Il Coronavirus in ottica di genere

Se decidiamo di riflettere su come il Coronavirus stia impattando sulla vita degli uomini e delle donne il primo dato su cui ragionare è sicuramente quello della mortalità: quella degli uomini è molto più alta. Questo dato è stato riscontrato in Cina e lo stiamo riscontrando anche in Occidente. La prima spiegazione data per la Cina è consistita nel puntare il dito contro il fumo. La Cina è uno dei Paesi con la maggiore percentuale di fumatori uomini al mondo, e una delle più basse tra le donne. Secondo il quadro che delinea il “Telegraph”, che fa riferimento ai dati provenienti dall’Oms e a quelli provenienti dalla Cina la maggiore vulnerabilità dei pazienti maschili è legata anche all’abuso di alcol e al fumo, con la conseguente propensione a sviluppare patologie, come quelle cardiache o il diabete, che renderebbero più pericolosa l’infezione da Covid-19. Ritorna ancora il fumo, eppure nei paesi occidentali le donne fumano poco meno degli uomini. L’argomento è stato ripreso da una giornalista del “New York Times” che, facendo notare come anche per l’epidemia di Sars si notò un fenomeno analogo, afferma che gli scienziati tendono ad essere sicuri: «Quando si tratta di opporre una risposta immunitaria ad una infezione gli uomini sono il sesso debole». Sabra Klein, una scienziata che studia le differenze di sesso nelle infezioni virali e nelle risposte di vaccinazione presso la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, ha affermato:
«Abbiamo rilevato questa differenza con altri virus. Le donne li combattono meglio», e ha aggiunto «Le donne producono anche risposte immunitarie più forti dopo le vaccinazioni e hanno una risposta immunitaria potenziata della memoria, che protegge gli adulti dagli agenti patogeni a cui sono stati esposti da bambini».
Al di là però delle diversità con cui il virus colpisce uomini e donne, ci sono differenze su come uomini e donne, e in particolare papà e mamme, stanno vivendo l’isolamento. Una cosa è certa, le mamme  non stanno ferme. Sono in maggior misura responsabili di bambine e bambini a casa da scuola, della loro gestione quotidiana ma anche del loro studio, e del contenimento degli/delle adolescenti che spesso la quarantena rende ingestibili. E anche se le giovani mamme non stanno ferme un momento si chiedono se saranno all’altezza di fare le vice insegnanti. Un dubbio che da quel che leggo sui social in tante si stanno ponendo, sentendosi caricate della responsabilità di dover sostituire le insegnanti per quello che ormai si prevede essere un periodo lungo fino alla fine dell’anno scolastico. Ma non ho letto di alcun padre che si sia posto questo dubbio.
Molte di loro hanno cominciato a fare smart working…ma come si fa con i figli che girano attorno? Io, smart worker da una vita, ricordo che quando ero una giovane mamma molto spesso lavoravo di notte, dopo averli messi a letto. E la stessa cosa vedo accadere in questi giorni. Qualche sera fa un’amica giornalista mi ha mandato un messaggio ben oltre l’ora di cena per chiedermi un parere, giustificandosi dicendo che finalmente le bimbe dormivano. Donne che già fanno smart working ma che ora devono farlo in orari impensabili. Libere professioniste abituate ad avere qualche ora coperta dalla scuola che adesso non sanno come fare. E i padri? Dove sono?
E ci sono poi tra loro le insegnanti, che in questo periodo hanno un carico di lavoro enorme perché stanno rivedendo tutta la loro modalità di didattica, a cominciare dallo studiare le procedure tecniche per fare scuola a distanza e inventarsi approcci nuovi per interessare le/gli studenti. E, lo sappiamo, nell’insegnamento le donne sono la maggior parte. E tra loro ci sono naturalmente tante giovani mamme che devono gestire figli e figlie, nello stesso tempo.
Invece, se qualcuno/a deve rinunciare a lavorare, che sia da casa o nel luogo di lavoro, quante probabilità ci sono che siano le donne?
E poi, sì, ci sono i posti di lavoro che si perdono e che si perderanno. In periodi di crisi sappiamo bene che sono le lavoratrici a rischiare di più. Le crisi economiche sono grandi nemiche del lavoro femminile, basti pensare che è stato il boom economico degli anni Sessanta a cambiare il ruolo sociale delle donne e a favorire il loro ingresso nelle attività produttive. Se aumentano i posti di lavoro c’è spazio per le donne, ma se si contraggono sono le prime a perderlo.
Mi è parsa molto simbolica la fotografia che vedete qui sotto, scattata da Maria Andaloro prima che tutta Italia diventasse zona rossa, e così commentata su Facebook:

«Pomeriggi al tempo delle restrizioni
Stazione di Messina
Ad aspettare il treno il 97% uomini
Nel senso letterale matematico
Siamo in 100 di cui solo 3 donne
Come nel secolo scorso:
I fimmini a’ casa».

FOTO. Caione.uomini_binario_buona

E poi ci sono le donne in prima linea: ricercatrici, virologhe, rianimatrici, infermiere che pur svolgendo in questi giorni un lavoro ai limiti della umana resistenza non riescono, non possono, non sono mentalmente abituate, da un condizionamento culturale atavico, che si trasmette con il Dna, a non pensare di dover tenere tutto sotto controllo anche a casa perché, a meno di non avere a loro volta una mamma disponibile e in buona salute, quasi sempre è come non avessero nessuno su cui contare. “Quasi sempre”, certo, le eccezioni ci sono, ma non sono certo regole.
E fra loro ci sono le dipendenti dei supermercati, che per lo più svolgono il lavoro di cassiere. In prima linea anche loro, più donne che uomini, stanno svolgendo un mestiere che è diventato rischioso e stressante ma riescono sempre, più dei/delle clienti a quel che vedo, a rimanere cordiali e sorridenti…un sorriso che si legge negli occhi anche se non si vedono le labbra coperte dalla mascherina.

Infine, non si può non rivolgere in questi giorni un pensiero alle molte donne sposate o conviventi con compagni violenti, che più che mai durante l’isolamento rischiano di rimanere vittime della violenza domestica. La tensione e la clausura casalinga rendono certi individui ancora più pericolosi e per tante donne l’isolamento in casa è più che mai una prigione. Ma è bene che sappiano che non c’è bisogno di alcuna autocertificazione per scappare e chiedere aiuto.

In conclusione aggiungo che in questi giorni la dottoressa Capua ha lasciato intendere che i/le giovani e le donne potrebbero essere tra i primi e le prime a riprendere una vita attiva. Non so se sarà vero ma ha una grande potenza simbolica pensare di ricominciare dalle giovani donne.

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

Un commento

  1. Mi sono profondamente emozionata nel leggere questo articolo. Grazie, grazie per aver pensato ad ognuna di noi. Da insegnante e mamma di tre figli piccoli, mi ci sono rivista moltissimo. Lavoro prevalentemente di sera/notte, con grande fatica, il giorno faccio lezioni on line e cerco di curare casa e figli, sono chiamata inoltre a sostenere un marito operatore socio-sanitario in piena emergenza in questo momento, che non può abbracciare e baciare i nostri figli e me. C’è tutta la forza delle donne nel tuo articolo e per questo ti ringrazio di averlo scritto e pensato.

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