Elena Lagadinova (1930–2017)

«Devi combattere per ciò in cui credi» (da un’intervista a Kristen Ghodsee).

Elena Lagadinova

LA PARTIGIANA

Nome di battaglia: Amazzone!

Di chi parliamo? Di una bambina che già a 11 anni è staffetta partigiana e a 14 – siamo nel 1944: la Bulgaria è in guerra a fianco delle potenze dell’Asse  –fugge dalla sua casa data alle fiamme dalla gendarmeria; si salva e segue in montagna i suoi due fratelli maggiori. È la più giovane partigiana bulgara. Uno dei fratelli, Assen Lagadinov, cadrà in un’imboscata; Elena continuerà a combattere guadagnandosi con il suo coraggio il soprannome di Amazzone. «Portavo la mia pistola al collo. Così, se ci avessero attaccati, non avrei potuto dimenticarla» ricorderà in seguito. Si racconta, inoltre, che nel settembre del 1944 Elena guidò, cavalcando uno stallone bianco, i partigiani che scendevano dalle montagne. La sua foto era su tutti i giornali e periodici per la gioventù, da Belgrado a Mosca; divenne un esempio, un mito: «Sii coraggioso come l’Amazzone!», si diceva.

LA RICERCATRICE

Finita la guerra la Bulgaria, governata da Georgi Dimitrov, entra a far parte del blocco sovietico. Elena studia in Urss, conseguendo un dottorato in agrobiologia. Tornata in patria, lavora per tredici anni come ricercatrice presso l’Accademia delle Scienze del suo Paese e contribuisce alla creazione di un ibrido di grano più robusto (il triticale) che permetterà un aumento della produzione agricola. Per il suo lavoro in genetica vegetale, il governo le attribuirà nel 1959 l’Ordine nazionale di Cirillo e Metodio. Ma Elena è critica nei riguardi dei controlli esercitati sulla ricerca nel mondo comunista. Nel maggio del 1967 scrive una lettera al premier sovietico Leonid Brezhnev in cui si mostra preoccupata per la mancanza di competenze tecniche dei quadri del Partito, che condizionano pesantemente l’attività di ricerca; la lettera viene intercettata dal governo bulgaro ed Elena teme per la sua libertà: «Un giorno mi hanno mandato un’auto mentre ero all’Accademia. Ero in laboratorio, con indosso il camice, nel bel mezzo di un esperimento. Ho chiesto loro di aspettare ma mi hanno detto di venire immediatamente. Pensavo di essere arrestata». Lagadinova viene invece “promossa” (o rimossa?) e nominata Presidente del Comitato del movimento femminile bulgaro (Cbwm) e membro del Comitato centrale del Partito comunista nel 1971. Sarà Presidente del Comitato delle donne per ventidue anni, fino al 1990, nonché una delle personalità più influenti nel panorama internazionale e in Bulgaria, dove contribuirà in maniera decisiva a quella che Maria Dinkova definisce «la grande rivoluzione delle donne» bulgare.

Elena Lagadinova con Angela Davis, 1972

LA POLITICA

Dal 1968, lasciata a malincuore la ricerca, Elena si occuperà, sia in patria che a livello internazionale, di politica e segnatamente di “politiche per le donne”.

Prima di analizzare più in dettaglio le sue azioni è opportuno fare due considerazioni. Nel mondo della guerra fredda anche la politica nei confronti delle donne fu terreno di scontro ideologico: da un lato i Paesi occidentali cercavano il loro consenso sostenendo che solo al di qua della cortina di ferro, dove si rispettavano le libertà individuali, esse avrebbero potuto trovare il loro spazio; dall’altro i Paesi socialisti si proponevano come la sola realtà in cui si superavano le differenze tra i sessi, si concretizzavano misure (istruzione, lavoro) in loro favore.

L’altra considerazione riguarda invece l’autonomia delle organizzazioni femminili statali; a Ovest venivano guardate con sospetto, considerate mere cinghie di trasmissione degli ordini del partito, strumenti di controllo autoritario: Kristen Ghodsee invece (e con lei altre studiose dopo il 1990) osserva che le donne di questi movimenti utilizzarono le relazioni privilegiate con il Partito per promuovere politiche efficaci e che si batterono contro i privilegi patriarcali maschili facendo appello agli ideali comunisti di eguaglianza. In questo contesto il caso della Bulgaria è particolarmente significativo, per quanto riguarda sia l’organizzazione del Comitato sia la strategia di approccio ai problemi e il rapporto col governo centrale.

Riguardo al primo punto va detto che il Comitato si reggeva in gran parte sul volontariato (c’erano organismi di livello nazionale e locale ma solo le donne dei livelli più alti erano impiegate dello Stato); era un organismo aperto a tutte le donne, che fossero o no iscritte al Partito comunista, come testimonia Pavlina Popova ma anche Anna Durcheva: «a Elena Lagadinova non importava chi tu fossi […], le importava che fossi una buona lavoratrice». Aveva inoltre una certa autonomia finanziaria in quanto i proventi del mensile “Zhenatadne”(Donna Oggi), diretto da Sonia Bakish, altra figura importante del movimento femminile bulgaro, entravano direttamente nel bilancio del Cbwm.

Relativamente al secondo aspetto Elena Lagadinova e il Comitato non rinunceranno mai ad incalzare il politburo facendosi portatrici dei bisogni e degli interessi delle donne, raccogliendone le istanze e ottenendo conquiste significative. Vediamo un po’ meglio con un esempio come si articolò l’azione di Lagadinova e del Cbwm.

