Francesca Sulis Sanna: imprenditrice e stilista sarda fra XVIII e XIX secolo

Durante questo 2020 ricorrono 210 anni dalla morte di un personaggio davvero straordinario, e l’aggettivo non è affatto esagerato: Francesca Sulis Sanna, in pieno Settecento, fu una imprenditrice, una stilista, una benefattrice. Nacque nella cittadina sarda di Muravera (CA) l’11 giugno 1716.
La sua vita andò contro stereotipi e pregiudizi, allora più forti che mai, e il suo cammino fu incoraggiato da due uomini (capovolgendo il banale detto che vuole una grande donna dietro il successo di un grande uomo).
Prima il padre — un uomo davvero illuminato e illuminista, anticlericale, ricco possidente e allevatore di bestiame — ne favorì la formazione, in cui si trovò a sostituire la madre, morta precocemente. La fece studiare e non ostacolò le sue precoci inclinazioni, prima fra tutte quella per la creatività e la sartoria, condivisa con l’amica Antonia e la sorella Lucia. Contrariamente a qualsiasi regola per una signorina di buona famiglia, perfino l’abito nuziale fu ideato e realizzato da lei stessa.
Poi ebbe a fianco il marito Pietro Sanna Lecca, giureconsulto cagliaritano conosciuto quando erano entrambi giovanissimi, il grande e unico amore della sua vita. Avvocato esperto, fu nominato cavaliere nel 1751 ed ebbe in seguito l’incarico prestigioso di raccogliere in un unico volume tutte le leggi emanate nel Regno di Sardegna. Quest’uomo la portò con sé nel capoluogo e insieme decisero di darsi a una serie di affari in cui Francesca mostrò le sue qualità di imprenditrice. Valorizzarono un’azienda familiare preesistente rendendola aggiornata ed efficiente: nel circondario di Quartucciu (CA) promossero la coltivazione delle piante di gelso indispensabili per l’allevamento dei bachi da seta; dotarono i propri laboratori dei filatoi e dei telai più moderni per lavorare il prezioso filato e iniziarono le esportazioni nel nord Italia, specie in Piemonte e Lombardia, nell’area di Como. Francesca intanto organizzava e finanziava corsi di avviamento professionale per giovani donne perché diventassero esperte operaie e riuscissero, con il loro mestiere, a essere autonome economicamente. Alla fine del corso, alle ragazze, provenienti a centinaia da tutta la Sardegna, veniva regalato come dote un telaio.

Ritratto di Francesca Sulis Sanna

È giunto il momento di introdurre una terza figura maschile, fatto poco comune quando si parla del successo di una donna intraprendente: il giornalista sardo Lucio Spiga al quale si deve il merito della riscoperta, grazie alla sua ricerca pubblicata nel 2006. Molte notizie a cui attingere derivano proprio dai suoi studi appassionati che portarono nel 2010 a una serie di eventi per celebrare i duecento anni dalla morte di donna Francesca, avvenuta a Quartucciu il 4 febbraio 1810, alla bella età di 94 anni. Spiga ha indagato per lungo tempo negli Archivi statali e diocesani, ha incontrato giornalisti/e, personaggi politici, studiosi/e, fino ad arrivare a due discendenti: don Enrico Sulis e l’avvocato Giovanni Fara Puggioni, interessato al personaggio perché influenzato dai racconti della nonna di sua moglie, Maria Sulis. Ha ricostruito l’albero genealogico della famiglia e ritrovato il testamento di donna Francesca, di cui riparleremo.
Proseguiamo con qualche dettaglio sull’allevamento dei bachi da seta, praticato fino a buona parte del XX secolo anche in altre zone d’Italia, per esempio in Toscana. In molte case di campagna, in una stanza idonea, ben disinfettata, si realizzavano in primavera i graticci  coperti di foglie fresche di gelso e si allevavano i “filugelli”. Bambine e bambini davano una mano con gioia perché si trattava di un compito non faticoso e abbastanza semplice, almeno all’apparenza. I minuscoli animaletti (detti “semi” all’acquisto per quanto sono  piccoli) mangiano voracemente e crescono — se sono in buona salute — in maniera vertiginosa: moltiplicano il loro peso 9.000 volte e la lunghezza per 30 volte! Ma sono delicati e se si ammalano (o non fanno il bozzolo) vanno eliminati immediatamente; al momento opportuno, smettono di mangiare e cominciano a fare il meraviglioso bozzolo; vanno scelti uno per uno e portati su nuovi ripiani coperti di frasche di olivo o fascette di rape o di stipa. Qui inizia l’ultima fase, finché il bozzolo (per un totale di circa 3 km. di filo) è concluso, la metamorfosi è avvenuta e la farfallina è destinata a morire prima di prendere il volo. Mentre oggi — sacrificando l’integrità del filo — c’è chi lascia fare alla natura e salva la vita alle farfalle, nel metodo tradizionale i bozzoli venivano gettati in acqua bollente, poi si procedeva nell’essiccatoio, prima delle fasi conclusive della filatura e, infine, della tessitura. Con due kg. di bozzoli si ottenevano da 580 a 600 g. di seta. La seta prodotta nel Cagliaritano era di qualità superiore probabilmente perché l’ottimo clima e il tiepido vento africano favorivano la schiusa dei “semi” e la conseguente crescita dei bachi, anticipata di almeno un mese rispetto alle regioni del centro-nord: fine marzo anziché aprile-maggio.
Donna Francesca non si limitava a produrre pezze di stoffa pregiata, infatti creava lei stessa abiti e accessori — come la elegante cuffietta ricamata (detta “su cuguddu”) che ancora oggi fa parte del costume tipico delle donne di Desulo.

