Ritratti femminili alla Galleria Borghese. Il Cinquecento. 

Nel corso dei secoli le/gli artiste/i si sono dedicate/i spesso ai ritratti, forse perché il riuscire a riportare efficacemente su tela la fugacità di uno sguardo e la freschezza di un sorriso sono da sempre considerati una grande sfida. 

Raffaello Sanzio, Dama con liocorno
1505-1506

E la Galleria Borghese, conosciuta per avere in collezione capolavori di personaggi del calibro di Raffaello, Caravaggio, Tiziano, custodisce anche un’importante serie di ritratti femminili del XVI e XVII secolo. 

Il nostro viaggio inizia nel Cinquecento, con uno dei ritratti più importanti e conosciuti che il museo romano conserva: si tratta del capolavoro di Raffaello Sanzio, la Dama con liocorno. Il dipinto si trova in una posizione privilegiata nel museo, nella bellissima “sala 9” o ‘”sala di Didone”e ritrae una fanciulla fiorentina che tiene in grembo un unicorno (o “liocorno”), animale fantastico simbolo di verginità e purezza. Con ogni probabilità il quadro venne commissionato a Raffaello come dono di nozze mentre l’artista si trovava ancora a Firenze. È infatti presente nella tavola una fitta rete di simboli legati alle virtù coniugali. Lo sfondo è un cielo azzurro incorniciato in un porticato e risente delle influenze ritrattistiche del Quattrocento.

Raffaellino del Colle (attribuito a)
La Fornarina (copia di), 1520 ca

Questa sala ospita anche una replica del quadro di Raffaello intitolato La Fornarina. Si tratta della copia del celeberrimo ritratto di mano di Raffaello Sanzio raffigurante Margherita Luti, oggi conservato presso la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini. La donna è ritratta nuda, mentre si porta una mano al petto, e su sfondo scuro. I capelli castani sono raccolti in un turbante, mentre lo sguardo è fisso e diretto. Molti sono gli studi effettuati per l’attribuzione dell’opera, recentemente è stato avanzato il nome di Raffaellino del Colle, fedele seguace del Maestro.

 

 

Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, Ritratto di Leda, prima metà del XVI sec. (a sinistra)
Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, Ritratto di Lucrezia, prima metà del XVI sec (a destra)

Nella “sala 10” o “sala di Ercole” sono presenti due importanti ritratti femminili del Cinquecento di mano del pittore Michele di Ridolfo del Ghirlandaio: il Ritratto di Leda e il Ritratto di Lucrezia. Entrambi i dipinti hanno simile impostazione e sembrano essere parte di un progetto ritrattistico più vasto concepito dall’autore. Il Ritratto di Leda era stato in precedenza attribuito a Vasari ed è stato invece recentemente accostato al percorso artistico di Michele di Ridolfo. Interessante notare l’impostazione del ritratto che raffigura la giovane Leda con il cigno — identificabile secondo il mito con Zeus — quasi voltata di spalle, come se il pittore l’avesse voluta cogliere in un momento dinamico, mentre si volta verso spettatori e spettatrici. Lo sguardo della donna è morbido e dolce, in netta contrapposizione con lo sguardo deciso del cigno-Zeus. Lo sfondo scuro e la sfarzosità degli abiti rientrano nei canoni manieristici dell’epoca. 

Bernardino Luini, Ritratto di Flora
prima metà del XVI sec

Di simile stile e struttura risulta essere il Ritratto di Lucrezia. Come avremo modo di vedere in seguito Lucrezia è una figura molto amata e rappresentata nel Cinquecento, perché simbolo di forza e virtù. Il Ritratto di Lucrezia di Michele di Ridolfo raffigura la matrona seminuda, già ferita a morte e su sfondo scuro. Anche questa opera possiede una forte dinamicità come il Ritratto di Leda, in contrapposizione alla staticità dei tipici ritratti del Quattro e Cinquecento. Lucrezia ha lo sguardo abbassato e il seno di fuori: dal dipinto emergono tutta l’inquietudine, il dolore e la vergogna provata dalla donna a seguito della violenza subita dal figlio di Tarquinio il Superbo. Nella violenza emotiva della scena le forme rimangono comunque morbide e sinuose, così come i colori, mantenendo lo stile nei canoni manieristici. 

