A Roma con Febea

Sono un po’ in soggezione all’idea di incontrare la donna che ha fatto girare la testa agli uomini nei salotti letterari di tutta Roma. Capelli bianchi come il latte e un viso di perla sono le prime cose che noto quando mi apre la porta di casa sua, in pieno centro. Sono certa che dietro due occhi così profondi c’è una vita avvincente da raccontare e non vedo l’ora di saperne di più.

«Che ricordi ha della sua infanzia, signora Ossani1
«Dei primi anni devo dire che, come ciascuno/a di noi, ho ricordi molto offuscati, anche se tutto diventa più chiaro dal 1862: l’esperienza del carcere è abbastanza nitida nella mia mente, anche se avevo solo cinque anni.» «Mi perdoni, non credo di aver capito… È stata in carcere a cinque anni? Come è possibile?»
«Sì, non ero io direttamente l’imputata, ma i miei genitori! Entrambi sono stati rinchiusi nelle carceri pontificie per i loro ideali rivoluzionari e io, che ero solo una bambina, sono stata con loro in prigione durante quei mesi. Poi ci siamo trasferiti tutti insieme da Roma a Napoli, dove ho cominciato a muovermi nell’ambiente letterario.» «Ricorda le sue prime pubblicazioni?»
«A poco più di vent’anni cominciai a scrivere su alcune testate napoletane, come “L’Occhialetto” e “Il Corriere del mattino”. A Napoli iniziavo a farmi spazio nell’ambiente, ma furono le novelle pubblicate negli anni Ottanta a farmi conoscere anche fuori dalla città, soprattutto a Roma, quando il mio grande amico (e all’inizio pretendente) Scarfoglio mi introdusse nella cerchia di Sommaruga, all’epoca tappa necessaria per chiunque volesse sperare di avere successo letterario.» «Di cosa si occupava per il “Capitan Fracassa” di Roma?» «Ero la loro corrispondente da Napoli, sotto gli pseudonimi che mi accompagnarono per tutta la vita, come Febea, Diego De Miranda, Carbonilla e La Donna Bianca. Il caso ha voluto che ciò coincidesse con il periodo in cui scoppiò il colera… Napoli fu particolarmente colpita e dopo soli sei articoli decisi di interrompere la corrispondenza per arruolarmi, senza farne pubblicità, nella Croce Bianca, un’associazione di volontari/e che aiutavano le persone contagiate. Mi sembrava doveroso: le donne che si permettono delle ribellioni alle leggi sociali devono affermare nelle occasioni rarissime di eroismo e di fortezza, che può offrire la nostra vita scialba, il loro diritto alla ribellione e all’indipendenza. Anche se contro la mia volontà, si è venuto a sapere… Non fa niente, almeno mi sono portata a casa una medaglia al valore civile!» «So che il periodo del colera è stato per lei anche un momento di grande crisi personale, in cui ha dovuto prendere la decisione molto coraggiosa di crescere un figlio da sola…»
«Sì, avevo avuto il mio primo figlio da un uomo molto più grande di me, che non voleva saperne di riconoscere il bambino. L’ho lasciato e mi sono inventata di aver adottato un ragazzino sopravvissuto al colera, acquistandomi così il diritto di essere madre senza aver più bisogno di niente e nessuno e senza dover dare spiegazioni.» «Come ha cominciato ad avvicinarsi agli ideali emancipazionisti?» «Dopo la prima gravidanza ho cominciato a pensare che la mia vita potesse essere d’esempio alle altre donne per ribaltare gli stereotipi soffocanti riservati all’universo femminile. Col passare degli anni ho cominciato a sentire la potenza rivoluzionaria del giornalismo e della scrittura e ho scelto di farmi portavoce, con le mie pubblicazioni, delle istanze del movimento femminista. In particolar modo, mi sembrava inaccettabile la disparità tra uomini e donne nel mondo del lavoro e mi sembrava doveroso riconoscere alle donne pari dignità e diritti, non perché così si sottraessero necessariamente al vincolo famigliare, ma per conquistarsi il diritto alla libera scelta, all’indipendenza dei sentimenti da ogni preconcetto di utilità e interesse.» «Nel frattempo, il suo infaticabile lavoro di giornalista si fece sempre più intenso… Rammentare tutte le sue collaborazioni sarebbe impossibile, per questo le chiedo cosa ricorda con più affetto di quegli anni?»
«Dopo il colera, dal 1884, mi sono trasferita definitivamente a Roma e quegli anni sono stati ferventi. Ho conosciuto Luigi, mio marito, abbiamo avuto altri quattro bambini e abbiamo continuato a lavorare entrambi come matti, almeno fino all’avvento del Fascismo.
Ricordo con affetto la mia amica Maria Montessori, con cui sono stata nel 1899 al Congresso Internazionale delle Donne che si tenne a Londra, ma anche Eleonora Duse e Grazia Deledda, con cui abbiamo condiviso delle bellissime estati.
Non dimenticherò mai il sostegno alle suffragette attraverso i miei articoli, la fondazione del mio primo giornale con Luigi, il “Don Chisciotte della Mancia”, la guerra che ha distrutto la vita che avevamo faticosamente messo in piedi…
E poi ricordo D’Annunzio, che aveva perso completamente la testa per me.» «Non era reciproco?» «Dicono tutti che l’Elena Muti del romanzo Il piacere sia io, che gli ho spezzato il cuore… Preferisco lasciarvi il dubbio: il mistero aggiunge sempre un bel tocco di magia.»

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INCONTRI IMPOSSIBILI

FEBEA, alias OLGA OSSANI: nata nel 1857 a Roma e ivi morta nel 1933, è stata una giornalista, scrittrice e femminista italiana. Nota al pubblico soprattutto con lo pseudonimo di Febea, ha collaborato con riviste e quotidiani del calibro di “Capitan Fracassa” e “Il Corriere del mattino”. Ha fondato un proprio giornale chiamato “Don Chisciotte della Mancia” insieme al marito Luigi Lodi e per tutta la vita ha portato avanti le istanze del movimento emancipazionista, lottando per i diritti delle donne e per la parità di genere.

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

3 commenti

  1. Ma che meraviglia e che sorpresa che bel post mi si è aperto un mondo… un po’ lo conoscevo ma adesso ancora di più, il mondo di questo bellissimo personaggio femminile intendo! arrivederci

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