Le Adraniti

Le donne ed il loro valore si sono perse nei meandri dei secoli. Perse nella “Grande Storia” e perse nella” Piccola Storia” dei territori in cui vissero. Il loro pensiero, il loro agire, in tutti i contesti geografici, da quello sovranazionale a quello dei territori locali è rimasto, per lo più, sconosciuto, dimenticato, sottovalutato.

E non essendoci apparentemente tracce, si è consolidato il pensiero dominante che le donne, nella storia dell’umanità, non siano state importanti: figure mute e immobili. Ma così non è e le ricerche, spesso intraprese e concluse da altre donne, ci raccontano una storia altra.

Il prezioso lavoro di Chiara Longo, culminato in Le Adraniti, si inserisce in questo contesto ed ha il grande pregio di restituire dignità e memoria storica alle donne di un territorio specifico: quelle della città di Adrano, in provincia di Catania. Con una ricerca certosina e paziente l’autrice ricostruisce le storie delle abitanti, affascinando lettori e lettrici e riportandoli indietro nei secoli tra atmosfere perdute.

Dagli archivi comunali, parrocchiali e dall’archivio storico del liceo locale, recupera i ritratti di queste donne. Con un “balzo di orgoglio femminile” le inserisce in una cornice antropologica di grande valore, sente l’urgenza di restituire memoria a quella massa femminile informe.

«Donne leggiere come veli, adamantine come cristalli, tenaci come cobalto», le Adraniti hanno attraversato i secoli sulle pietre della loro città e la memoria ingrata le aveva dimenticate.

Chiara Longo le riporta alla luce insieme a vocaboli, usi, costumi e tradizioni del tempo. Ci sono tutte: contadine, cameriere, lavandaie, artigiane, maestre, mediche e mistiche ed ancora nobildonne, monache, rivoltose e benefattrici. La loro descrizione è così minuziosa che al lettore o alla lettrice pare di vederle camminare negli scorci del paese, tra vicoli e cortili, abbigliate nelle vesti del tempo.

La ricerca parte dal XXVII secolo ed arriva ai giorni nostri. Sono state sempre mogli di, sorelle di, figlie di uomini illustri o uomini del popolo: il loro regno era la casa, palazzo nobiliare, convento o tugurio che fosse. Il loro ruolo moglie, madre o sposa di Dio. Costrette, come tutte le donne, a muoversi in ambiti predefiniti, a collocarsi su binari già tracciati, irretite in gabbie culturali costruite da altri. Vittime di stereotipi, di pregiudizi, di regole patriarcali imposte da millenni.

Eppure, queste donne hanno contribuito alla ricchezza del contesto sociale in cui sono vissute, ne hanno scritto la storia. Ritornano così, tra le pagine, le” Saponare, donne vitali e virtuose” che lavoravano negli opifici, dall’alba al tramonto, immerse nei loro canti e nel profumo del pulito.

Le “‘Gnà”: cameriere, criate, serve di casa che, spesso, subivano dai padroni angherie e soprusi. Le “Lavannare” (lavandaie) con i loro canti lamentosi e ripetitivi pagate per il loro duro lavoro con un pugno di farina o di lenticchie, come Maredda che passava dalle case dei signori al suo tugurio colmo di voci di bambini e bambine. “Le Acqualore” con gli antichi recipienti per trasportare l’acqua. La ricerca porta in luce anche “Le Scave” (schiave) possedute da famiglie aristocratiche e borghesi alla fine del Cinquecento: Agrippina, Francisca, Isabella, Caterina. Dalle polverose carte, l’autrice recupera la storia di Grazia Toscano, unica donna tra i 98 adraniti che presero parte alla marcia dei Garibaldini contro il regime borbonico. E poi le rivoltose, le donne che lottarono contro leggi ingiuste come le mogli dei crapari (caprai) che, nel 1896, con le loro proteste fecero eliminare il dazio sui formaggi. E le pastaie e le panettiere che due anni dopo attuarono la cosiddetta “Rivolta del grano”: furono circa tremila, riportano le cronache del tempo, e «a stormi facevano suonare le campane delle chiese». Alcune furono tradotte in carcere ed oggi grazie alla ricerca ne conosciamo i nomi. Alla fine, comunque vinsero: il prezzo del pane fu calmierato.

Le Adraniti manifestarono anche contro le guerre facendo emergere il valore universale della pace. Questo saggio valorizza pure le donne artigiane: magliaie, rammendatrici, ricamatrici, sarte, la cui fama valicava i confini del paese. Ci fa conoscere la storia di una “disegnatrice di ricamo” il cui genero, “uomo di casa”, non gradiva che lei lavorasse. Era così costretta a farlo di nascosto, coperta dal buio e dal silenzio della notte. E tra le pagine riemergono le monache dei conventi, le badesse ed i loro laboratori di ricamo con la storia dell’orfanella Jedda, “figlia della ruota” che la sua straordinaria perizia portò dalla Sicilia all’Olanda.

Ed ancora gentildonne benefattrici che uscivano solo accompagnate “dai loro uomini”. Gradite ospiti di Circoli e Club solo in occasione di eventi mondani. Erano sempre protette dagli altrui sguardi, confinate nelle loro signorili dimore. Il loro nome veniva preceduto da “Donna” che indicava ossequio e rispetto ma che non contemplava il diritto alla libertà di agire autonomamente.

La città di Adrano deve molto alle tante benefattrici che donarono il loro patrimonio a chiese, conventi, confraternite e ospizi. Partendo dal 1119 con la Contessa Adelasia, passando nel 1500 con la Contissella Moncada, per arrivare, nel 1900, con Donna Marietta Sangiorgio Sidoti che tra le altre cose si preoccupava di distribuire olio, farina ed agrumi ai più bisognosi.

Le ultime pagine sono dedicate alle donne del secolo appena trascorso. Alle prime docenti, alle catechiste e alle maestre come Elena Marano. Spicca la figura della prima medica: Maria Salanitra, donna generosa e dalla profonda umanità che spesso comprava le medicine ai poveri che non potevano permettersele.

Nel libro son ben 158 le adraniti ritrovate nella loro identità anagrafica.

Chiara Longo ha dato sicuramente un riconoscimento postumo a tutte loro. Il suo libro è un regalo di luce a queste donne. Sarebbe bello che in ogni territorio venisse seguito il suo esempio, perché è giunto il momento di riscrivere la storia dei nostri paesi e delle nostre città.

Per farlo occorrerà pazienza ma soprattutto tanto amore.

Chiara Longo
Adranite. …leggière come veli, adamantine come cristalli, tenaci come cobalti
Maimone Editore, Catania, 2021
pp. 162

***

Articolo di Ester Rizzo

Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra edit. ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzoLe Ricamatrici e Donne disobbedienti.

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