Le donne anziane e la forza del corpo

Sin da bambina ho sempre provato attrazione per certe donne anziane. In loro non ho mai visto un corpo decadente, le rughe profonde, un vestire semplice, la malattia, la vita arrivata ad una ineludibile destinazione finale. Da piccola mi piaceva ascoltare le loro storie e le loro orazioni. Il primo ricordo che mi viene in mente è una minuscola vedova, vestita di nero che dormiva in un lettino singolo e con il comodino pieno di santini. Quando andavo da lei, mi offriva dei biscotti al limone con una morbida e deliziosa glassa degna della madeleine di Proust. Lei abitava da sola, abitava la sua vita con grazia e forza. Questa curiosità mi ha sempre seguita nel corso degli anni  e solo adesso mi rendo conto qual è la sostanza della bellezza e della potenza del corpo delle anziane. Qualche giorno fa una mia amica ottantenne mi ha mandato una sua foto scattata durante una vacanza al mare. Indossava un costume intero molto elegante, nero con le strisce argentate, e sorridente si lasciava bagnare i piedi dalle onde. Il suo corpo non è tonico, i muscoli delle gambe hanno perso elasticità ma quello che resta è la luminosità del sorriso in una giornata di sole, di chi vuole essere ancora nel tempo perché il meglio deve ancora venire. Questa frase me la ripete spesso, pur attraversando il dolore della perdita del marito, degli acciacchi del cuore e dell’anima. A Jung venne chiesto quale consiglio avrebbe potuto dare alle persone avanti con gli anni. Lui rispose così: «quello di vivere al passo con i tempi, nella consapevolezza che il tempo fornirà loro tutte le novità necessarie. Ma è un consiglio troppo semplicistico, dà per scontato che una persona anziana sia capace di percepire di trovarsi in consonanza con le cose nuove, con nuove abitudini e nuovi strumenti.» Ecco qual è la straordinaria forza delle donne mature: esse possiedono i ferri del mestiere della vita e la rendono simile ad una bottega artigiana. Esse sono le custodi di una sapienza, che non è solo quella dei libri, da tramandare alle generazioni future. Oggi a molte di loro manca questa consapevolezza così come i/le giovani ignorano del tutto la mancanza di questo tesoro da cercare. A causa di questa frattura generazionale, i corpi delle anziane, molto spesso, generano scandalo per due ragioni: non corrispondendo più a un canone estetico standardizzato diventano qualcosa da nascondere o rimuovere; oppure all’opposto chi, non accettando i mutamenti del proprio corpo, tende a farne una caricatura molto simile  alla vecchia signora imbellettata di cui parla Pirandello nel suo saggio L’umorismo. Eppure io credo ci sia un’altra via, la via del femminino che poche donne riescono a incarnare ma quando la si ritrova in un certo tipo di donne anziane diventa la guida più preziosa per le giovani  in crescita. Guardando in vari post su Facebook  mi sono imbattuta in una storia che adesso vi riporto. «L’altro giorno, una persona giovane mi ha chiesto cosa sentivo ad essere vecchia.

Mi ha sorpreso molto la domanda, perché non mi consideravo vecchia. Quando ha visto la mia reazione, si è subito dispiaciuta, ma le ho spiegato che era una domanda interessante. E dopo aver riflettuto, ho concluso che diventare vecchi è un dono.                                   

