Storiografia e stregoneria

Parlare di caccia alle streghe e di storiografia significa avventurarsi in un percorso accidentato e complesso in cui è abbastanza facile perdersi e confondersi dal momento che gli studi sono davvero molteplici e sarebbe assurdo pretendere di farne una disamina o anche solo un excursus esauriente. Quel che si intende fare qui è delineare un percorso di studi o meglio una molteplicità di percorsi proposti da storici e storiche che hanno approfondito l’argomento e provato a dare una risposta al perché della caccia concentrandosi di volta in volta su aspetti diversi: la persecuzione e la repressione, le credenze delle streghe o i trattati di demonologia. Il riferimento geografico è all’Europa occidentale e centrale e ai secoli che hanno visto accendersi roghi in diverse parti d’Europa, dal XIV al XVII secolo. La domanda a cui ho cercato di dare una risposta è la seguente: a che punto sono gli studi sulla stregoneria? Mi sono soffermata sul mutamento dei metodi di ricerca che ha caratterizzato gli ultimi anni e sulle molteplici angolature attraverso le quali storici e storiche hanno affrontato l’argomento. Negli anni Settanta e Ottanta del Novecento la maggior parte delle pubblicazioni si occupava di ricercare la causa, il motivo della caccia alle streghe, ritenendo che fosse possibile un’interpretazione univoca del fenomeno storico. Negli anni successivi questa prospettiva di ricerca viene abbandonata e ci si rende conto che una spiegazione unica non è plausibile e soprattutto la ricerca storiografica si avvale degli schemi interpretativi della sociologia e dell’antropologia. In particolare si indaga sulla stretta connessione tra i fenomeni di cambiamento sociale, ad esempio il consolidarsi dell’autorità statale e della Chiesa e l’avanzata dello Stato assoluto come concause che innescano le persecuzioni. Questa particolare chiave di lettura tuttavia assegna un ruolo decisivo alle istituzioni, trascurando le forti differenze locali e la varietà delle situazioni e dei vari soggetti che prendono parte alla caccia.
Subito dopo si afferma un altro filone storiografico di grande importanza, quello dei “gender studies” che sono stati determinanti per la ricerca su un fenomeno storico che ha visto coinvolte soprattutto donne. Mi riferisco agli studi di storiche che si occupano delle principali vittime della persecuzione come La signora del gioco. La caccia alle streghe interpretata dalle sue vittime di Luisa Muraro che mette bene in evidenza il cambiamento di prospettiva e interpreta la persecuzione come una diretta conseguenza del rafforzarsi della società patriarcale, fondamentalmente misogina, che estromette e perseguita le donne e che utilizza la minaccia di stregoneria come ulteriore strumento di controllo sociale su di loro. In questo filone di studio si collocano numerosi testi pubblicati da storiche che hanno dato parola alle streghe partendo naturalmente dai verbali dei processi, dal momento che non abbiamo testimonianze dirette delle imputate, a parte la supplica scritta dall’imputata Bellezza Orsini (1528) nel tentativo di evitare tortura e condanna; mi riferisco alle ricerche di Dinora Corsi raccolte nel testo Diaboliche, maledette e disperate: le donne nei processi per stregoneria (secoli XIV-XVI).
Anche gli studiosi che si occuparono di indagare il sostrato folklorico remoto che sottostava al mito del sabba rivolsero lo sguardo alle vittime e alle loro credenze ritenendo che la teoria del sabba fosse una «formazione culturale di compromesso» risultato di un conflitto tra cultura popolare e cultura dotta. Mi riferisco al testo di Carlo Ginzburg Storia notturna: una decifrazione del sabba pubblicato nel 1989 che di certo costituisce un punto di svolta per questo percorso di studi.
Un’altra prospettiva di ricerca che si sviluppa intorno agli anni Ottanta del Novecento riguarda l’interesse per gli aspetti giuridico-istituzionali e sposta l’attenzione dalle vittime ai soggetti che condussero la persecuzione soffermandosi sui loro scritti: i trattati di demonologia. Studi più recenti hanno ripreso e approfondito questa prospettiva mettendo in evidenza come il discorso sulle streghe fosse parte integrante e centrale della cultura della prima età moderna, accolto all’interno del dibattito scientifico, teologico e politico del Rinascimento e non un’aberrazione, come si tendeva a pensare nella storiografia più antica. Secondo gli storici contemporanei, quindi, non costituisce un’anomalia il fatto che un grande intellettuale del Cinquecento come Jean Bodin possa essere nello stesso tempo autore di importanti opere di filosofia politica, in cui troviamo la prima compiuta definizione dello Stato moderno, e del Demonomaniae des sorciers, un testo profondamente misogino in cui il filosofo sostiene la realtà di tutta la vicenda stregonica, del patto diabolico e del volo delle streghe al sabba.
