La spilla di Isabella. Come un gioiello può cambiare il corso della vita

Il romanzo, scritto a quattro mani e pubblicato da Kimerik, trae ispirazione da un prezioso oggetto di cui si tracciano i passaggi attraverso i secoli, partendo dalla prima proprietaria: la regina Isabella di Spagna. Affermano le autrici in una intervista (Password magazine-15 novembre 2020): «Va detto subito che la spilla esiste, ma poi è evidente che le storie siano romanzate, così come i personaggi. Della spilla sappiamo che fu donata dalla regina Isabella di Castiglia in occasione del matrimonio di un principe D’Aragona e che l’attuale proprietaria è una nobildonna italiana». Che si tratti di una vera e propria ricerca storica si deduce anche dai percorsi professionali delle scrittrici, assai note e affermate soprattutto nella terra in cui vivono, le Marche: Duca è una avvocata appassionata di narrativa, Mozzoni è una storica dell’arte che ha diretto per molti anni la Pinacoteca e i Musei civici di Jesi. Hanno ancora precisato: «L’indagine storica è stata rigorosissima anche se i rispettivi interessi, sia professionali che personali […], hanno favorito la ricerca. Anni di studi storici hanno permesso di affrontare con relativa facilità i passaggi da un’epoca all’altra, segnati dai più importanti avvenimenti non solo personali, ma anche sociali, bellici e dinastici. Il libro si presenta come un soffitto affrescato in cui compaiono per sintesi i tanti mutamenti che la storia ci ha insegnato a mettere in collegamento gli uni con gli altri». 

Dopo il primo capitolo in cui si vede comparire la bellissima spilla, donata alla dama di corte Eleonora in occasione delle nozze con Gonzalo, ci troviamo nel presente: Giovanna, residente nella lontana Seattle, è stata convocata in Italia, a Fano, per ricevere a sua volta la spilla e avere un colloquio chiarificatore con il notaio. Da questo momento andremo, di capitolo in capitolo, a ritroso per 622 anni, con la guida opportuna di una genealogia, per conoscere le nove proprietarie ― tutte donne ― del monile che, si racconta, abbia il potere di cambiare la vita di chi lo possiede. Dopo i vari incontri con le loro vicende spesso complicate, con le epoche e i diversi luoghi, con gli amori e le storie familiari, si ritorna alla fine a Eleonora, colei che ebbe il grande onore di ricevere il dono, e si conclude il romanzo con Giovanna, la nuova destinataria della spilla. Assai curioso che in realtà si tratti di un elegante ciondolo, simile a quello raffigurato in copertina: «Attaccato a una massiccia catena d’oro spiccava un pendente a forma di fiore i cui petali erano intervallati da grossi diamanti». Oggetto prezioso e raffinato che tuttavia non si può vendere, ma solo passare di generazione in generazione. 

Possiamo dunque riprendere quanto le autrici affermano: «Sono figure femminili che condividono con il momento storico in cui vivono i pregiudizi, la cultura, gli eventi bellici, i disastri naturali e, soprattutto, la loro condizione, spesso minoritaria rispetto agli uomini. Quasi nessuna soccombe a un destino che sembrava segnato e deciso da altri per loro. Così come Isabella di Castiglia aveva sfidato la famiglia e lo Stato per affermare sé stessa e la sua dignità regale, le donne che affollano questi racconti sanno rialzarsi e reagire con forza edeterminazione ai colpi del destino». Da ciò emergono l’abilità delle scrittrici e l’interesse della vicenda romanzesca, ricca di colpi di scena e di sfaccettature nel delineare le singole personalità delle protagoniste, in cui si utilizzano vari generi narrativi.

