Editoriale. “Vissi d’arte. Vissi d’amore”: online il IX convegno di Toponomastica femminile

Carissime lettrici e carissimi lettori,

dovevamo essere a Firenze, nella terra che un tempo ha visto regnare la famiglia de’ Medici. Invece un microscopico virus ci ha bloccate/i, stravolgendo i percorsi che avevamo iniziato a progettare e a intrecciare già da Palermo e ci siamo ritrovate/i tutte e tutti davanti a un computer, da casa. I progetti per questo IX convegno dopo l’arrivo del Covid-19 sono stati tanti, come avete potuto leggere anche nell’articolo pubblicato la settimana scorsa (Vitaminevaganti.com, 20 ottobre). Tante sono state le ipotesi di realizzazione e altrettante tante volte si è cambiato il programma, come in un’eterna tela di Penelope, per aggirare l’insistente presenza di un virus che ha deciso di stare nel mondo e non ci vuole lasciare. Dunque la soluzione di un incontro, seppure ridotto per orario e persone, sulla piattaforma via etere, è sembrata la migliore, con la promessa, che condividiamo e appoggiamo, di Maria Pia Ercolini, fondatrice e presidente di Toponomastica Femminile, di “non mollare” e duplicare la scelta della locazione (scusate ma il termine location mi sembra davvero orribile) sempre in terra fiorentina, per prossimo, il X convegno, quello del 2021 che, ce lo auguriamo, sarà tutto in presenza e nella terra che ha visto nascere gli artisti più grandi!

Abbiamo iniziato giovedì sera. Firenze non poteva che ispirare Arte perché di arte e di artisti e artiste si è nutrita per tanti secoli, come quasi a essere la sua storia eterna! I nomi dei e delle grandi si susseguono, infervorando attraverso il loro ascolto la nostra mente. Abbiamo imparato, sulla rivista e nell’interessante intervento trasmesso proprio durante la prima giornata del Convegno, che sono state tante le voci femminili dell’arte, in questo caso di quella fiorentina e toscana. Purtroppo il loro operato non è stato valorizzato e conosciuto abbastanza, neppure nei casi più significativi e questo solo perché donne, una questione di differenza di genere!

Siamo rimaste/i in Toscana anche ieri pomeriggio con le donne della famiglia de’ Medici, quelle che potete trovare nel libro di Barbara Belotti Le Medici, le tante che non sono state per nulla trasparenti nella vita della famiglia, ma hanno dato impulsi politici e culturali fino all’ultima di loro, Maria Luisa de’ Medici (vedremo e ascolteremo i suoi racconti a metà novembre, sul canale Sky art, e ne parleremo ancora qui) che ha legato, col suo Patto di famiglia, tutta l’arte di Firenze alla terra che l’ha prodotta, sottraendola alle possibili, anzi, possibilissime fughe in mano ai Lorena, successori al potere mediceo.  Insieme alle donne della dinastia nata sull’Arno abbiamo ascoltato anche i racconti di Ricamatrici, Trecciaiole, di quella donna fuori dal coro che era Fedora Barberi, ma anche quelli di Parole tossiche, che ci penetrano dentro, avvelenandoci la mente e marcando differenze arroganti quanto inesistenti.

Il convegno continuerà, sempre online, stamattina, con l’esposizione del concorso Sulle vie della parità, arrivato alla sua VIII edizione e dobbiamo insieme incrociare le dita augurandoci che si possa ritornare in questa edizione a premiare dal vivo le classi e i ragazzi e le ragazze che hanno lavorato e risulteranno vincenti.  Belle anche le presentazioni del nostro Calendaria 2021, per cui rinnovo l’invito ad acquistarlo, per sé e per un regalo istruttivo, educativo, oltre che artistico, sulle donne che hanno contribuito alla Storia dell’Europa intera, delle sue lingue e culture. Spero che vi divertirete all’ascolto delle lettere iniziali delle parole degli stereotipi di genere e imparerete dalla lezione di Educazione civica in chiave femminile. E poi che bello quel Memory street in versione outdoor! Stasera ci sarà un doppio incontro, con un omaggio a un fiore spesso regalato alle donne: la rosa con lo sguardo alla sua rappresentazione nella pittura.

Ci incontreremo anche domani, domenica, come era da calendario (almeno quello è stato rispettato). Prima di salutarci passeggeremo, virtualmente, tra le vie intitolate alle donne fiorentine, alcune anche per acquisizione, che si dedicarono all’arte e alla musica, per far capire che la cultura, la Storia del mondo non sono solo cose da uomini.