Con la Costituzione del 1947 la condizione delle donne era migliorata. Dagli anni Cinquanta ai Settanta del Novecento la Bulgaria conosce un periodo di rapida industrializzazione che vede un importante contributo della forza-lavoro femminile; si registra però una decrescita preoccupante della natalità e la nomina di Elena Lagadinova alla presidenza del Cbwm può essere considerata una prima risposta: si sceglie una scienziata perché il problema va affrontato con un’ottica scientifica. E ascoltando le donne, dando loro voce, pensa Lagadinova.

Infatti, con la collaborazione dell’Istituto centrale di Statistica, viene svolta una ricerca per comprendere meglio la situazione; vengono poste domande sulla distribuzione del lavoro e delle responsabilità familiari ed emerge che il peso maggiore della gestione familiare grava come sempre sulle donne. Insomma vorrebbero più figli ma sono trattenute dalla scarsità di tempo, di aiuti, di risorse. E se non c’era abbastanza tempo per i figli figuriamoci per altre attività: studio, svago, lettura, partecipazione politica; insomma l’emancipazione “comunista” realizzata nei posti di lavoro, non aveva affatto liberato le donne. Per risolvere il problema la proposta più semplice ed economica, avanzata da alcuni politici, è quella di limitare l’accesso delle donne all’aborto come aveva fatto la Romania. Il Cbwm  suggerisce invece un insieme di  misure alternative: congedi per maternità con mantenimento del posto di lavoro, assegni familiari, creazione di asili nido e servizi. Nel 1973, nonostante l’importante impegno di bilancio che comportavano, queste misure vengono approvate. «La Bulgaria è stata il Paese più progressista in termini di congedo di maternità e politica familiare tra i paesi socialisti» sostiene Popova, collaboratrice di Elena. Sulla questione dell’aborto si arriva, invece, ad un compromesso: viene negato alle donne sposate con meno di due figli. Anche dopo l’approvazione della legge, Lagadinova non smette di incalzare uffici, aziende, governo, ministeri per ottenerne l’attuazione, dando voce ai reclami, alle richieste – le più varie: scarsa disponibilità di pannolini, di calzature, di alloggi – che moltissime donne facevano per lettera al Comitato.

A partire dagli Ottanta il Cbwm si impegna in campagne volte a modificare la distribuzione del lavoro domestico: il mensile “DonnaOggi” comincia a pubblicare foto di uomini che lavorano a maglia, cambiano pannolini o portano la prole a spasso nel marsupio.

Un altro capitolo importante dell’attività di Elena Lagadinova riguarda le questioni internazionali.

Durante il Decennio delle Nazioni Unite per le Donne (1975-1985), Lagadinova viaggia molto tessendo una fitta rete di relazioni bilaterali con centinaia di organizzazioni femminili dell’Est, dell’Ovest e del Terzo Mondo. Viene nominata relatrice generale alla Conferenza mondiale sulle Donne a Nairobi nel 1985 ed entra poi a far parte dell’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione delle donne. Nel 1991, la Claremont Graduate School degli Stati Uniti le assegna la medaglia presidenziale per meriti eccezionali.

Per il bene di tutte le nazioni, lei ha preso […] la scena mondiale […] Molto prima che un nuovo ordine mondiale emergesse, Lei ne aveva già immaginato uno. Lei si comportava come se già esistesse, e attraverso le sue azioni ne ha contribuito alla nascita. Lei è andata oltre gli stretti confini di partito e nazionalità per creare una rete internazionale di studiosi e politici impegnati per il miglioramento della vita delle donne. Attraverso il suo lavoro con le Nazioni Unite, ha influenzato la vita delle donne in tutto il mondo e, attraverso di loro, i destini delle loro famiglie.

Si può veramente parlare con M. Dinkova di «grande rivoluzione delle donne»? la loro è stata «un’emancipazione dall’alto»? Indubbiamente ci sono dei limiti: controlli di uno Stato autoritario, divieto di organizzazioni autonome, limitazioni dei diritti civili (pensiamo all’assenza del tema dell’omosessualità ad esempio), una tardiva e limitata messa in discussione del ruolo della donna come madre e lavoratrice. Ma si può affermare che, nonostante questi limiti, Elena Lagadinova e tutto il Cbwm hanno fatto fare notevoli passi in avanti alle donne bulgare, contribuendo alla loro autonomia e autorealizzazione.

Dopo la caduta del muro di Berlino la Cbwm fu sciolta e Elena Lagadinova si ritira dalla vita pubblica.

Muore a Sofia nel sonno il 29 ottobre del 2017.

Per saperne di più

  • Ghodsee K., Pressuring the Politburo: The Committee of the Bulgarian Women’s Movement and State Socialist Feminism, Slavic Review, vol. 73.Cambridge Univ. Press, 2014
  • Ghodsee K., Second World, Second Sex, Socialist Women’s Activism and Global Solidarity during the Cold War, Duke Univ. Press, 2019

***

Articolo di Angela Scozzafava

Si è laureata in filosofia della scienza con il prof. Vittorio Somenzi e ha conseguito il Diploma di perfezionamento in filosofia.  Ha insegnato — forse bene, sicuramente con passione — in alcuni licei. Ha lavorato nella Scuola in ospedale, ed è stata supevisora di Scienze Umane presso la SSIS Lazio. Attualmente collabora con la Società Filosofica Romana; scrive talvolta articoli e biografie; canta in cori amatoriali e ama i gatti.

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