Les salonnières virtuelles. Letteratura

Il 22 giugno si è tenuto il VI Salotto virtuale di Toponomastica femminile, Les Salonnières Virtuelles, dedicato alla Letteratura.
Abbiamo ospitato care amiche che si sono succedute nel dare voce e metodo dello studio delle figure femminili ancora, purtroppo, molto carente.
Come di consueto, hanno incorniciato l’evento le dotte pillole dispensate dal Centro di Pedagogia dell’espressione L’Arca nel bosco. In apertura, Claudio Scattolini e Valentina Tinelli hanno offerto il loro Omaggio all’Erotica di Marguerite Yourcenar,in chiusura un emozionante Omaggio a Cristina Campo e alle ottanta poetesse della sua ricerca incompiuta di Flavia Gallo e Laura Bartoletti.

L’incontro entra nel vivo con l’intervento di Nadia Verdile, insegnante, scrittrice, giornalista, direttrice della Collana editoriale Italiane, di cui ha scritto elle stessa diversi volumi. «Lo studio della letteratura italiana è, nella scuola, lo studio degli scrittori italiani», così esordisce Verdile. I libri di testo che vengono scritti, proposti e adottati nelle classi delle scuole superiori della nostra democratica Italia non prendono in considerazione la produzione letteraria femminile. Le scrittrici sono “inesistenti”, la loro presenza e la loro influenza nell’evoluzione del pensiero nazionale sono misconosciute. Non vengono fatte studiare, né rese note, né citate. Pochi tentativi, poco interesse da parte del corpo docente di percorrere questa strada di svelamento e di parità. Nadia, autrice del testo Letteratura, sostantivo femminile. Scrittrici del XX secolo rapite dalle Storie della Letteratura italiana, lo evidenzia confrontando una serie di volumi, maggiormente diffusi nell’ultimo 50ennio, in cui la sproporzione assoluta tra autori e autrici è aggravata dalla proposta delle solite 4 o 5 autrici e dalla sperequata attenzione dedicata. «Se poi vincono addirittura un Premio Nobel si tirano fuori le insopportabili storielle per cui o quell’anno la qualità dei partecipanti era estremamente scadente o la commissione in grave disaccordo e quindi per togliersi dagli impicci lo ha dato ad una “poveretta” che, in fondo, altro non era che un’autodidatta» (riferendosi a Deledda, prima e unica italiana, insignita di tale onorificenza).
L’assenza di misura e di conoscenza del contributo femminile alla storia della letteratura e delle arti rafforza l’androcentrismo culturale su cui le giovani menti si vanno formando, facile affermazione di una misoginia inconsapevolmente introiettata, da cui, poi, sarà difficile discostarsi. Nel 1998 il Ministero per le Pari Opportunità varò un accordo con le Case Editrici produttrici di libri scolastici per rimediare a tale disparità: il progetto P.O.LI.TE. (Pari Opportunità nei Libri di Testo) che richiedeva l’impegno degli editori a dare uguale spazio alla produzione femminile e a quella maschile, operando anche sui molteplici stereotipi che passano proprio nei libri attraverso un linguaggio sessista e spesso privo di rispetto per i ruoli e le conquiste di genere. Dopo un esordio di prestigiose presentazioni, pubblicazioni di riviste specializzate, incontri mediatici e grandi convegni, il progetto si perse. A distanza di 22 anni un reiterato invito alla pulizia dei testi dagli stereotipi (non solo nell’offrire giusto riconoscimento ai talenti femminili, ma anche rimuovere il sessismo dei ruoli stereotipati offerti dai testi educativi di ogni ordine e grado) è stato organizzato con la petizione “Io non adotto. Basta libri senza donne”, condivisa con Pina Arena, altra docente, toponomasta molto attiva e Fnism-Catania.

L’incontro prosegue con Mariaserena Sapegno, docente universitaria di Letteratura Italiana e Studi delle donne e di genere, presso La Sapienza di Roma, scrittrice, esperta in questioni di genere, dirige e coordina da oltre vent’anni, il Laboratorio Sguardisulledifferenze, che coinvolge studenti, ricercatrici/tori, insegnanti e interessate/i sui temi del femminismo.
Negli ultimi decenni le donne hanno cominciato giustamente a rileggere e riscoprire i testi delle scrittrici, oltre a continuare a leggere gli scrittori. Hanno cercato di ricostruire una tradizione. Ma ciò che conta più di ogni altra cosa, è trovare il nostro sguardo. A scuola, ad esempio, non basta certo aggiungere qualche donna al canone, anche se va fatto (solo nel Novecento dell’Antologia che ha curato insieme ad altri ce ne sono 19), ma bisogna soprattutto denunciare il canone e l’esclusione delle donne. E poi leggere anche i grandi classici con il nostro sguardo: interrogarli, decostruire l’ideologia patriarcale che li permea, la misoginia, l’uso delle figure femminili per rispecchiarsi ecc.
Inoltre negli ultimi decenni ha preso sempre più piede, nella cultura europea, il tentativo delle donne di dare nuova voce e nuovo punto di vista alle figure femminili presenti nei classici. Ad esempio con la riscrittura e la reinterpretazione, con nuove traduzioni, della Bibbia e dei classici. Le più importanti eroine, ormai diventate emblematiche, sono state rilette e riscritte. Antigone fra tutte, ma poi moltissimo Fedra (Cvetaeva, Yourcenar, Valduga, Sarah Kane), ma perfino Achille e Ulisse…
C’è il caso straordinario di Christa Wolf e delle sue Cassandra e Medea. E poi ci sono i racconti letterari di come sarebbe potuto accadere o come si poteva raccontare dal punto di vista delle donne, come in Magda Szabo e in Pat Barker. Da ultimo ci sono la ripresa di Ofelia, Didone, Bovary, cui si vuol dare una sorte diversa… non parla assolutamente di una ‘correzione’ del passato per renderlo ‘politically correct’, al contrario. L’idea è quella di intrecciare la lettura dei classici con il nostro sguardo e la presa di coscienza delle radici profonde della misoginia, un lavoro di immaginazione che permette di rovesciare e mescolare le diverse prospettive.