Si comincia dunque con Caterina, la nonna di Giovanna, giovane napoletana che conobbe il futuro marito a Londra; le nozze, dapprima ostacolate, furono invece incoraggiate dalla vecchia zia Agata, giudicata arida e antiquata, che nascondeva nei suoi ricordi una tenerissima storia d’amore. Durante la Grande guerra ha fatto la crocerossina e ha incontrato il capitano Fieschi a cui si è legata profondamente; la disfatta di Caporetto però distrugge i loro sogni: da allora lei vestirà sempre di nero. Dalla madre dell’amato riceve la spilla, arrivata in modo rocambolesco nella sua famiglia. Ancor più complessa la vicenda che la precede nel tempo: Elvira, ora vecchia e smemorata, suo malgrado si è trovata coinvolta in una storia torbida e malata. Fu infatti letteralmente “venduta” dal padre vizioso come un oggetto sessuale; a questo triste destino, che teme anche per il figlio, lei trova la forza di ribellarsi a costo di commettere un duplice omicidio. Sarà Saverio, il figlio, ignaro di quanto la madre abbia sofferto e da cosa lo abbia salvato, a donare la spilla alla parigina Sophie. La storia di Elisabeth, poi chiamata Magda nel mestiere di prostituta, è quasi un romanzo nel romanzo perché ampia e varia; la bella “rossa” dagli occhi verdi, avviata alla stessa professione materna, fa carriera e passa in case sempre più raffinate, fino a diventare la mantenuta di lord Benton. Proprio nella sua villa trova e ruba il gioiello, portandolo con sé gran parte della vita. Desiderosa di avventure, fugge in America dove la attende un futuro incerto, tuttavia si sposa e si dimostra una gran lavoratrice, ma ancora una volta la bramosia dell’ignoto la prende e parte con Chuck, un trapper; prima però lascia a suo figlio la spilla perché la usi al momento opportuno. La coppia vive relativamente tranquilla sette anni, ma poi la smania delle novità li spinge verso ovest, con una carovana. Un giorno i due vanno in avanscoperta e non se ne saprà più nulla. Il figlio, abituato ad arrangiarsi, arriverà come marinaio a Genova, assumendo una nuova identità. La spilla finirà al nipote di sua moglie, quel disgraziato marito di Elvira destinato ad essere ucciso.

Con Bianca Maria siamo a metà Settecento; l’incontro fatale avviene agli iniziali scavi di Pompei e lei, che è una “striga”, una “magara” in grado di avere visioni sul passato e sul futuro, sposa un inglese che sta attraversando l’Europa con il Grand Tour. Il marito in missione diplomatica si reca a Lisbona, ma Bianca Maria, che pure ha presentimenti funesti, non lo ferma; proprio in quei giorni si scatena la forza della natura con il terribile terremoto e maremoto ricordato da pittori e scrittori, fra cui Voltaire. Le avventure della giovane donna si susseguono perché, nonostante i pregiudizi e le difficoltà dell’epoca, parte da sola per il Portogallo per cercare lo sposo e, da lì, va a Gibilterra. Come in un romanzo di azione ed esotismo, la nave farà naufragio, ma lei verrà salvata e portata sulle coste africane, alla corte di un affascinante sceicco; dopo ben due anni ritorna in Inghilterra, ma la morte la coglie prematuramente. E la spilla, ci potremmo domandare? Passerà alla figlia Meg: «Fu una moglie viziata e anche infelice a causa dei molti tradimenti del marito. Era solita consolare le sue tristezze sedendosi alla toletta in camera sua. Apriva quella custodia di velluto e stringeva tra le mani la spilla della nonna. Se è vero che puoi realizzare i miei desideri, ti prego liberami da questo uomo. L’occasione le venne offerta dalla spilla stessa che, rubata da Magda, le consentì di accusare il marito fedifrago e di allontanarsene, scegliendo di vivere in Italia, nella terra che era stata di sua madre e della famiglia Acquadimare».

Nel percorso a ritroso mancano ancora due figure: la nobildonna spagnola Mari Carmen, nella seconda metà del Seicento, che trova rifugio nella fede religiosa e in un sereno matrimonio per sfuggire i misteri della natura selvaggia e le dicerie intorno alle streghe e ai loro supplizi, e Beatriz, bisognosa di attenzioni e di affetto, sposata a un uomo sgradevole e vizioso, che si abbandona a un amore sconveniente. «Anche se sapeva che ci sarebbero state chiacchiere a non finire, la baronessa non poteva fare a meno di provare un profondo e liberatorio sentimento di sollievo. Finalmente quel buono a nulla, quel rovina famiglie, quel debosciato aveva tolto il disturbo»: questi i suoi pensieri nel trovare il marito morto assassinato.

Il filo poi si riallaccia all’inizio con la bella Eleonora, vissuta a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento, colei da cui siamo partite, costretta dall’epoca e dalle circostanze a vivere all’ombra del nobile Gonzalo, eroico condottiero, marito devoto e padre amorevole.

Ma a noi interessa Giovanna, nata nel 1990, nostra contemporanea, appena arrivata in Italia e ormai in possesso della famosa spilla. Dopo la visita ad un esperto gioielliere a Roma, prende la decisione improvvisa di raggiungere Madrid e poi Salamanca dove consulta il prof. Reverte, molto più giovane e affascinante di quanto si aspettasse. Si chiama Gonzalo: che sia il destino? A lettori e lettrici il compito di scoprire il resto. Chissà se l’antico monile riuscirà ancora una volta a indirizzare una donna verso la sua affermazione e un radicale cambio di vita?

Paola Duca e Loretta Mozzoni
La spilla di Isabella
Kimerik editore,Messina, 2020
pp. 254

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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