Proseguendo verso la “sala 12” o “sala delle Baccanti” ci si imbatte in quattro ritratti femminili. Emerge primo tra tutti il Ritratto di Flora, attribuito al pittore lombardo Bernardino Luini. Il quadro secondo gli studi è entrato molto presto nella collezione del cardinale Scipione Borghese e per stile e modelli è riconducibile alla cerchia leonardesca. Flora è ferma e sorride a chi la osserva, mentre tiene con sé un mazzo di fiori ed è circondata da alcune orchidee sullo sfondo scuro. Interessante notare come l’autore abbia provato a realizzare con cura la trasparenza e le pieghe dell’abito. 

Anonimo, Ritratto di Sant’Agata
prima metà del XVI sec

La “sala 12” ospita altri tre ritratti femminili, tutti di ambito lombardo. Si tratta di un Ritratto di donna di Boltraffio Giovanni Antonio (ritratto che ricorda sotto alcuni aspetti il dipinto Dama con Ermellino di Leonardo), un Ritratto di donna attribuito a Licinio Bernardino e un Ritratto di Sant’Agata, di autore anonimo. Tutte e tre i quadri sono stati ricondotti all’area lombarda, sia per lo stile che per il simile abbigliamento delle donne rappresentate. Il tipo di vestiario delle figure ritratte è infatti spesso oggetto di studi da parte di studiosi/e per l’attribuzione dell’autore e dell’area geografica. Tutti i dipinti di questa sala sono su sfondo scuro e statici. Il Ritratto di Sant’Agata, che si distingue dai due ritratti citati per il soggetto sacro, raffigura la Santa martire che con gli occhi abbassati mostra l’attributo del suo supplizio, le mammelle, che le vennero strappate prima di essere gettata sui carboni ardenti. Senza dubbio lo sguardo dolce rivolto verso il basso evidenzia un’importante influenza leonardesca e conferma l’appartenenza dell’opera all’area lombarda. La “sala 12” mette in luce quanto siano presenti nella collezione Borghese ritratti di ambito lombardo (le opere di quest’area erano infatti molto amate da Scipione Borghese), ma soprattutto quanto Leonardo sia stato d’esempio e ispirazione per le/gli artiste/i successive/i nella rappresentazione delle figure femminili. 

La “sala 16” o “sala della Flora” accoglie due ritratti femminili cinquecenteschi: il Ritratto di Francesca Sforza di Santafiora di Jacopino del Conte e il Ritratto di Cleopatra di Leonardo da Pistoia. Il dipinto di Jacopino costituisce un’interessante testimonianza della fortunata attività ritrattistica del pittore a Roma al servizio delle famiglie più in vista della città. Egli lavorò soprattutto per i Colonna e gli Orsini. E agli Orsini è appunto legato questo dipinto che ritrae Francesca di Bosio Sforza di Santafiora, madre di Paolo Giordano I e vedova di Girolamo Orsini. Francesca è raffigurata su sfondo scuro in posizione statica, con il capo coperto da un velo — che segnala la sua condizione vedovile — e lo sguardo fisso. 

Su sfondo scuro Leonardo da Pistoia realizza anche il suo Ritratto di Cleopatra; il quadro è tra le opere più conosciute dell’artista toscano e il museo accoglie ben tre ritratti femminili di sua mano; la regina dell’Egitto è rappresentata nuda, vestita solo di un’elaborata acconciatura e di un diadema regale. Leonardo da Pistoia si concentra sul momento della morte della donna che ha il viso non del tutto illuminato, lo sguardo composto ma lontano e tiene attorno al collo un aspide, il cui morso la porterà al suo destino.

La “sala dei Depositi” è la sala museale più ricca di ritratti femminili dell’intera Galleria. Il nome “sala dei Depositi” deriva dal fatto che si tratta effettivamente di un’area in cui sono depositate molte opere pittoriche, ma la Galleria Borghese — a differenza di tutti gli altri musei nel mondo — è l’unico complesso museale a rendere la propria area depositi una vera e propria quadreria aperta al pubblico e regolarmente visitabile.

Leonardo da Pistoia, Ritratto di Cleopatra, prima metà XVI secolo (a sinistra). Leonardo da Pistoia, Ritratto di Venere, prima metà XVI secolo (in centro). Leonardo da Pistoia, Ritratto di Lucrezia, prima metà XVI secolo (a destra)

Come anticipato Leonardo da Pistoia è autore di altri due ritratti femminili attualmente qui situati, oltre al Ritratto di Cleopatra. Si tratta di due opere custodite proprio nella ‘sala dei Depositi’: il Ritratto di Venere e il Ritratto di Lucrezia

Osservando il Ritratto di Venere ci si accorge senza dubbio di essere lontani dalla celebre Venere botticelliana custodita agli Uffizi di Firenze; la dea infatti — raffigurata quasi per intero — appare su sfondo scuro, quasi a voler far risaltare per contrasto il candore del proprio corpo, con un volto pensieroso e malinconico e i capelli raccolti. 

