IL MONDO NUOVO. Hugo Chávez e il Venezuela bolivariano

Il Venezuela è uno dei Paesi al mondo più ricchi di risorse naturali, prima fra tutte il petrolio, che lo rende preda delle multinazionali statunitensi ed europee. Negli anni Ottanta il Paese è retto da un governo filostatunitense che assicura a Washington piena agibilità nel commercio a discapito della popolazione locale, di cui quasi il 90% vive sotto la soglia di povertà.

Nel 1989, durante una manifestazione contro il carovita, l’esercito spara sulla folla uccidendo migliaia di persone pacifiche che chiedevano che i beni alimentari avessero prezzi accessibili per la loro sopravvivenza. Un gruppo di soldati rifiuta di obbedire all’ordine di sparare sui nullatenenti: a capo di questo gruppo vi è l’ufficiale Hugo Rafael Chávez Frías. Il gesto gli procura un ampio sostegno popolare. All’inizio degli anni Novanta, Chávez tenta un colpo di Stato per rovesciare il governo corrotto e pro yanqui (favorevole agli Stati Uniti) ma il golpe fallisce, Chávez viene arrestato e rimane in carcere fino all’amnistia, concessagli nel 1994 anche grazie al movimento popolare che chiede la sua liberazione.

Hugo Chávez Frías

Hugo Chávez Frías, un uomo dai caratteri somatici chiaramente non europei, fa riferimento alla tradizione latinoamericana dei caudillos (capi militari molto carismatici che si sono battuti contro l’imperialismo), in particolare a Simón Bolívar, il libertador che ha dato a gran parte del Sud America l’indipendenza dalla Spagna, da cui il nome di bolivariano per il movimento guidato da Chávez. Apertamente scettico verso il sistema liberale e la democrazia rappresentativa, Chávez è il più forte oppositore dell’imperialismo statunitense insieme a Fidel Castro, con cui ha sempre mantenuto ottimi rapporti personali e politici. Attento alle tematiche sociali, in particolare della povertà e del razzismo, assai diffuse in America Latina soprattutto verso i popoli indios, il Bolivarismo prende anche il nome di “Socialismo del XXI secolo”.

Venezuela, indios Yanomami

Nel 1998 la destra liberale sostenuta da Washington perde le elezioni e Hugo Chávez è eletto Presidente della Repubblica venezuelana, con l’intento di scrivere una nuova Costituzione che modifichi completamente la struttura del Paese, fino a questo momento conservatore e alleato degli Stati Uniti. Appena eletto, Chávez indice immediatamente un referendum per chiedere alla popolazione il consenso alla stesura della nuova Costituzione. È la prima volta, nella storia del Venezuela, in cui le decisioni non sono prese dall’alto senza consultare nessuno. Vinto il referendum, il partito di Chávez ottiene oltre l’80% dei voti e 120 seggi su 131 all’Assemblea Costituente. Il suo consenso deriva anche dal fatto che è il primo presidente che coinvolge anche gli indios e gli abitanti delle favelas (le enormi periferie cittadine fatte di baracche in lamiera che ospitano la gente più povera, ovvero la grande maggioranza della popolazione).

La nuova Costituzione prevede la possibilità di revocare, tramite referendum popolare, tutte le cariche elettive (inclusa quella del Presidente), l’allungamento del mandato presidenziale da cinque a sei anni, il divieto di candidarsi oltre il secondo mandato, l’attenzione ai diritti umani, ai problemi ambientali e alla questione degli indios, e il cambio di nome del Venezuela in República Bolivariana de Venezuela.

Nel 2000, terminati i lavori dell’Assemblea Costituente, Chávez revoca il proprio mandato e lo rimette nelle mani della popolazione, indicendo nuove elezioni presidenziali, che vince con la maggioranza assoluta dei voti. La figura di Hugo Chávez ha tratti populisti e carisma molto forte, che crea quasi un culto della personalità, ma il Venezuela bolivariano è l’unico Paese in cui l’opposizione ha la facoltà di indire un referendum per destituire il capo dello Stato.

