Gentilezza o della resistenza mite

Cos’è la mitezza? Una condizione, un essere o un sentire? Come si esprime? Con la gentilezza, la parola, l’espressione della resistenza mite?
Con questi pensieri, con questo sguardo che sento appartenente al femminile, mi ritrovo a passeggiare per le stanze del complesso museale di Santa Maria della Scala, a Siena. In quegli spazi, in cui un tempo si riposavano i pellegrini della via Francigena, il primo ricovero e ospedale d’Europa, si assistevano e sostenevano poveri e infanzia abbandonata.

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Complesso museale  di Santa Maria della Scala, a Siena“ foto di Laura Candiani

 In questo luogo di antica, e per me nuova, spiritualità, questo essere miti e avere parole gentili si fa carne, si mostra come habitus fino a giungere alla sezione dedicata ai piccoli.

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Un posto delicato e sorridente, fra immagini e colori, che conclude la sezione con un esperimento dell’Urps, Ufficio Resurrezione Parole Smarrite. In questo fantastico Dipartimento si scoprono parole antiche e si inventano immagini nuove, la parola è gioco serio e qui si svela l’antica e nuova, semplicemente eterna, gentilezza.

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Qualche mese fa la prof. Graziella Priulla, che lavora tanto sul linguaggio, ci ha detto al convegno di Toponomastica femminile, a Palermo, che il gentese è diventata la lingua ufficiale. Parole che lasciano inalterati i muri, i ghetti. Perché l’obiettivo è “costruire il nemico” per costruire il consenso. Scatenare la paura del diverso, dell’incomprensibile, è trasformare la differenza in diseguaglianza, è l’odio dilagante per cui “i sommersi” sono vittime e “i salvati” sono clandestini. Solo la gentilezza costruisce narrazioni alternative. E Mari D’Agostino, attraverso l’esperienza di ItaStra, la scuola di lingua italiana dell’Università di Palermo, ci ha raccontato gli intrecci di voci nei quali sono evidenti le trasformazioni dei flussi migratori. Il 30% di chi arriva oggi è analfabeta e soprattutto le donne sono a bassissima scolarizzazione, hanno subito violenze inenarrabili che le segnano per tutta la vita. Bello e interessante sapere che nell’esperienza di ItaStra la parola vincente sia stata proprio “gentilezza”.
Mentre la civiltà del rumore tutto confonde, nasconde con i suoi suoni caotici il solipsismo imperante, la mitezza non è un suono arrendevole ma penetra deciso, non grida con rabbia, anzi sgorga dal desiderio che nessuna vita si perda. Il mite è coscienza libera, che non strumentalizza l’altro. Nel mondo dell’afasia la mitezza è capace di cose indicibili, imprevedibili, che aggregano e aprono a sguardi diversi sulle donne, sugli uomini, sul creato.
Perché la mitezza è un canto contro l’indifferenza globalizzata. L’attenzione di donne e uomini miti si rivolge all’invisibilità sociale. Sono persone miti, infatti, quelle che salvano vite nel Mediterraneo, in questo luogo di frontiera che è diventato il Mare Nostrum.
Norberto Bobbio ha dedicato un libro a questa virtù, la mitezza, non perché lui si sentisse mite, anche se gli sarebbe piaciuto, ma per un altro motivo.
«Amo le persone miti, questo sì, perché sono quelle che rendono più abitabile questa “aiuola”, tanto da farmi pensare che la città ideale non sia quella fantasticata e descritta sin nei più minuti particolari dagli utopisti, dove regna una giustizia tanto rigida e severa da diventare insopportabile, ma quella in cui la gentilezza dei costumi sia diventata una pratica universale
».
E allora, l’unico muro possibile, non è il “muro della gentilezza?”
Un muro dove chi non ne ha bisogno può lasciare cose sue a disposizione di chi è in difficoltà e non ha niente o manca di tutto. La bellissima iniziativa, che arriva dall’Iran, è un’idea che ci parla di solidarietà, gentilezza e gesti apparentemente piccoli ma che per qualche persona possono significare molto. «Se non ne hai bisogno lascialo. Se ne hai bisogno prendilo». Parole gentili, simbolo di unione, che arrivano al cuore, che si moltiplicano più dei pani e dei pesci.
È questa l’unica via faticosa, lenta, amorevole della rivoluzione!

 

 

Articolo di Vera Parisi

CLWqknay.jpegInsegna Filosofia e Storia al Liceo Scientifico Dell’IIS Matteo Raeli di Noto. È referente dei progetti PTOF Toponomastica femminile – Sulle vie della parità ed Educazione relazionale-affettiva e C.I.C. Parte del gruppo Noto/Avola di T.f, è attualmente interessata alle tematiche relative alla comunicazione relazionale, alla cittadinanza attiva e alle pari opportunità, sulle quali svolge il ruolo di formatrice.

 

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