Mi auguro che però, oltre alla partecipazione numerosa al Convegno, abbiate tempo per immergervi nella lettura della rivista che tratta anche questo sabato tanti argomenti interessanti.  Legati al Convegno e ai luoghi che dovevano accoglierci ci sono due articoli. Parto proprio dalla Ricetta, dalla Torta al semolino, tutta rigorosamente toscana, trovata dall’autrice tra le pagine uscite dalla penna di Pellegrino Artusi, romagnolo di nascita (Forlimpopoli 4 agosto 1920), ma adottato da Firenze dove si spense (11 marzo 1911) e dove riposa, nel cimitero delle Porte Sante, proprio ai piedi dell’Abbazia di San Miniato al Monte, da dove si gode uno spettacolare panorama sulla città. Legate a Firenze sono anche le due pittrici che proseguono gli appuntamenti dedicati alle donne artiste fiorentine, ambedue della scuola di Giovanni Fattori. Si racconta di Loretta Pieraccini, nata a Poggibonsi, figlia di un medico, e di Fillide Giorgi, nata e morta a Firenze tra il 1883 e il 1966. Omaggia il capoluogo toscano anche Francesca Caccini che, appena tredicenne, cantò (ma non fu solo la musica la sua passione) durante il matrimonio di Maria de’ Medici con Enrico IV, il re di Francia. E ancora si rimane nella terra dove scorre l’Arno per impegnarsi in un’incantevole passeggiata in Valdinievole, tra Montecatini, Pescia e Monsumanno, sulle orme di passaggi femminili. Ci si allontana dai confini del regno mediceo e da quelli italiani, non perdendo certo la forza del piacere di leggere, con le storie di due donne, Alison Hargreaves e Bessie Smith. La prima è inglese, una coraggiosa alpinista che alla montagna ha dato il suo cuore e la sua vita. La seconda (la ritroviamo sicuramente al convegno) è americana, una cantante Blues la cui voce ci ha fatto conoscere Il blues del letto vuoto, un leitmotiv della musica popolare americana, cantata molto dai neri (spero l’autore mi approvi la definizione perché, come scrive, è difficile determinarla), simbolo certo di tormenti e solitudine. Un articolo è legato a Angela Pica Alfieri e un’altra storia, solitaria ma meravigliosa, a Gina, così solamente con il nome e con il suo stare in un paese, uno dei tanti, pirandelliani, che la guarda con sospetto, che non riesce ad accettarla nel suo Senso di rivalsa, una sorta di Boccadirosa asessuata, a memoria musicale.

Consentitemi ora di raccontarvi un avvenimento privato. Voglio condividerlo con voi perché, settimana dopo settimana, da un appuntamento all’altro, dai commenti e dalle vostre accoglienze ai miei scritti, vi ho sentito intime e intimi, ho percepito una vicinanza che mi permette di condividere un mio personale accadimento. Lunedì scorso ho perso la mia amatissima cagnolina. Se ne è andata quasi dormendo, non procurandoci fastidi, come ha sempre fatto durante tutta la sua presenza su questa terra. Per consolarmi ho cercato qualcosa che me la ricordasse e la fermasse ancora con più forza nel cuore, e un riscontro l’ho trovato. Mi sono letta di un fiato un racconto lungo dell’indimenticabile Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno, coraggioso e poetico, che ci ha regalato pagine immensamente belle, morto a causa del virus infernale che ci tormenta, appena sei mesi fa. Si intitola Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà. Mi ha toccato il cuore e l’ho dedicato alla mia piccola amica del mondo animale, a cui umilmente apparteniamo anche noi. Sepúlveda ha amato tutti gli esseri viventi e ci ha donato tante storie che raccontano il modo gentile di vita degli animali, qualsiasi numero di zampe e qualsiasi peluria abbiano: dal cane al gatto, alla gabbianella, alla lumaca, alla balena bianca, tutte attrici e protagoniste di un mondo giusto e onesto.

Così, nel racconto, Luis Sepúlveda descrive gli ultimi momenti di Aufman, il nome del cane, che significa fedele e leale: «L’aria pian piano si ferma e non ha bisogno di entrarmi nei polmoni. Aukamañ mi accarezza, nella dolce lingua della Gente della Terra e mi ripete che sono il suo peñi, suo fratello, Aufman, leale e fedele, e mi parla dei giorni lontani in cui eravamo solo un picheche (un bambino piccolo) e un pichitrewa (un cucciolo di cane) che crescevano protetti dal fiume e dal bosco. Una gran pace mi invadeva e dal profondo del mio essere la voce del Ngünemapu (un essere superiore che comanda su tutto ciò che è vivo nel mondo) mi dice che è il momento di intraprendere il grande viaggio, ma che prima dovevo ascoltare la voce del mio peñi del mio fratello mapuche. Aukamañ mi prende fra le braccia e dice Marichiweu peñi, dieci volte vinceremo fratello, perché è così che si saluta la Gente della Terra, senza mai dire addio. Io sono Aufman, il ricordo di un cane e la mia storia si racconta nella ruca (casa rurale) della Wallmapu, quando la nebbia del Sud del mondo nasconde il paese della Gente della Terra» (luglio 2015).

Nelle parole del grande scrittore, che dono come il mio accorato saluto, ho sentito tutto il respiro della mia Milou, amica cara.

Buona lettura a tutte e a tutti

***

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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