trigona, regno di camosci e galli cedroni. E ancora la foresta mista a Pian Sant’Angelo (nel Viterbese), il bosco di Policoro (Basilicata) e quello presso Milano, a Vanzago, e l’habitat della lontra lungo il fiume Sele.

Foto 4. La lontra a Persano
La lontra a Persano

Non posso concludere senza citare un ulteriore problema: gli incendi sono ben visibili e fanno, talvolta, clamore, ma i climatologi segnalano altri dati allarmanti. L’umanità rischia di ritrovarsi, entro la fine del secolo, con una temperatura globale aumentata di tre gradi o più a causa soprattutto delle emissioni di gas serra. L’ossigeno negli oceani, nel corso di cinquanta anni (1960-2010), è diminuito del 2% a causa sia del cambiamento climatico sia dei nutrienti (fertilizzanti) immessi nelle acque, ma la variazione è sensibilmente diversa da zona a zona. Si arriva fino a riduzioni del 40-50% in regioni tropicali, con la conseguente moria di pesci. Non solo: il fenomeno della deossigenazione minaccia l’esoscheletro dei crostacei e la conchiglia dei molluschi, come pure può portare lo sbiancamento delle barriere coralline e un sempre più limitato rimescolamento delle acque, per cui l’ossigeno non riesce a raggiungere gli strati profondi.
La natura continua a inviarci segnali allarmanti; il futuro dunque – come ebbe a dire lo scrittore H.G.Wells – «sarà una gara tra l’educazione e la catastrofe»; ma il futuro è già oggi.

 

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...