Teresa Viziano, La Ristori. Vita romanzesca di una primadonna dell’Ottocento

Chi ritenesse di poter leggere “tutto d’un fiato”, come spesso si dice dei romanzi più avvincenti, le 400 pagine e passa di questa fittissima biografia si sbaglierebbe di grosso. Certo non perché non sia una lettura appassionante, né per le dimensioni, pur ragguardevoli ma non eccezionali del volume, o perché sia ostica la prosa, che anzi risulta piacevolmente scorrevole. Ma il fatto è che la scelta dell’Autrice, direttrice per molti anni degli archivi del Museo Biblioteca dell’Attore di Genova, è stata quella di utilizzare l’immenso epistolario per seguire giorno dopo giorno la vita della grande attrice. Scelta cronachistica che necessariamente richiede a chi legge un passo lento, per cogliere i particolari che qui sono importanti, e allora capita a volte di avvertire, come in filigrana, la voce stessa della protagonista, attraverso la narrazione in terza persona che si attiene però strettamente alle lettere che Ristori scriveva al marito, a parenti e conoscenti. In ciò sta il fascino discreto di questa particolarissima biografia.
Fu una vita davvero romanzesca e avventurosa, quella di Adelaide Ristori, ripercorsa dall’Autrice con un’attenzione e con un amore unici nell’impresa titanica di raccogliere una quantità enorme di notizie che nell’insieme permettono non solo di far emergere nettamente il profilo di una personalità interessante, ma anche di ricreare un ambiente, quello della buona società dell’Ottocento, con i suoi gusti, il suo stile, i suoi atteggiamenti peculiari. Ma nello stesso tempo l’opera restituisce la quotidianità della vita di Adelaide e di chi le sta vicino, a volte anche negli aspetti meno commendevoli della loro personalità: la gelosia di Adelaide, per esempio, e i suoi scatti d’ira, o la nota avarizia di suo marito Giuliano, che non a caso a Torino era chiamato in dialetto pagagnun (letteralmente paga-nessuno). Veniamo a sapere una quantità di notizie minute, persino i nomi dei cani (Tany e Palmito) che accompagnarono l’attrice e sua figlia Bianca a St. Moritz nell’estate del 1877; scopriamo in che modo (e con quanta fatica) procedevano le trattative con i teatri e come venivano organizzati, dagli agenti inviati in tutto il mondo, i percorsi e i soggiorni durante le tournée; conosciamo l’importo dell’incasso di ogni rappresentazione, ma anche quanto costava un pranzo al ristorante a Parigi a metà ‘800; e non solo l’anno e il mese delle numerosissime partenze, ma il giorno e l’ora, e le condizioni del tempo, e pure i motivi e l’entità dei ritardi dei treni o dei battelli. Ci vengono segnalati i nomi degli alberghi dove Adelaide scendeva e pure come ci si trovava e come giudicava la cucina dei Paesi che visitava. Nulla di inventato – la sua vita è romanzesca, ma la sua biografia assolutamente non romanzata – dal momento che non ce n’è bisogno: ogni informazione su questa vita ricchissima di eventi e di incontri significativi è attinta dal monumentale epistolario.
Il puntuale resoconto ci dà la misura dell’entusiasmo che Adelaide suscitava in tutte le città visitate e della fama che l’accompagnava ovunque, spingendo il pubblico a mettersi in fila per ore al botteghino o ad acquistare i biglietti dai bagarini a prezzi astronomici. Un successo, il suo, che segnò la moda e spesso sfociò nel fanatismo; l’attrice divenne testimonial per una linea di cosmetici, tra cui un Nero Ristori che rendeva lo sguardo più vivo, e c’erano gli abiti, i cappelli, le acconciature e addirittura i pranzi “alla Ristori”. Fu un fenomeno artistico ma anche divistico a livello mondiale: cosa eccezionale per un’attrice di prosa nel XIX secolo, mentre era più comune per i cantanti o le cantanti dell’Opera.
Ma chi era questa donna così osannata? Era nata a Cividale del Friuli, per puro caso, nel 1822. Anche i suoi genitori erano “comici”, come si diceva allora, cioè attori. Attrice era pure la nonna Teresa, e fu lei a fornire i rudimenti del mestiere alla piccola Adelaide. Ma tutti i suoi famigliari calcavano le scene, e un paio di cugini rimasero nella memoria del teatro: uno, Luigi Bellotti Bon, buon attore, morì suicida; un’altra, Laura Bon, si logorò in una infelice storia d’amore con il futuro re di Sardegna e poi d’Italia Vittorio Emanuele II.
