Teresa Meroni e le proteste femminili durante la Grande guerra

Nel 1917, dopo due anni di guerra, la situazione economica e sociale della popolazione italiana è pessima. Gli uomini, impiegati al fronte, sono spesso sostituiti nelle fabbriche da manodopera femminile, generalmente con retribuzioni minori, mentre la forbice fra prezzi e salari continua ad aprirsi, a causa dell’ascesa del costo della vita (+ 45% dall’inizio della guerra, nell’area fiorentina). La classe dirigente italiana, in buona parte interventista, non immaginava una durata così lunga della guerra e il Paese si trova impreparato al persistere dello sforzo bellico. L’esasperazione tocca l’intera società civile: anziani, bambini e donne, uniche categorie a cui è stata risparmiata la trincea. Le difficoltà a reperire la maggior parte dei beni di prima necessità, come il pane, e le condizioni di lavoro, sempre peggiori, aggravano la situazione. Particolarmente dura è la vita per chi lavora nelle aziende dichiarate ausiliarie, cioè quelle che producono a fini bellici, i cui dipendenti sono esonerati dall’arruolamento, ma sono costretti a un regime di tipo militare, con ritmi e standard che spesso ne oltrepassano le capacità produttive.
In questo clima generale nascono in tutta Italia numerose manifestazioni di protesta, più di 500 tra l’ottobre del 1916 e l’aprile del 1917.
È da questo mese però che in Toscana la protesta ha un rapido scarto in avanti. Emblematici, a riguardo, sono gli eventi che infiammano la Valdibisenzio e Prato nel luglio 1917, protagoniste le donne, operaie e contadine, e fra loro Teresa Meroni, dallo scoppio della guerra segretaria della Lega laniera di Vaiano.

Teresa
Teresa Meroni

Nata a Milano nel 1885, sindacalista socialista, a Como conosce Battista Tettamanti, segretario della Camera di lavoro, che diventerà il suo compagno di vita e di lotta sindacale fino alla morte. Nel 1915, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, Tettamanti è eletto segretario della Lega laniera di Vaiano, un centro della Valdibisenzio. In questa terra, sviluppatasi a monte della cittadina industriale di Prato, fin dall’Ottocento sono attive cooperative, associazioni sindacali, circoli di ispirazione socialista. Teresa segue il compagno in Toscana e in breve tempo diventa protagonista della lotta del movimento operaio pratese contro l’entrata dell’Italia nel conflitto, sfociata nel grande sciopero del 19 maggio 1915. Cinque giorni dopo il governo italiano dichiara guerra all’Austria e Tettamanti viene richiamato alle armi. Il suo posto è preso da Teresa Meroni, che è la prima donna a ricoprire tale ruolo in Toscana. La sua azione, insieme a quella della Camera del lavoro di Prato, intreccia la protesta contro la guerra alle rivendicazioni dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Nell’autunno del 1916 le agitazioni arrivano a bloccare con uno sciopero il Lanificio Forti della Briglia, la più grande fabbrica della Vadibisenzio. Protagoniste della manifestazione sono le operaie, che hanno sostituito gli uomini e che stanno rapidamente percorrendo una strada di consapevolezza e di emancipazione. Per tutta risposta il governo, da Roma, decide di includere il Lanificio Forti, insieme a altre tre grandi fabbriche pratesi (Fabbricone, Cimatoria Campolmi e Lanificio Cangioli), fra le aziende ausiliarie, con l’aggravio per le condizioni di lavoro che questo comportava. Fra l’altro, arrivata dopo più di un anno di guerra, questa dichiarazione non garantiva neppure l’esonero dall’arruolamento per la manodopera maschile, già richiamata alle armi e largamente sostituita da quella femminile. Nel corso del conflitto altre aziende si andranno ad aggiungere a queste, producendo complessivamente, per l’esercito italiano, oltre 7 milioni di metri di panno grigio-verde.

Donne in fabbrica. Val di Bisenzio

La protesta più dura scoppia però ai primi di luglio 1917. La miccia è accesa nel piccolo borgo montano di Luicciana, nell’alta Valdibisenzio, dove contadine e mezzadre scendono in piazza per protestare contro la guerra e le difficoltà del raccolto, parzialmente compromesso sia dall’andamento del clima che dalla carenza di manodopera. Nelle stesse ore altri focolai di protesta prendono vita a Vernio e a Vaiano, dove entrano in sciopero le maestranze del Lanificio Cavaciocchi. Quello che inizialmente sembra un movimento spontaneo di protesta, si rivela qualcosa di più organizzato e più politicizzato, una specie di marcia contro la guerra che intende arrivare a Prato e che, raccogliendo le operaie del Tappetificio Peyron di Mercatale di Vernio e quelle del Lanificio Romei di Carmignanello, si ingrossa in maniera crescente. Il 3 luglio i carabinieri di stanza a Vaiano cercano prima di evitare che le dimostranti dell’alta Valdibisenzio arrivino a Vaiano e poi, dopo che oltre seicento donne si sono riunite con l’intento di marciare verso Prato, si dispongono, con il rinforzo di un drappello di una trentina di cavalleggeri, a sbarrare loro l’accesso alla strada principale.

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Le manifestazioni continueranno fino al 5 luglio, quando un gruppo di donne arriverà a protestare davanti al Municipio di Prato. L’intervento della polizia porta al fermo di una ventina di donne e ragazze. Altrettanti arresti saranno compiuti nei giorni successivi ai danni delle partecipanti alle proteste che più si erano messe in mostra. Le condanne saranno sostanzialmente miti, con l’eccezione di quella comminata a Teresa Meroni, accusata di aver organizzato e capeggiato la protesta e condannata a tre mesi di prigione e a una pena pecuniaria. Il 16 febbraio 1918, in seguito a una svolta autoritaria nelle politiche governative che, iniziata in estate, si intensificherà dopo la disfatta di Caporetto, Meroni sarà allontanata da Vaiano con un foglio di via e poi costretta alla residenza coatta a Castelnuovo Garfagnana. Nel gennaio 1919 riuscirà a raggiungere nuovamente Vaiano, dove si riunirà a Battista Tettamanti, tornato dal fronte, per ricominciare la battaglia sindacale a favore dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Via Teresa Meroni, Prato. Foto di Daniela Colzi
Prato, via Teresa Meroni. Foto di Daniela Colzi

Teresa Meroni è morta a Como nel 1951, dopo aver attraversato anche la Seconda guerra mondiale, nella quale perderà la vita il suo unico figlio.

Ritratto_meroni

 

 

Articolo di Diana Lenzi

Diana Lenzi

Laureata in Scienze dell’Educazione e in Scienze religiose, con una tesi su “Educazione di genere: una sfida per l’IRC. Una ricerca a partire dai testi per la Scuola primaria”, attualmente insegna religione nella Scuola primaria.

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