A CASA GUIDI CON ELIZABETH BARRETT

Mrs. Barrett, che onore conoscerla. Sappia che sono una grande ammiratrice delle sue poesie, ma d’altronde… Sarebbe difficile non esserlo!
Il piacere è mio, almeno posso fare un po’ di pratica con il mio tanto amato italiano.

Vorrei iniziare parlando del suo passato, spesso si fa fatica a immaginare le grandi personalità letterarie calate nella vita familiare. Lei com’era prima di diventare una poetessa affermata?
Sono stata una bambina spensierata e, al contrario, un’adolescente molto tormentata. La medicina oggi ha fatto passi da gigante, ma ai miei tempi nessuno riusciva a capire a cosa fossero dovuti quei dolori lancinanti che mi tenevano costretta a letto tra emicranie e fitte muscolari. Così, vivevo reclusa in casa e mi rifugiavo nella letteratura… Per me era come uscire a respirare.

Ora li vedo: occhi vivi in un corpo tanto stanco.

Quando ha iniziato a scrivere? La sua prima raccolta The Seraphim and Other Poems è del 1838, giusto?
Sì, ma ho iniziato a comporre che avevo solo 4 anni. Il mio primo poema epico, dal titolo La battaglia di Maratona, risale al 1817… Per fortuna la mia mamma, prima di morire, si era fatta carico di collezionare tutti i pezzi di carta su cui appuntavo i miei primi versi! La poesia è sempre stata l’unica cosa a farmi sentier viva e rileggere quello che scrivevo da piccola è un po’ come rivedere tutti i miei colori, farsi attraversare dalle stesse emozioni di un tempo.

Per lei qual è il ruolo sociale di un’artista?
Deve congiungere il mondo terreno al mondo spirituale. Chi produce arte, qualsiasi veste essa assuma, ha la sensibilità che serve a cogliere la meraviglia celeste che giace in tutte le piccole cose e rivelarne la sacralità al mondo.

Dagli anni ’40 la sua opera poetica si carica di ideali rivoluzionari e di istanze di giustizia sociale. Come ha declinato l’impegno politico nel verso poetico?
Credo che la lettura da una così tenera età abbia contribuito molto ad abituare la mia mente a non accettare il mondo così come mi veniva servito e ad usare gli strumenti che avevo a disposizione per tentare di renderlo un posto più vivibile. Io non avevo più che testa, voce, carta e penna, ma ci ho provato!
The Cry of the Children, del 1843, è un componimento contro il lavoro minorile, un abominio di cui il mio paese – come tutti – si è macchiato a lungo: mi fa dormire più serena pensare di aver avuto anche solo la minima influenza sull’emanazione dei Factory Acts immediatamente successivi.
Per quanto riguarda l’emancipazione femminile, invece, ho dato voce ad una donna libera come Aurora Leigh, del ’56, che rifiuta il matrimonio e vuole avere il diritto di voto… Insomma, lì dove i puritani vittoriani rabbrividivano, proprio lì, c’era tutto ciò che mi dava linfa vitale.

E l’amore con Robert Browning, com’è nato?
Mi mandò un commento alla mia raccolta Poems, nel 1844, dicendo che amava follemente i miei versi. Dopo poco – vedi gli scherzi del destino – io amavo follemente lui e lui me. Siamo scappati a Firenze, qui a casa Guidi, per nutrici di bellezza e respirarci in libertà.

«Se devi amarmi, per null’altro sia
se non che per amore.
Mai non dire:
“L’amo per il sorriso,
per lo sguardo,
la gentilezza del parlare,
il modo di pensare
così conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno”.
Queste son tutte cose
che posson mutare,
Amato, in sé o per te, un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto.
Può scordare il pianto
chi ebbe a lungo
il tuo conforto, e perderti.
Soltanto per amore amami
e per sempre, per l’eternità.»

(Da Sonnets from the Portuguese, 1850)

Ricordatelo, tu che sei giovane.

Elizabeth Barrett-Browning: nata a Durham nel 1806 e deceduta a Firenze nel 1861, è stata una delle poetesse più popolari dell’Inghilterra vittoriana.
Arrivò al successo grazie alla raccolta Poems, del 1844, che suscitò l’ammirazione, tra gli altri, di Robert Browning, poeta e suo futuro marito.
Dopo la morte di Wordsworth, Barrett fu presa in considerazione come Poet Laureate, la penna lirica ufficiale della Corona, salvo poi essere scavalcata da Alfred Tennyson.
Si trasferì a Firenze con Browning nel 1846, dopo l’opposizione del padre di Elizabeth al matrimonio, e la coppia rimase in Italia fino all’ultimo dei loro giorni.

***

Articolo di Emma de Pasquale

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Emma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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