Lo sguardo di Lucrezia nel Ritratto di Lucrezia invece è fisso su spettatori e spettatrici, cui sembra voler mostrare il pugnale con il quale presto si ucciderà, per il disonore di essere stata violentata. Rispetto al Ritratto di Lucrezia di Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, il dipinto di Leonardo da Pistoia è più statico e vicino ai canoni ritrattistici tradizionali; inoltre nel quadro dell’artista pistoiese predominano colori freddi, mentre nell’opera del Ghirlandaio sono i colori caldi ad essere dominanti. 

La luminosa ‘sala dei Depositi’ ospita — come già detto — numerose opere pittoriche del XVI secolo che rappresentano figure femminili. Questi ritratti spesso o sono privi di autore o ritraggono donne sconosciute; i dipinti in ogni caso costituiscono una ricca testimonianza dell’interesse verso la rappresentazione della donna nel genere-ritratto nel XVI secolo, coltivato — come testimoniano molti dipinti nella Galleria — in tutti gli ambiti geografici della pittura italiana. 

Anonimo, Ritratto di Laura Dianti
XVI secolo

Tra queste opere meritano una menzione in più il Ritratto di Laura Dianti e il Ritratto diMaddalena realizzati da due Anonimi; il dipinto di Laura Dianti è infatti una replica parziale dell’omonimo quadro di Tiziano del 1523 circa (oggi presso la Collezione Kisters di Kreuzlingen). La dama raffigurata divenne l’amante di Alfonso I d’Este dopo la morte della sua seconda moglie, Lucrezia Borgia. Il Ritratto di Maddalena invece è una replica antica della tavola del Perugino custodita nella Galleria Palatina di Firenze e probabilmente uscita dalla stessa bottega dell’artista.

Interessante notare inoltre come la stessa ‘sala dei Depositi’ custodisca tre diversi ritratti di tre autori differenti, tutti raffiguranti santa Caterina d’Alessandria, a testimonianza del fatto che la Santa fosse molto amata — e dunque ritratta — tra Cinque e Seicento. 

Tra i suoi ritratti dunque spicca la replica di un dipinto di Bernardo Luini, pittore lombardo che possedeva una spiccata predilezione verso l’iconografia della Santa. Il Ritratto di SantaCaterina ad opera del seguace di Luini, a differenza degli altri due anonimi di uguale ispirazione, guarda negli occhi spettatrici e spettatori e accenna sul viso un flebile sorriso. 

Marietta Tintoretto, Autoritratto, copia autografa, seconda metà del XVI sec.

Segnalo infine la presenza di un interessantissimo autoritratto, ritenuto replica autografa dell’Autoritratto di Marietta Tintoretto ― oggi al Louvre ― amatissima figlia di Jacopo e sua valente discepola. Un aneddoto racconta che Marietta seguisse il padre in bottega sin da piccolissima e in abiti maschili, per nascondere la sua femminilità. Nel dipinto la giovane è ritratta in piedi, su sfondo scuro, i capelli raccolti e lo sguardo fisso. L’opera, solitamente custodita nella “sala dei Depositi” attualmente si trova in prestito alla mostra Le Signore dell’Arte (Milano – Palazzo Reale, 20/02/2021-06/06/2021). La replica del celebre Autoritratto testimonia come nella seconda metà del Cinquecento comincino a emergere nelle arti visive in Italia le pittrici, che nel Seicento si affermeranno definitivamente anche attraverso la “Scuola Bolognese” o “Scuola delle donne”. Numerose infatti saranno nel XVII secolo le artiste, e molte di loro sceglieranno di esprimere la propria arte attraverso la ritrattistica e la rappresentazione di altre donne. 

L’itinerario fin qui illustrato permette di considerare quanto le figure femminili siano state rappresentate nella ritrattistica del Cinquecento.

Interessante notare come diventi pressoché costante la presenza dello sfondo scuro, in netta contrapposizione agli sfondi paesaggistici della ritrattistica del Quattrocento. La predominanza dello sfondo scuro mette in luce il tentativo progressivo da parte delle artiste e degli artisti di concentrarsi maggiormente sulle figure, sulle loro espressioni ed emozioni, cercando sempre però di rimanere vicino ai canoni stilistici del tempo. 

***

Articolo di Marta Vischi

Foto per presentazione.200x200

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...