A volte mi sorprendo della persona che vive nel mio specchio. Ma non mi preoccupo per queste cose per molto tempo. Non cambierei tutto quello che ho per i capelli grigi e uno stomaco piatto. Non mi rimprovero per non aver fatto il letto, o per aver mangiato qualche “cosetta” in più. Ho il diritto di essere un po’ disordinata, essere stravagante e passare ore a contemplare i miei fiori. Ho visto alcuni cari amici lasciare questo mondo, prima di aver goduto la libertà che viene con l’invecchiare. A chi interessa se scelgo di leggere o giocare sul computer fino alle 4 del mattino e poi dormire fino a chissà che ora? Ballerò da sola al ritmo degli anni ’50 e ’60 e se dopo desidero piangere per qualche amore perduto…lo farò! Camminerò sulla spiaggia con un costume da bagno che si allunga sul corpo paffuto e farò un tuffo nelle onde lasciandomi andare, nonostante gli sguardi di compassione di quelle che indossano bikini. Anche loro diventeranno vecchie, se sono fortunate…È vero che nel corso degli anni il mio cuore ha sofferto per la perdita di persone care, per il dolore di un bambino, o per aver visto morire un animale domestico. Ma è la sofferenza che ci dà forza e ci fa crescere. Un cuore che non si è rotto, è sterile e non saprà mai della felicità di essere imperfetti. Sono orgogliosa di aver vissuto abbastanza per far diventare i miei capelli grigi e per aver conservato il sorriso della mia giovinezza, prima che apparissero i solchi profondi sul mio viso. Ora, per rispondere alla domanda con sincerità, posso dire: « Mi piace essere vecchia, perché la vecchiaia mi rende più saggia, più libera! So che non vivrò per sempre, ma finché sarò qui, vivrò secondo le mie leggi, quelle del mio cuore. Non ho intenzione di lamentarmi per ciò che non è stato, o di preoccuparmi di quello che sarà. Per il tempo che rimane, amerò la vita come ho fatto fino ad oggi, il resto lo lascio a Dio.» Avete mai osservato la pelle delle anziane ? È simile alle ali delle farfalle, si rompe facilmente anche con un graffio insignificante. Si muovono più lentamente, così hanno più tempo per guardare i dettagli, parlano con una ritrovata libertà perché si sono liberate di ogni tabù, di ogni condizionamento e te lo regalano con gioia. In loro c’è una saggezza della vita che ha come pilastri l’audacia e la prudenza, per questa ragione esse andrebbero salvaguardate e protette.

La Curandera Margarita, basta cercarla su Youtube, è una anziana donna di un’età indecifrabile che porta la sua lunga treccia bianca come un cerchietto. Lei rappresenta una di quelle donne tipiche della tradizione andina, le Curandere appunto, dotate di una energia straordinaria capace di riportare pace ed equilibrio al mondo. Ecco cosa dice a proposito, facendo autocritica,  della forza delle donne della sua età. «Noi non abbiamo saputo dire “sono qui” per condividere la nostra esperienza. C’è una cosa che dobbiamo cominciare a fare e che si chiama “Cerimonia della vita”. A 52 anni per una donna si chiude un primo cerchio per ritornare dove si è stati bambini. Si ritorna a quel punto in cui lei ha avuto il risveglio ormonale, ha avuto dei figli, ha goduto della famiglia. Adesso è pronta ad aprirsi alla maternità universale. Però accade che la donna si ferma lì perché si prende cura dei nipoti e vive nell’ansia di controllare ogni cosa. Dai 52 anni ai 65 anni bisogna aprirsi alla maternità universale, cioè condividere la propria esperienza. Durante questo tempo la donna è l’oro in polvere per l’umanità.» Cosa dovrebbero insegnarci tutte queste storie? Che la donna deve onorarsi e rispettarsi non con inutili orpelli, ma deve portare alla luce la luce che la pervade per illuminare chi le  gravita attorno.

Qual è l’augurio che ogni donna dovrebbe cantare a sé stessa? Ce lo dice ancora la Curandera Margarita: «Sono il potere dentro di me. Sono l’amore del sole e della terra. Sono il grande spirito. Sono eterna. Ripeterselo all’infinito per essere gioiosi e andare avanti.»

Dedico questo articolo a Kristina, Irene e Palmina, amiche capaci di luce.

***

Articolo di Giovanna Nastasi

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Giovanna Nastasi è nata a Carlentini, vive a Catania. Si è laureata in Pedagogia e Storia contemporanea e insegna Lettere negli istituti secondari di II grado. La sua passione è la scrittura. Ha pubblicato un romanzo, Le stanze del piacere (Algra editore). 

2 commenti

  1. Un bellissimo articolo. Ognuna di noi dovrebbe tenere a mente le parole della curandera Margarita che ci invita ad andare avanti, anche se il peso degli anni si fa sentire.
    Paola

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