Bellezza, talento, intelligenza e anche fortuna furono gli ingredienti che fecero di Adelaide una diva internazionale senza pari nella storia del teatro. A determinare il corso della sua vita fu l’incontro, a 22 anni, con il ventunenne marchese Giuliano Capranica del Grillo, di antica famiglia romana. Le passioni tra le attrici e i rampolli della nobiltà erano cosa frequente, ma si trattava di relazioni che non reggevano di fronte alle esigenze della realtà di allora, e i giovani uomini di solito troncavano, volenti o nolenti, il rapporto per convolare a nozze con partiti socialmente più accettabili: le attrici non godevano di buona fama. Non fu così però per Giuliano, che ruppe con la famiglia sposando segretamente Adelaide. Solo la nascita del primo figlio permise al giovane di riconciliarsi con i genitori, inteneriti alla vista del nipotino, anche se sua madre continuava a sperare che la nuora abbandonasse “quell’orribile mestiere”. L’amore aveva trionfato, insomma – e la storia romantica costituì un elemento non secondario del mito dell’attrice – ma Giuliano fu anche in grado di intuire la genialità di Adelaide e di capire che poteva aiutarla a mettere a frutto le sue doti diventando l’organizzatore del suo successo. Il legame che si stabilì fra i due si trasformò in un ferreo sodalizio che doveva durare per tutta la vita, fondato come era su un forte interesse comune. Le conoscenze del Marchese e l’impronta pubblicitaria che questi impresse alla carriera della moglie costituirono un ottimo trampolino di lancio per Adelaide, che sui palchi del Théâtre des Italiens a Parigi si rivelò come una grande tragédienne recitando la Mirra di Vittorio Alfieri e ottenendo un successo strepitoso di critica e di pubblico. Adelaide era diventata l’idolo dei parigini e Parigi era tappezzata dei suoi ritratti, scriveva al padre un Giuliano giustamente orgoglioso. Il successo si ripeté nella stessa stagione a Bruxelles, Dresda, Berlino, Vienna, Milano. Ristori era ormai una star internazionale e abbandonò la Compagnia Reale Sarda per cui lavorava per creare nel 1856 la Compagnia Drammatica Italiana. Da quel momento la sua carriera procedette a gonfie vele fino al ritiro dalle scene nel 1885, dopo un grande viaggio intorno al mondo durante il quale portò il suo teatro in Australia e a Ceylon. Aveva all’attivo più di 3500 spettacoli in 334 città, 33 Stati e cinque continenti. In America tornò tre volte, e nell’ultima tournée (1884-1885) la Compagnia Drammatica poté comodamente viaggiare negli Stati Uniti su un vagone speciale fornito dalla Worcester Excursion Car Co. Ma Ristori aveva utilizzato per spostarsi tutti i mezzi di trasporto allora conosciuti: ferrovia, battelli di ogni genere, diligenze e carrozze di varia foggia. Viaggi faticosi, tanto lavoro, giorni e giorni di studio e di prove, anche in lingua francese e inglese. Era Adelaide a montare i suoi spettacoli, a scegliere costumi e scenografie, a dirigere attrici e attori. Erano spettacoli grandiosi, che nello stile ricordavano l’Opera, ed era nei teatri dell’Opera che lei preferiva recitare i suoi amati drammi classici e storici: Mirra di Alfieri, Maria Stuarda di Schiller, Fedra di Racine, Macbeth di Shakespeare, Francesca da Rimini di Pellico, Lucrezia Borgia di Victor Hugo, ma anche i drammi di Giacometti, come Giuditta, Maria Antonietta, Elisabetta regina di Inghilterra…
Attrice romantica, diede vita a caratteri appassionati ma, come disse di lei Oscar Wilde, seppe «unire la passione della natura all’autocontrollo dell’artista»(p. 410). Non amò il nuovo dramma borghese, che conobbe in tarda età e che a lei sembrava riflettere la vita quotidiana nei suoi aspetti più volgari. Detestò d’Annunzio: con il suo repertorio monstrueux “quel serpente” a suo parere aveva distrutto Eleonora Duse, una giovane che sembrava tanto promettente.
Lei d’altra parte era stata testimone di un’altra epoca, quella del Risorgimento (e il suo successo aveva giovato non poco alla causa unitaria, quando ovunque si gridava: viva l’Italia, viva la Ristori, viva il genio italiano!) e aveva conosciuto e ricevuto omaggi dalle donne e dagli uomini che erano stati i principali protagonisti del suo tempo, regnanti, politici e intellettuali: Cavour che l’aveva incaricata di sondare l’atteggiamento della Russia nei confronti del Piemonte, Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Napoleone III, Federico Guglielmo IV di Prussia e in seguito il futuro kaiser Guglielmo I, che l’aveva ricevuta nel suo palco al Teatro Reale di Berlino, lo zar Alessandro II, la regina Isabella II di Spagna, la regina d’Olanda, l’imperatore del Brasile Pedro II con cui intrattenne un fitto epistolario, Giuseppe Verdi che spesso era stato suo gradito ospite a Parigi e tanti altri. Per i suoi festeggiatissimi 80 anni, nel 1902, ebbe l’onore di ricevere nella propria casa il nuovo re d’Italia, Vittorio Emanuele III, in visita a Palazzo Capranica per farle gli auguri. Una vita davvero eccezionale.
L’impressione che rimane, una volta chiuso il densissimo libro, è quella di una donna dotata di talento non comune, ma anche di formidabile energia e di grande capacità di lavoro unite ad altrettanta ambizione e fiducia in sé; una donna di viva intelligenza, curiosa di ogni aspetto delle tante, diverse realtà con cui ebbe l’occasione (e la fortuna) di venire in contatto.

Teresa Viziano,
La Ristori. Vita romanzesca di una primadonna dell’Ottocento, La conchiglia di Santiago 2013
pp. 428
€ 22
L’e-book è edito da Enciclopedia delle donne ed è in vendita su Bookrepublik (www.bookrebublic.it)

 

 

Recensione di Loretta Junck

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

 

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