«Tacete, o maschi». Le poetesse marchigiane del ‘300

Il 2020, che ricorderemo di certo come anno foriero di catastrofi, ha in realtà prodotto anche qualcosa di buono se ci spostiamo nel settore librario, comfort zone per animi curiosi e in cerca di strumenti per affrontare al meglio la vita.

Non mi riferisco solo al rinnovato coinvolgimento nella lettura, che sembra abbia contagiato molte persone ridotte in lockdown, ma alle novità editoriali, che contano tra le loro fila anche un interessante libello dal titolo altamente evocativo: «Tacete, o maschi». Le poetesse marchigiane del ‘300.

Un’opera che certamente attira l’attenzione, permettendo di venire a conoscenza dell’esistenza di un piccolo gruppo di donne marchigiane dedite alla poesia in un’epoca in cui il dominio maschile in materia è sempre stato dato per assodato e in una zona che si reputava priva di tentativi femminili di spostare su di sé la luce dei riflettori, fino a periodi molto più tardi.

L’operazione, realizzata grazie ad un bando regionale del 2018, è parte di una delle collane di Argolibri, neonato marchio editoriale dell’affermata rivista Argo, afferente alla casa editrice anconetana Nie Wiem.

In particolare Tacete, o maschi è il terzo volume della collana “Talee, piccole gemme introvabili ma necessarie”, curata da Andrea Franzoni e Fabio Orecchini.

Si tratta di una breve antologia, contenente quattro liriche di Leonora della Genga, cinque di Ortensia di Guglielmo, due di Livia da Chiavello e una di Elisabetta Trebbiani.

Le quattro, insieme a Giovanna d’Arcangelo di Fiore, la cui opera non è riportata in questo testo, definiscono una delle prime generazioni di scrittrici della letteratura italiana, rappresentando un gruppo ben definito, vissuto nello stesso territorio, quello del Fabrianese, in provincia di Ancona (ad eccezione di Elisabetta Trebbiani, ascolana), nel medesimo periodo storico e legate da affinità tematiche e culturali.

Alle poete trecentesche rispondono poi nel libro, con una sorta di corrispondenza di amorosi sensi, tre autrici contemporanee: Mariangela Gualtieri, Antonella Anedda, Franca Mancinelli, che tramite i loro versi dialogano con le colleghe vissute sette secoli fa.

Arricchisce l’opera l’apparato iconografico ideato dall’artista Simone Pellegrini, che riproduce con i suoi tratti figure fluide e contaminazioni di generi, immagini altamente evocative e in stile medievale, perfettamente in linea con la materia trattata. Le poete marchigiane acquistano così nuova considerazione, vengono (ri)scoperte e avvicinate al pubblico che, in larga parte, ne ha ignorato e ne ignora del tutto l’esistenza.

Sintomatica in tal senso la loro assenza dal recente Dizionario Biografico delle Marchigiane, edito nel 2018, che aspirava a dare visibilità alle donne della Regione distintesi per particolari meriti di vita.

Le poete del Trecento marchigiano furono citate per la prima volta da Andrea Gilio da Fabriano, che le inserì nel suo trattato Topica Poetica, nel 1580, più di due secoli dopo la loro esistenza.

Andrea Gilio, Topica Poetica

Nelle epoche successive vennero di rado nominate, preferendo pensare che l’arte dello scrivere poco si addicesse al genere femminile, al quale competevano naturalmente solo le occupazioni casalinghe. Spesso ignorate, quando non esplicitamente delegittimate, tra i loro detrattori si ricordano anche nomi illustri come Giosuè Carducci, il quale sosteneva che non fossero mai esistite, ma fossero state “inventate” da Andrea Gilio ed Egidio Menagio. Il poeta Borgognoni, per rafforzare l’idea della loro inesistenza, sosteneva che le donne italiane di quell’epoca certamente non avrebbero aspirato ad essere letterate o poete, non confacendosi tali ambizioni alla loro natura.

I documenti storici e i ritrovamenti d’archivio li hanno ovviamente smentiti e questa nuova pubblicazione aiuta dunque a ricollocare al giusto posto un importante tassello mancante della letteratura italiana delle origini.

I sonetti presentati in questa piccola antologia si distinguono per la chiara intenzione di affermare il proprio io poetico, dichiarando esplicitamente e con forza il proprio diritto all’uguaglianza letteraria (ma non solo) con gli uomini. Il mestiere della scrittura viene così rivendicato, senza indugiare in tematiche amorose, ma rinnovando la tradizione petrarchista di impegno sociale e politico.

Le donne in poesia non sono così solo icone e immagini cristallizzate evocate da autori maschili, ma soggetti attivi, che reclamano le proprie legittime aspirazioni di gloria e fama.

Di sicuro una lettura piacevole e sorprendente, ma soprattutto un’operazione di cui c’era bisogno, realizzata in un’epoca storica forse finalmente pronta ad accogliere questi versi coraggiosi e talvolta spavaldi, forti e arguti, ancora decisamente attuali.

E allora, insieme a Leonora, possiamo di certo affermare:

«Tacete, o maschi, a dir, che la Natura
A far il maschio solamente intenda,
E per formar la femmina non prenda,
Se non contra sua voglia alcuna cura.
Qual invidia per tal, qual nube oscura
Fa, che la mente vostra non comprenda,
Com’ella in farle ogni sua forza spenda,
Onde la gloria lor la vostra oscura?
Sanno le donne maneggiar le spade,
Sanno regger gl’Imperi, e sanno ancora
Trovar il cammin dritto in Elicona.
In ogni cosa il valor vostro cade,
Uomini, appresso a loro. Uomo non fora
Mai per torne di man pregio, o corona».

Antonella Anedda, Mariangela Gualtieri, Franca Mancinelli
Tacete o maschi
Argolibri, 2020
pp. 64

In copertina: Ascoli Piceno, foto di Barbara Belotti.

***

Articolo di Silvia Alessandrini Calisti

Laureata in Lettere e Archivistica e Biblioteconomia, ha lavorato nel settore bibliotecario per poi passare a occuparsi di contenuti web, social media management e web marketing. Ha ottenuto il Golden Media Marche nel 2015 e il Premio Impresa Donna nel 2016. Collabora con l’Osservatorio di Genere. Nel 2016 ha pubblicato il saggio Sani e Liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVI-XX), e nel 2020 Marche stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana, entrambi con Giaconi Editore.

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