Abuela Kihili: un nuovo linguaggio decolonizzatore

Ha un nome quasi impronunciabile, Kihili Kunturpilku.
Colombiana, più precisamente oriunda del Catalumbo, indigena, ricercatrice, viaggiatrice, si definisce semplicemente una abuela, una nonna.
In realtà a 70 anni è già bisnonna, «con l’esperienza di una di 90, la forza di una di 30 e con la voglia di vivere di una ventenne» afferma lei stessa.
La stessa storia del suo nome ci aiuta a comprendere più a fondo il suo lavoro. Il nome che le fu dato alla nascita era Ruth Esther Zafra Calderón.
Per linea paterna, ha sangue aborigeno degli ormai estinti Cùcutas, oltre a conservare dentro di sé, grazie ad un bisnonno del padre, lo spirito cimarrón, lo spirito africano indomito.
In linea materna, invece, la sua bisnonna, figlia di un potente e feroce trafficante di schiavi, a 14 anni mise al mondo una bambina, nata da una relazione clandestina con uno schiavo di appena 17 anni, appartenente alla  famiglia caribeña Pijao.

Questa storia individuale è rappresentativa per Kihili del processo di mestizaje e acculturazione di tutto un continente, che secondo lei «è stato ed è un processo violento, forzato e rafforzato da una struttura patriarcale che coinvolge valori sociali, religiosi ed economici, con modelli di produzione che sono modelli di sfruttamento, spogliazione e sottrazione. In altre parole, una struttura di prepotenza».
Dopo un lungo processo interiore di riappropriazione delle proprie origini, applicando il diritto sancito da un articolo di un decreto colombiano approvato nel 1980, con una scrittura pubblica, registrata con il numero 1246 l’8 settembre 2000, cambia il proprio nome in Zafra Kihili Zafra Kunturpillku Khamaqshani.
Ha voluto introdurre come nome il cognome paterno Zafra, di origine Moro, il cui significato è “giallo, dorato, pronto per il raccolto”, mantenendo inoltre le proprie radici culturali per cui questo nome deve essere ripetuto all’inizio ed alla fine del nome stesso.
Kihili, invece, in lingua Iku, della Nazione Wintukua, è il nome mitico della donna che quando scuote la folta capigliatura mentre danza, fa piovere foglie sacre di Coca.
Per ciò che concerne invece i due cognomi, entrambi derivano dalla lingua qeshwa, di origine inkaria: kuntur è il condor, pillku è stormo, quindi Kunturpillku è stormo di condor.
Khamaq è colui che organizza, ordina, porta armonia; shani è il corrispondente del gerundio attivo andando – camminando: quindi Khamaqshani significa organizzando, ordinando, armonizzando.
Kihili ha già scritto il suo testamento in otto colori, i sette dell’arcobaleno e ciò che lei chiama il verde Coca.

I suoi studi sono stati descolarizzati ma molto intensi: ha condiviso esperienze conoscitive con saggi maestri indigeni, soprattutto latinoamericani, come autodidatta si è specializzata in Alimentazione Biologica, ha potuto conseguire in Bolivia alcune Maestrie che un dipartamento dell’Università di San Andrés ha creato specialmente per i dirigenti indigeni.

Da più di quarant’anni utilizza le medicine alternative.
Ha pubblicato un libro, è registrata su Facebook, la si incontra anche in un canale Youtube e cerca di essere aggiornata su ciò che le succede intorno.
Da più di un anno collabora con la rivista digitale Resumen latinoamericano, dove la incontrai per caso a luglio del 2019; attualmente  contribuisce alla sezione dedicata al pensamiento critico.

Il suo libro si intitola Decodificación del Esquema conceptual colonial. Mas de 525 miliones derrotando el miedo (Decodificazione dello schema concettuale colonialista. Più di 525 milioni abbattendo la paura).
Ė il progetto a cui ha dedicato sette anni della sua vita, 24 ore al giorno, come una fissazione.
Il numero 525 deriva dal fatto che è venuto alla luce pubblicamente nella città di La Plata, nella piazzetta Rocha, di fronte all’Università, il 12 ottobre del 2017, esattamente a 525 anni dall’inizio dell’”invasione”, come Abuela Kihili definisce la “scoperta” dell’America.

