A TORINO CON CAROLA

Conteggiare con precisione le pubblicazioni di Carola Prosperi è un’ardua impresa, dal momento che tra narrativa e giornalismo c’è da ragionare in migliaia. Ha riempito per quasi un secolo le edicole e le librerie italiane, ma l’abbiamo dimenticata molto in fretta.

Buongiorno signora Prosperi, che piacere incontrarla qui a Torino, la sua città natale!
Piacere mio!

Entriamo subito nel vivo, cosa l’ha spinta a scrivere?
“Chi l’ha spinta a scrivere?” sarebbe la domanda più appropriata nel mio caso! E le risponderei che il mio professore di lettere Domenico Lanza mi diede un impulso vitale per iniziare a collaborare con qualche piccola testata scolastica. Iniziai poi con le fiabe, come Il Natale di Clarina, La catenella d’oro, Il naso rivelatore e tante tante altre.

Da lì iniziò la sua carriera!
Esattamente, cominciai a lavorare con la Gazzetta del Popolo, per cui scrissi e pubblicai le novelle che diedero vita a La profezia ed altre novelle, la mia prima raccolta di successo.

Quando arrivò la svolta?
Quando Alfredo Frassati, direttore de La Stampa, mi volle nel giornale. Era il 1908: lasciai l’insegnamento – ero diplomata maestra – e cominciai a dedicarmi a tempo pieno alla scrittura. La collaborazione durò 60 anni, tra il quotidiano e Stampa sera: per la testata scrissi più di mille articoli e nei decenni si è spontaneamente formato un mio fedelissimo pubblico, principalmente femminile. D’altronde, ho sempre scritto del mondo delle donne – ad esempio con le rubriche La donna e la casa, La donna italiana e Disco azzurro – e sono le donne stesse ad avermi ripagata con un profondo affetto e con un sincero, continuo e fruttifero confronto.

Non solo giornalista, ma anche grande narratrice! Si sente più portata per il romanzo o per la novella? Vista la sua produzione immensa, propenderei forse più per la seconda… Giusto?
Mi sono sempre sentita predisposta al racconto novellistico: mi attira l’idea di affrontare e risolvere sinteticamente un fatto, un intreccio. Non è poi così differente da un romanzo, è una versione mignon!

Nel suo lunghissimo periodo di attività ha avuto modo di entrare in contatto con molti alti esponenti della nostra letteratura, che hanno sempre apprezzato i suoi scritti. Ci fu qualche recensione positiva che la rese particolarmente fiera?
Come non ricordare con immenso affetto Edmondo De Amicis, mio nume e amico? Fu tra i primi a riconoscere e incoraggiare la mia vocazione dicendo che ero nata per mettere il nero sul bianco. Mi è rimasto nel cuore anche Guido Gozzano che conobbi nel 1907 alla Società della Cultura, qui a Torino, e che spese sempre belle parole per il mio lavoro.

Fu proprio Gozzano a inquadrare la maternità, il matrimonio e, più in generale, la condizione femminile come tematiche centrali dei suoi romanzi…
Sì, sicuramente sono questi i fulcri centrali della quarantina di romanzi che ho scritto nella mia vita, cominciando con La paura di amare, nel 1911. Un tema che mi sta particolarmente a cuore è quello dell’amore infelice e delusivo: è anche il motivo per cui si è creato questo legame meraviglioso con le mie lettrici! Spero di essere riuscita a raccontare, tramite i miei personaggi, tutte quelle paure e contraddizioni che si possono celare dietro l’apparente felicità domestica e familiare.

Ha qualche rimpianto, in ambito professionale?
Più che rimpianto, ho un grande dispiacere… Quando iniziai a scrivere conobbi un periodo di enorme successo, con un apprezzamento di critica assolutamente inaspettato. Invece poi, insieme a tantissime scrittrici della mia generazione – anzi, quasi tutte – siamo state relegate ai margini del canone, quando non completamente estromesse! “Letteratura rosa di consumo”, ci chiamano… Bah, intanto quelle che vendevano le copie eravamo noi!

CAROLA PROSPERI: nata a Torino il 12 ottobre 1883, è stata una scrittrice e giornalista italiana, tra le più prolifiche del Novecento.
La sua produzione spazia dal genere della fiaba, alla novella, al romanzo e, soprattutto, a migliaia di articoli di giornale, pubblicati principalmente sul quotidiano La Stampa.
Diplomata maestra, lasciò l’insegnamento nel 1908 per dedicarsi integralmente alla letteratura e al giornalismo. Raggiunse una grande popolarità con i romanzi La paura di amare del 1911 e La nemica dei sogni del 1914. Nel 1909 iniziò la sua collaborazione con il Corriere dei piccoli, su cui pubblicò circa 80 fiabe fino al 1931, successivamente raccolte in volumi.
Nel 1959 fu insignita del premio Saint-Vincent per la professione giornalistica.
Per tutta la vita portò avanti una prolifica produzione narrativa e ricordiamo in particolare L’estranea del 1915, L’amore di un’altra del 1922 ed Eva contro Eva del 1951.
Morì il 26 marzo 1981, all’età di 97 anni.

***

Articolo di Emma de Pasquale

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Emma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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