Il primato di Wangari

Wangari Maathai è stata la prima donna africana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2004.

Se fosse ancora viva, oggi, sarebbe stata felice di conoscere Greta Thunberg e milioni di giovani che stanno lottando per salvare l’ambiente. Infatti il Nobel di Wangari aveva la seguente motivazione: «La pace nel mondo dipende dalla difesa dell’ambiente».
A chi non capiva il binomio “natura e pace” lei rispondeva:
«Tutte le guerre si sono combattute e si combattono per accaparrarsi le risorse naturali che stanno diventando sempre più scarse in tutto il globo. Se veramente ci impegnassimo a gestire queste risorse in modo sostenibile, il numero dei conflitti armati diminuirebbe di certo. Preoccuparsi per la protezione dell’ambiente e lottare per l’armonia ecologica sono modi diretti di salvaguardare la pace».
Wangari Maathai era nata a Nyeri, in Kenia, il primo aprile del 1940 e, anche se alle sue coetanee della sua stessa condizione sociale non era permesso di frequentare la scuola, sua madre l’avviò all’istruzione primaria. Poi proseguì gli studi e all’esame di scuola media fu la prima della classe, così fu ammessa all’istituto Nostra Signora di Loreto, a Limuri, l’unico liceo femminile del Kenia.

È stata anche la prima donna centrafricana a laurearsi in Biologia nel 1966 in una università del Kansas, grazie ad una borsa di studio. In seguito ha proseguito gli studi in Germania e, poi, all’Università di Nairobi dove ha iniziato a insegnare Anatomia Veterinaria: e questo costituisce un altro primato, è stata infatti la prima donna in Kenya a diventare docente universitaria.
Se continuiamo a parlare di primati, gliene spetta un altro: il 10 febbraio 2006 a Torino ha partecipato alla cerimonia di apertura dei XX Giochi Olimpici Invernali, portando insieme ad altre sette donne la bandiera olimpica.
Oltre al Nobel ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, come la Legion d’onore francese e diverse lauree honoris causa.
Bisogna anche ricordare il suo operato nel campo dei diritti
femminili, perché il suo lavoro ha ispirato moltissimi/e altri/e attivisti/e e perché ha saputo conciliare la scienza e il lavoro democratico.
Sottosegretaria nel Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali del Kenya, Wangari ha avuto un lungo impegno politico e scientifico. Ha fondato nel 1977 il “Movimento cinture verdi” Green Belt, formato da donne che hanno piantato ad oggi più di 40 milioni di alberi in Kenya e in altri Paesi africani: in particolare Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbabwe.
Nel 2000, in occasione del Giubileo, Wangari è stata a capo della campagna per cancellare il debito dei Paesi africani.
Attraverso l’istruzione, la pianificazione familiare e la lotta contro la corruzione, ha tracciato un cammino di emancipazione per le donne africane.
Si è anche occupata anche di diritti civili perché, come ha dichiarato lei stessa in un’intervista,
«quando cominci a lavorare seriamente per la causa ambientalista ti si propongono molte altre questioni: diritti umani, diritti delle donne, diritti dei bambini…e allora non puoi più pensare solo a piantare alber.
È stata anche scrittrice, tre i suoi libri tradotti in Italia: 
Solo il vento mi piegheràLa sfida per l’Africa e La religione della terra.
È morta a Nairobi il 25 novembre 2011 e così hanno scritto di lei:
«….una donna tosta, che neanche il marito riusciva a imbrigliare lamentandosi che aveva troppo carattere. Impossibile da trattare come zerbino, come cercano troppo spesso di fare i maschi in Africa. Lei fu capace di anticipare i tempi…come i profeti, che aprono strade e seminano speranza nel deserto, in direzione ostinata e contraria…Wangari ha rischiato il tutto per tutto, anche la pelle, come quando è stata picchiata in ripetute occasioni a sangue e poi sbattuta in prigione…». Infatti subì tutto ciò perché criticava aspramente il regime keniota corrotto.
La sua vita è stata una “preghiera”, una preghiera per la terra.

Wangari andava ripetendo che bisognava proteggere l’ambiente per proteggere sé stessi.

A Wangari Maathai sono state intitolate vie ad Audrieu, a Montpellier e a Norroy-le-Veneur in Francia; a Nairobi un edificio adiacente all’Università porta il suo nome. In Italia l’amministrazione comunale di Montecarotto, in provincia di Ancona, le ha dedicato un’area verde nell’agosto del 2012.
Nel 2019 le è stata dedicata una targa nel Giardino dei Giusti di Milano e anche l’associazione Toponomastica femminile la ricorda in tanti Giardini dei Giusti e delle Giuste.

FOTO

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici.

 

 

 

 

 

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