Berlino 1989: fine della guerra, ha vinto il capitale

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Nell’estate del 1978 muore il papa Paolo VI. Il Conclave elegge come suo successore Albino Luciani con il nome di Giovanni Paolo I, scelto in onore dei due papi che hanno svolto il Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII e Paolo VI.
Il nuovo pontefice dichiara che «Dio è anche madre» e che «la Chiesa è dei poveri», propone di ridimensionare il ruolo della banca vaticana dell’Istituto Opere di Religione (IOR) e di rimuovere alcuni cardinali troppo potenti, ma nel giro di un mese muore all’improvviso e in circostanze mai chiarite.
Con il Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica ha cambiato volto ma le strutture di potere sono rimaste immutate.
Il 16 ottobre 1978 viene eletto al soglio pontificio il primo papa non italiano, Karol Wojtyla, con il nome di Giovanni Paolo II. La scelta non è casuale: nel momento in cui l’economia occidentale è in difficoltà e persiste l’ostilità verso il socialismo ateo dell’URSS, l’elezione di un polacco (la Polonia è il più cattolico dei Paesi del Patto di Varsavia) a capo di un impero finanziario occidentale e di uno Stato teocratico anticomunista è una scelta non indifferente.
La sorte dell’impero sovietico è segnata.

1. PAPA.600X300

Già dagli anni Settanta il blocco comunista ha perso gran parte della credibilità internazionale. In termini di ricchezze, il tanto promesso superamento del modello liberale, in nome del quale sono stati sacrificati benessere e diritti individuali, non è stato raggiunto. La presenza di missili russi in Africa e a Cuba, e la repressione in Ungheria e in Cecoslovacchia, hanno mostrato che l’URSS non è il mondo dei sogni di chi non si riconosce nel consumismo e nel capitalismo ma un impero militare a tutti gli effetti.
Nel 1985 viene eletto presidente del Partito comunista sovietico (PCUS) Michail Gorbačëv. Il nuovo leader promette di interrompere la corsa agli armamenti che ha caratterizzato la guerra fredda, ripristinare in URSS alcuni diritti individuali prima sempre soppressi e riaprire le frontiere. Dal momento in cui vengono concesse le prime libertà individuali, lo sgretolamento avviene in tempi rapidissimi.
In Polonia, nonostante l’ostilità del regime, viene fondato il sindacato Solidarnosc, di ispirazione cattolica. Il governo polacco tenta la repressione, ma stavolta Gorbačëv, diversamente dai suoi predecessori in Ungheria e in Cecoslovacchia, non invia i carri armati. A dare man forte alle nuove spinte anticomuniste è soprattutto il nuovo papa polacco: Giovanni Paolo II gioca in casa, sfruttando il fortissimo radicamento del cattolicesimo in Polonia e facendo leva sul compatto sentimento identitario e nazionalista della popolazione e del clero locali. Nel 1989 il partito comunista è costretto a concedere libere elezioni che danno vita a un governo di coalizione tra comunisti ed esponenti di Solidarnosc.

2. walesa 600X300

Sempre nel 1989, tocca all’Ungheria spodestare la classe dirigente, ancora la stessa che ha represso la rivolta del 1956, e indire libere elezioni che vedono la vittoria del centrodestra anticomunista. Ma il fatto più significativo della democratizzazione ungherese è l’apertura delle frontiere con l’Austria: è il primo buco nella Cortina di ferro, costata la vita a tantissime persone nel tentativo di attraversarla. Migliaia di uomini e donne provenienti dalla Germania dell’Est (DDR) si recano in Ungheria per raggiungere la Germania Ovest attraverso l’Austria. Il governo della DDR si dimette e Gorbačëv apre la strada a trattative democratiche e alla concessione dei visti per l’espatrio, prima sempre negati.
Il 9 novembre 1989 scoppia una protesta pacifica in Germania e vengono aperti dei varchi nel muro di Berlino. La popolazione reagisce con entusiasmo: è la prima visita nell’altra metà della città dopo quasi mezzo secolo (il primo blocco di Berlino risale al 1949). La sera stessa e nei giorni seguenti, pezzo dopo pezzo, il muro che ha circondato e soffocato la città viene scavalcato e abbattuto. Per la prima volta, la polizia non interviene.
Nello stesso anno la popolazione rumena rovescia la dittatura e uccide il sanguinario despota Nicolae Ceausescu. Contemporaneamente anche in Cecoslovacchia ritorna la democrazia: a guidarla è l’ormai anziano Alexander Dubček, lo stesso che nel 1968 aveva tentato l’esperienza del «socialismo dal volto umano» della Primavera di Praga ed era stato deportato e incarcerato dalla repressione del Patto di Varsavia.

3. germania UNIFICATA 600X300

Nell’ottobre del 1990 la Repubblica Federale Tedesca annette a sé la ex Repubblica Democratica della Germania Est, ricevendo ingenti finanziamenti dagli Stati dall’Europa liberale in cambio del giuramento di rispettare gli assetti territoriali usciti dalla Seconda guerra mondiale e di non avanzare rivendicazioni sul suolo polacco, in parte tedesco prima del conflitto. Estonia, Lettonia e Lituania proclamano la propria indipendenza dall’URSS. Gorbačëv tenta di mediare ma ormai ha perso ogni potere effettivo, anche se non formale.
Nell’estate del 1991 un gruppo di esponenti del PCUS e dell’esercito tentano un colpo di Stato sospendendo lo stesso presidente, ma la popolazione di Mosca insorge contro l’esercito per mantenere i diritti conquistati. A capo della rivolta vi è il presidente della Repubblica russa Boris Eltsin, che prende di fatto in mano la situazione, libera Gorbačëv ed esautora il PCUS. Ma è stato proprio il Partito a detenere per decenni le ricchezze e di conseguenza a gestire la distribuzione di derrate alimentari in tutta l’Unione Sovietica: per come era impostata la struttura sovietica, senza di esso il crollo è inevitabile.
Georgia, Armenia, Romania e Moldavia proclamano l’indipendenza. La Moldavia a sua volta si scinde dalla Romania. Anche l’Ucraina, nonostante sia fortemente dipendente dalla Russia, se ne separa. Gorbačëv tenta una soluzione proponendo un nuovo trattato di unione meno rigido del precedente, ma i presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia decidono di costituire la Comunità di Stati Indipendenti al posto dell’URSS. L’Unione Sovietica è finita.
Il 21 dicembre 1991 Gorbačëv si dimette.

4. GORBY 600X300

Il giorno stesso la bandiera rossa viene ammainata dal Cremlino, fatto ovviamente carico anche di significato simbolico.
Nel 1992 la Cecoslovacchia si scinde in due Stati indipendenti. Tutte le riserve monetarie degli Stati che hanno fatto parte dell’Unione Sovietica vengono prese da Mosca, lasciando milioni di persone nella miseria.
Il Secondo mondo crolla su se stesso. Il socialismo è finito. È stato un sogno per tante generazioni e una dittatura per altre ma, nonostante gli enormi difetti, fino al 1989 era possibile scegliere tra due diversi punti di riferimento politici e culturali; dopo invece rimarrà un solo mondo, consumista e individualista, senza alternative.
La Guerra fredda si conclude con il trionfo schiacciante del capitale, non della libertà. Chi nell’Europa dell’Est si è ribellato alla dittatura sovietica sognava il benessere del mondo occidentale ma si ritroverà invece nella miseria: i Paesi abituati all’economia pianificata non sono in grado di sopravvivere nel mondo ipercompetitivo del neoliberismo. Migrare verso l’Europa occidentale non sarà frutto della libertà quanto della disperazione.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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