Il libro può essere scaricato da internet, ma il sogno di Abuela Kihili è di averlo a disposizione su carta, ricavata artigianalmente da materiale vegetale, con la copertina realizzata con un pezzo di arpillera. Il simbolo del copyright dovrà essere coperto da una bella X rossa, «come quella che Mafalda pone sulla zuppa». Apparirà invece il copyleft, perché il testo deve essere libero, a disposizione di tutti.
«Si mettono in piedi delle grandi imprese per capovolgere il sistema, ma con il tempo si rimane assorbiti dallo stesso sistema e se ne diventa funzionali. La mia idea, la mia tesi è che se non possiamo uscire dal sistema, possiamo espellerlo anche dal nostro corpo. Se in milioni lo rigettiamo, e ci riappropriamo della nostra sovranità, sommandoci, siamo Popoli. Se nessuno di noi, essendo milioni, e centinaia di milioni, non compriamo.. non consumiamo, collassano!» aveva affermato Abuela Kihili in una intervista rilasciata a Resumen Latinoamericano, il 23 luglio 2019.

Non è semplice la lettura, ma affascinante, anche se traducendolo in italiano, si possono perdere alcune delle provocanti rotture del linguaggio che Kihili crea, distruggendo, ricostruendo e a volte inventando parole, secondo la sua filosofia e pensiero originario.
La colonizzazione, ad esempio, viene raffigurata come «la Gran Puta Emperatriz Doña Colonia» che, con il suo sosia, il capitalismo-democratico-borghese-urbano-cubicoide-bancario e patriarcale-bianco-biondo-carnivoro e idrocarburifero,  si presenta come una specie di bestia informe che riposa su quattro zampe, in modo ovvio, o macrovvio: la colpevolezza, innanzitutto, introdotta a forza nel sangue delle persone da più di 25 generazioni, facendo in modo che diventi naturale nel subcosciente collettivo.
La seconda è l’educastrazione, che si applica in modo costante su intere generazioni intere di individui divenuti acritici, però sufficientemente colpevolizzati.
La terza è l’economiseria, che si esercita su popoli adeguatamente educastrati.
L’ultima è la farmafia, l’affare è grande e la mercanzia siamo tutti e tutte noi.

Giocando con le parole, Abuela Kihili ha deciso di eliminare tutti i “miento” finali di alcune parole chiave: non parla più di pensa-miento, senti-miento, conoci-miento, acerca-miento (avvicinamento), trata-miento, empodera-miento (potenziamento)Introduce invece i concetti di pensa-ciertosenti-cierto, conoci-cierto, trata-cierto empodera-cierto.

Anzi, più precisamente parla di senti-pensar-cierto, pensa-senti-cierto.
Ma utilizza descubri-miento (la scoperta), perché è veramente un miento.
Non è facile seguirla nei suoi ragionamenti, occorre lasciarsi andare ed entrare nelle immagini che costruisce anche per noi: il pianeta terra diventa la Globeta Madre Terra, dove, come in tutto l’Universo, si materializza la Vita Divina, quella autoconcepita, autocreata, autopartorita, autosostenuta e autoreferenziale.

Una vita divina che si manifesta attraverso la Luce, sottile sostanza fisica, che implica la libertà assoluta di ciascun fotone.
E la luce si materializza, si tridimensionalizza. Ma, per tridimensionalizzarsi, si angolarizza.
E per materializzarsi si fissa. Si unisce alla forma.
Quindi Umani sono tutti coloro che vivono la Sagrada Globeta Madre Terra.
Includendo grilli, ragni, colibrì, farfalle, tutti gli eccetera e perfino le fonti canti cristalline. Compresi gli invasori.
Ma siamo fratelli, afferma Abuela Kihili, «soltanto se beviamo insieme l’acqua, il latte materno della Santa Madre Terra. Altri saranno coloro che bevono wisky, raffreddandolo con orrendi cubetti di plastica».

Gli invasori, saccheggiatori, colonizzatori, di sangue azzurro, quindi freddo, hanno generato intere generazioni di meticciato e bastardi, generati con la forza bruta, sangue e violenza.
Ma non hanno potuto cancellare definitivamente quell’autentico lignaggio della Madre Terra, che ha saputo sopravvivere, anche se dispero, sporco, nascosto, quasi occultato in una massa violentata, spogliata, impoverita.

Si manifesta in quelli che Abuela Kihili definisce i Geni Salterini, palpitanti e sopravvissuti a tutte le colpe addossate, agli indottrinamenti, alle inquisizioni, alle guerre, alle purghe e agli assassini di massa.
Sono i geni che a-davanti-sotto-con-contro-di-da-in-dentro-verso-fino-per-secondo-senza-sopra-dietro, possono emergere.
Creando un mondo diverso.
Disculpe Abuela Kihili, una Sagrada Globeta Madre Terra.

***

Articolo di Maria Teresa Messidoro

Classe 1954, insegnante di fisica, da quarant’anni vicina alla realtà latinoamericana, in particolare a El Salvador, e con un occhio di genere, è attualmente vicepresidente dell’Associazione Lisangà culture in movimento; è scrittrice per diletto ma con impegno e spirito solidario.

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