Anna Maria Crispino, ideatrice e direttora della rivista femminista Leggendaria. Libri Letture Linguaggi, nonché socia fondatrice della Società Italiana delle Letterate (SIL) e direttora editoriale della Iacobelli editore, avrebbe dovuto seguire, ma, purtroppo, una indisposizione improvvisa ha fatto declinare l’invito. Riportiamo integralmente il suo abstract, così come letto nell’incontro.
«La scrittura è stato il primo terreno su cui le donne hanno cominciato a costruire la loro soggettività in un lungo attraversamento che ha portato a interrogare e mettere in discussione la tradizione occidentale di cui pure erano figlie. Escluse dal canone letterario — o al più considerate “minori” nelle storie letterarie — il gesto è stato radicalmente sovversivo, perché spesso più che “contro” il canone, le scrittrice si sono poste “oltre” il canone. La critica letteraria femminista a partire dai primi decenni del Novecento — in primis Virginia Woolf — e poi con grande vigore negli ultimi 50 anni ha lavorato a uno scavo archeologico per portare alla luce scrittrici dimenticate, oscurate, svalorizzate per costruire una “genealogia” di pioniere e/o antenate cui le autrici contemporanee possono ispirarsi per agire in libertà la scrittura, il pensiero, le rappresentazioni al di là dei generi canonici. Studi e ricerche, in ambito accademico o fuori di esso — come l’ormai venticinquennale lavoro della Società Italiana delle Letterate — hanno prodotto strumenti interpretativi e significativi spostamenti di punti di vista, che investono ormai anche la produzione di testi e antologie per la didattica della storia delle letterature nelle scuole e nelle università».

Loretta Junck, referente di Toponomastica femminile per il Piemonte, già insegnante nei licei, fa parte del Comitato di lettura del Premio letterario Italo Calvino e ci parla delle caratteristiche del Premio di cui si occupa da circa dieci anni. Si tratta di un concorso di narrativa fondato a Torino nel 1985, poco dopo la scomparsa di Calvino, da un gruppo di amici ed estimatori dello scrittore e riservato a opere inedite; l’idea è stata quella di raccogliere il ruolo di talent scout che Calvino svolgeva presso l’editore Einaudi. Ogni anno giungono al Premio diverse centinaia di manoscritti, in prevalenza scritti da uomini: questi sono circa il 60%, contro una partecipazione femminile più contenuta, del 40%. Nelle 34 edizioni del Premio le opere vincitrici corrispondono grosso modo a queste percentuali con un leggero vantaggio, in proporzione, a favore di quelle a firma femminile, che sono state 18, quasi il 42% del totale, contro 25 (poco più del 58%). Questo fenomeno, anche se in modo meno vistoso, si è verificato anche negli ultimi 10 anni, sui quali la relatrice ha poi rivolto la propria attenzione, ricordando con una veloce carrellata le opere delle scrittrici finaliste e vincitrici (in tutto 28), tra le quali Emanuela Canepa con L’animale femmina (edito da Einaudi Stile Libero), Laura Lanza con Donna Francesca Savasta intesa Ciccina (Astoria), Manuela Gambaro con Dieci storie quasi vere (Nutrimenti),Loreta Minutilli con Elena di Sparta (Baldini e Castoldi), Marinella Savino con La sartoria di via Chiatamone (Nutrimenti), Carmela Scotti con L’imperfetta (Garzanti), Carmen Totaro con Le piene di grazia (Rizzoli), tutte opere che si distinguono perché trattano temi attinenti alla parità di genere o perché presentano protagoniste femminili particolarmente interessanti. Ma non tutte le opere scritte da donne trattano tematiche specificamente “femminili”, segno peraltro del fatto che le donne si interessano di tutto, non soltanto dei propri diritti.