Altro filone di ricerca degno d’interesse in ambito non accademico è, a mio parere, quello legato agli studi sulle società matrilineari e sul culto della Dea Madre che considera le streghe legate al culto di Diana e alle antiche sacerdotesse pagane di cui continuano a praticare i culti, naturalmente di nascosto e tramandando per via orale saperi e conoscenze antichissime. Un approccio che si può approfondire leggendo un testo di recente pubblicazione: Streghe e pagane della storica americana Max Dashu che si sofferma sulla progressiva demonizzazione delle donne sciamane, guaritrici e veggenti accusate di praticare la stregoneria.
Altri percorsi approfonditi da storiche e storici contemporanei sottolineano la congiuntura storica che ha fatto da detonatore alla caccia; secondo loro il picco massimo si verificò in coincidenza con un periodo che chiamano “piccola era glaciale” perché caratterizzato da un abbassamento considerevole delle temperature medie. Questo peggioramento delle condizioni di vita della popolazione avrebbe prodotto la ricerca parossistica di un capro espiatorio. Dal momento che uno dei poteri di streghe e stregoni era di essere “tempestarii” fu abbastanza facile incolparli delle carestie e della rovina dei raccolti attribuita all’intervento del diavolo e dei suoi alleati. Questa prospettiva, in aperto contrasto con la storiografia che sottolineava la collaborazione tra le istituzioni e il popolo per organizzare le persecuzioni, riporta di nuovo l’attenzione sulle masse popolari considerando la caccia come un fenomeno che nasce dal basso. Infine questo percorso di studi non riesce a spiegare l’origine delle persecuzi0ni che si collocano ben prima del XVI secolo, il periodo interessato dal cambiamento climatico.
Altro aspetto interessante approfondito in studi recenti è quello della contrapposizione tra l’affermarsi della scienza medica che diverrà appannaggio esclusivamente maschile e il sapere empirico ma per nulla banale delle streghe/medichesse, esperte conoscitrici delle virtù delle erbe. Infine un filone storiografico recente si occupa della lettura approfondita dei testi di chi invece si oppose alla caccia alle streghe, uno per tutti il De lamiis del medico J. Wier, il più celebre difensore delle streghe.
Come si può ben vedere ci troviamo di fronte ad una “babele prodigiosa di linguaggi storiografici” e di differenti punti di vista, pertanto scopo di questo scritto è illustrare alcune pubblicazioni, segnalare una bibliografia di base e invitare alla ricerca delle storie invisibili delle donne accusate di stregoneria. La storia locale infatti può offrire materiali inediti interessanti e spunti di ricerca per indagare il punto di vista delle accusate, partendo dalle fonti che abbiamo a disposizione e provando a ricercare la voce delle donne tra le righe dei testi dei processi scritti dai loro persecutori.

Per approfondire

Corsi D. , Diaboliche, maledette e disperate. Le donne nei processi per stregoneria (secoli XIV-XVI), Firenze University Press 2013

Dessì C. , La melanconia delle streghe e delle possedute. Aspetti del dibattito medico-demonologico in Francia tra Cinquecento e Seicento, Laboratorio dell’ISPF 2018

Duni M. , Caccia alle streghe: nuove tendenze storiografiche e prospettive (1986-2006), in Corsi D.- Duni M. (a cura di ), Non lasciar vivere la malefica, Firenze University Press 2008

Articolo di Monica Di Bernardo

FOTO 200x200

Laureata in lettere con una tesi sulla caccia alle streghe, insegna in una scuola romana, si occupa di educazione di genere, di storia delle donne e di studi sulle società matrifocali. Su questo argomento ha pubblicato un libro “Matriarchè. Il principio materno per una società egualitaria e solidale” Exòrma 2013.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...