Su cuguddu

Fu in stretto contatto con imprenditori, fra cui il conte Giorgio Giulini, singolare figura di intellettuale lombardo. Nell’omonimo palazzo di Milano le raffinate creazioni venivano esposte all’attenzione del pubblico, come in un moderno atelier di moda. Non mancarono neppure delle vere e proprie sfilate; alcune risultano documentate, come quella che si svolse nella villa San Martino ad Arcore, e ne parla la scrittrice Ada Lai nella sua bella e aggiornata biografia romanzata (2016). In questo modo gli esclusivi modelli furono conosciuti dalle nobildonne di casa Savoia e arrivarono persino in Russia: uno splendido abito di Francesca è indossato dall’imperatrice Caterina in un ritratto ufficiale esposto al museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

La Zarina indossa un abito di Francesca Sanna Sulis

Donna Francesca ebbe tre figli: Stanislao, abate della chiesa di Santa Maria di Cea, presso Banari (SS), Raffaele fu uomo di legge, mentre Maria Michela — contro il parere dei genitori — volle entrare nel convento delle Cappuccine a Ozieri (SS), dove divenne badessa. Alla morte dei figli maschi e del marito, l’imprenditrice continuò la sua attività e la sua collaborazione con Giulini, assai proficua per entrambi. Arrivò ad affittare sei golette per il trasporto delle pezze di seta e degli abiti da lei realizzati, quando Giulini ne volle l’esclusiva, incrementando il proprio cospicuo patrimonio.
Oltre che donna avanti rispetto alla sua epoca, libera e indipendente, un modello da cui prendere esempio, Francesca fu attenta ai bisogni altrui, da vera benefattrice e filantropa: concludendo una esistenza generosa nel 1808 lasciò i beni ai poveri del paese natale e il suo testamento è significativo della sua nobiltà d’animo: «In primo luogo ordino e comando che si dia sepoltura al mio cadavere nel modo più semplice e senza pompa alcuna, una volta che io muoia nel paese di Quartucciu. […]. I beni del Sarrabus, terre […] (e vigne e giardini e case), è mia espressa volontà, si divida tra quei poveri di detta Villa di Muravera i più necessitati preferendo quelli di migliore estrazione e di buoni costumi …».
Nel 1845 arrivò, postumo e tardivo, il riconoscimento di re Carlo Alberto.
Di quanto aveva costruito nella sua vita lunga, bella, operosa purtroppo in breve non rimase nulla: i gelsi furono sostituiti da frutteti e oggi non vi è più traccia tangibile della sua intraprendenza. Per fortuna — dopo un oblio durato quasi due secoli — è riemerso il ricordo di donna Francesca, affidato ad associazioni culturali, studiosi/e, giornalisti/e e ai circoli sardi attivi in vari centri del Piemonte e della Lombardia.
Nel corso delle celebrazioni per il bicentenario della morte ci furono commemorazioni, convegni con relativa pubblicazione degli Atti, messe in suffragio, anche uno spettacolo teatrale dal titolo significativo La signora dei gelsi. Una lapide fu posta a Cagliari presso la sua abitazione in via Lamarmora 61. La biblioteca comunale di Quartucciu è intitolata a suo nome e una via le è dedicata a Settimo San Pietro (CA).

L’intitolazione di Settimo San Pietro, foto di Daniela Serra

Da più parti è stato chiesto di recente che il suo nome venga assegnato ad una strada nell’area industriale di Sassari. Fa piacere leggere che, secondo il parere dell’associazione Fed’S (Feminas de Sardigna) espresso nel 2012, questa figura esemplare dovrebbe essere presente ovunque in Sardegna (e non solo nell’isola, aggiungo). Assai significativa e interessante la realizzazione del Mif, Museo dell’imprenditorialità femminile, sorto a Muravera e dedicato alla concittadina più illustre inserita nel suo contesto storico, unitamente alla coltivazione dei gelsi, alle varie fasi dello sviluppo dei bachi da seta e alla lavorazione dei pregiati tessuti.

Il museo

Per concludere, una  curiosità: Francesca Sulis — con il nome fittizio di Donna Trinez — entra con il personaggio di una ricca benefattrice nel romanzo Fiore di fulmine della scrittrice cagliaritana Vanessa Roggeri, edito nel 2015.
Auguriamoci che il ricordo di questa grande anticipatrice continui, ben oltre gli anniversari, e che gli studi proseguano; parafrasando con molta libertà i versi del sommo Poeta, è proprio il caso di affermare: «se ‘l mondo sapesse il cor ch’ella ebbe (…) assai la loda, e più la loderebbe.»

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...