Le promotrici: Francesca Lucia Menna, Assessora Pari Opportunità, terza da destra, e Giuliana Cacciapuoti, prima da sinistra

Chiude il pomeriggio Giuliana Cacciapuoti, socia fondatrice di Toponomastica femminile, esperta di lingua e cultura arabo islamica, autrice di pubblicazioni sugli argomenti, consulente per le diversità e le politiche interculturali e migratorie della Regione Campania, nonché membro della Commissione per la Toponomastica cittadina del Comune di Napoli.
In occasione dell’intitolazione a Napoli della Scalinata Fabrizia Ramondino, il 24 giugno, una riflessione e il ricordo di due personalità che hanno affrontato nelle loro opere il tema della memoria collettiva dei popoli privati della terra e dimenticati nei diritti. La scrittrice napoletana e cosmopolita Fabrizia Ramondino, testimone della dolorosa vicenda dei Saharawi, il popolo del deserto, e la poeta palestinese, Fadwa Tuqan, scrittrice araba cristiana, intellettuale sensibile, protagonista del panorama letterario internazionale e autentico monumento della poesia araba contemporanea. Tuqan canta la terra natìa e le sorti della Palestina, è l’emblema della componente femminile nella resistenza e nella lotta sociale e umanitaria per il popolo della sua terra. Ramondino nel suo lungo girovagare fatto di esperienze, conoscenze, lingue e costumi, finisce per dare il suo contributo all’impegno politico praticato tramite l’insegnamento e la dedizione ai più bisognosi, che siano un popolo lontano o i suburbi partenopei.
Tuqan con la sua attenzione verso gli ultimi degli ultimi, donne e bambini, accomunata a Ramondino, nomade per vicende diverse, ma ugualmente misericordiosa verso il volontariato sociale, di cui donne e bambini, ancora una volta, sono destinatari privilegiati.
Due donne così diverse eppure legate dall’uso della parola per dare voce agli inuditi, magistralmente raccontate da Cacciapuoti.

Vi attendiamo il 27 luglio con le Scienze. Collegatevi!

Le nostre relatrici:

Nadia Verdile
Letteratura, sostantivo femminile. Le scrittrici rapite dalle storie della letteratura italiana. Nata a Napoli, vive a Caserta, le sue origini sono molisane di Macchiagodena, da cui molte ispirazioni sono tratte per i suoi scritti. Insegnante, scrittrice e giornalista, collabora con il quotidiano Il Mattino. Come storica, da anni, dedica le sue ricerche alla riscrittura della Storia delle Donne. È direttrice della Collana editoriale Italiane di Pacini Fazzi Editore, di cui ha scritto diverse monografie (Matilde Serrao, Michelina Di Cesare, Gianna Manzini, Cristina Trivulzio di Belgioioso) Il suo ultimo avvincente romanzo Carne viva narra della saga familiare tra migrazioni e riconoscimenti. Segni particolari: ottimista di natura è intollerante verso stereotipi e pregiudizi.

Maria Serena Sapegno
Leggere i classici con gli occhiali del genere. Insegna Letteratura Italiana e Studi delle donne e di genere all’Università La Sapienza di Roma. Da oltre vent’anni coordina sui temi del femminismo un’attività di ricerca, Il Laboratorio Sguardisulledifferenze, che coinvolge studenti, ricercatrici e insegnanti. Tra le sue ultime pubblicazioni: Figlie del padre. Passione e autorità nella letteratura occidentale (Feltrinelli, 2018), La differenza insegna. La didattica delle discipline in una prospettiva di genere (Carocci, 2014).

Anna Maria Crispino
Letteratura: nei territori dell’oltrecanone. Ha creato e tuttora dirige la rivista culturale femminista Leggendaria. Libri Letture Linguaggi. È tra le socie fondatrici della Società Italiana delle Letterate (SIL) e direttora editoriale della Iacobelli editore.

Loretta Junck
Il Premio Calvino e le scrittrici. Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile, curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s, ecc.).

Giuliana Cacciapuoti
Fabrizia Ramondino e Fadwa Tuqan: scrivere per ricordare. Socia fondatrice di Toponomastica femminile. Dal 2012 fa parte della Commissione per la Toponomastica cittadina del Comune di Napoli. Esperta di lingua e cultura arabo islamica. Autrice di pubblicazioni e articoli scientifici su questi argomenti. Sua cura è offrire al pubblico non musulmano uno sguardo imparziale e approfondito del Nord Africa e del Medio e Vicino Oriente e dell’universo relativo al mondo islamico.

Chi avesse perso la diretta sulla pagina facebook di Toponomastica femminile o di Vitamine Vaganti, può rivedere l’incontro sul canale YouTube di Tf: https://www.youtube.com/watch?v=WYclhxgSl_c&t=427s

***

Articolo di Sabrina Cicin Marzetti

Sabrina Cicin 200x200

Laureata in Scienze Politiche. Consulente fiscale con Master in Diritto Tributario Internazionale. Giornalista pubblicista. Dirigente sindacale, responsabile del Coordinamento Donne e Inclusione. Ha approfondito tematiche di cultura di genere con un Master in Gender’s Studies. I suoi interessi sono focalizzati sul linguaggio e la toponomastica. Il motto: la felicità non è la meta, ma il cammino (Osho). La convinzione: nella vita nulla accade per caso.

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