Il governo Chávez vara importanti riforme sociali: abolisce il latifondo e distribuisce le terre tra cooperative agricole riconosciute dallo Stato, nazionalizza i pozzi di petrolio espropriandoli alle multinazionali, aumenta gli stipendi degli insegnanti, rende gratuito l’accesso alla scuola pubblica e l’acquisto dei libri di testo, incrementa la sanità pubblica, istituisce una banca popolare con crediti bassi per finanziare i servizi sociali, agevola l’acquisto di case popolari. Tutto questo con i proventi del petrolio, che non vanno più alle compagnie statunitensi. Viene inoltre svalutata la moneta venezuelana, il bolívar, in modo da rendere più conveniente l’esportazione di prodotti venezuelani. La nuova Repubblica Bolivariana del Venezuela esce dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale.

I principali sforzi del governo sono mirati alla lotta contro la miseria e l’analfabetismo. Nonostante Hugo Chávez sia cattolico praticante, lo Stato bolivariano è totalmente laico e introduce una legge contro l’omofobia e a favore del matrimonio omosessuale.

Fidel Castro e Hugo Chávez

In politica estera, l’acerrimo nemico di Chávez è l’imperialismo degli Stati Uniti. Di conseguenza stringe alleanze e amicizie con i Paesi ostili agli Usa, prima fra tutti Cuba e, in seguito, anche il Brasile di Lula e la Bolivia di Evo Morales. Per contrastare l’Alca (Area de libre comercio de las Américas, traduzione spagnola dell’inglese Ftaa, Free Trade Area of the Americas), un accordo commerciale istituito da Washington a proprio vantaggio, nel 2004 il Venezuela bolivariano e Cuba istituiscono l’Alba (Alleanza Bolivariana per l’America Latina), un accordo internazionale basato sull’equità degli scambi in base a ciò di cui i Paesi dispongono (il Venezuela offre il petrolio e Cuba le competenze mediche). L’Alba è uno schiaffo non indifferente all’amministrazione di George W. Bush, figlio del Bush che era stato presidente tra il 1989 e il 1992. In seguito aderiranno all’Alba anche la Bolivia di Evo Morales, l’Ecuador di Rafael Correa e il Nicaragua di Daniel Ortega.

Nel 2002 la polizia venezuelana attacca il palazzo presidenziale di Caracas in seguito a un lungo sciopero diffuso e a manifestazioni contro il governo, portate avanti dalle classi più agiate e appoggiate dalla Chiesa cattolica e dalla Confindustria a seguito della nazionalizzazione del petrolio. Si registrano numerose vittime tra la popolazione civile che riempie le strade in difesa del presidente eletto. Hugo Chávez viene sequestrato ed è istituito un nuovo governo provvisorio, tolta la parola “bolivariana” dal nome dello Stato e ripristinata la vecchia Costituzione. Viene inoltre dichiarata l’uscita del Venezuela dall’Opec, l’organizzazione internazionale dei Paesi produttori di petrolio. Immediatamente Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e Israele riconoscono come legittimo il governo provvisorio nato dal golpe militare. A impedire che il Venezuela finisca come il Cile di Salvador Allende è la spontanea insurrezione popolare, che chiede il ritorno di Chávez alla presidenza creando disordini tali da impedire alla polizia armata di gestirli. L’opposizione rinuncia al colpo di Stato e Chávez, di nuovo presidente, concede l’amnistia ai responsabili del tentato golpe per evitare l’intervento della Cia.

Nel 2004, dopo la creazione dell’Alba, l’opposizione filostatunitense tenta di di nuovo di sconfiggere Chávez, stavolta con metodi legali: indice un referendum per deporre il presidente, come previsto dalla stessa Costituzione bolivariana, ma una larga maggioranza alle urne sancisce il no alla deposizione. Il governo nazionalizza tutte le industrie privatizzate dai governi precedenti, in primis l’energia elettrica e le telecomunicazioni.

Eletto di nuovo nel 2006 e nel 2012, sempre con una maggioranza larghissima, Hugo Chávez rimarrà presidente fino alla sua morte, avvenuta a gennaio del 2013.

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Articolo di Andrea Zennaro

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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