Editoriale. Piera, la sua ultima estate e le sorelle di Kabul

Carissime lettrici e carissimi lettori,

questo editoriale sarà soprattutto intimo. Perché la stima, la considerazione, il ricordo della grandissima Piera Degli Esposti per me sono anche un legame del cuore. Un sentimento affettivo profondo verso un’artista di altezza strepitosa, cardine importante del nostro teatro, del nostro cinema, della nostra televisione. Ma soprattutto una donna stupenda e irripetibile che mi ha onorata facendomi entrare nella sua vita.

La stimavo, l’ammiravo, la seguivo da spettatrice, fruitrice della sua arte, con tanti rimorsi e tante mancanze. Poi un timido desiderio, pensavo insperato a realizzarsi, quasi inespresso. Anzi, espresso a una collega che, sentendomi pronunciare il suo nome, mi dice di avere un’amica cara che era a sua volta amica di Piera.

Così Piera Degli Esposti mi ha presa dal nulla, perché nulla sapeva di me. È bastata una telefonata, una chiacchierata, provata prima di notte (le sue telefonate dopo la mezzanotte saranno un punto fisso), forse da Parma o da Reggio Emila, dove credo stava lavorando o era lì per ricevere un premio, o forse da Bologna, che era la sua amatissima città di nascita. Abbiamo parlato, credo, un quarto d’ora e mi ha detto che ormai un po’ ci eravamo conosciute, raccomandandomi di darle del tu, un passo che mi sembrava insormontabile, ma lei sapeva mettere chiunque a proprio agio, in fretta. Piera aveva accettato. Mi aveva, in quell’incontro, silenziosamente premesso di voler scrivere la prefazione al mio libro che raccontava delle donne e dei loro viaggi verso di noi, le tante sorelle migranti venute da lontano che si sono rimesse in gioco qui da noi e sono andate oltre il loro stigma di «regine della puntura», come mi ha dettato lei stessa.

Di Piera Degli Esposti, della sua arte, della sua vita raccontata con Dacia Maraini in Storia di Piera e passata al cinema con il grande film di Marco Ferreri, con protagonisti del calibro di Hanna Schygulla e Marcello Mastroianni (nel ruolo dei genitori di Piera) e Isabelle Huppert, dei suoi libri, si sa e tanto si è ripassato in questi giorni di triste rimpianto, da sabato scorso che Piera non è più tra noi. Chi la ama e l’ha amata conosce bene il suo percorso pubblico. Per me la grande, immensa artista è un ricordo stretto, sotteso, ma forte. Me la sono trovata, lei, sempre vicina, attenta. Ho l’onore di essermi scambiata affetto con lei. La forza, sostantivo femminile, le era congeniale, intrinseca e credevo, mi sono illusa, che anche questa battaglia l’avrebbe vinta lei, contro sé stessa.

Piera è stata la lettrice più attenta e sofisticata di questi miei editoriali che ora sono orfani delle sue osservazioni, ricevute puntualmente con una telefonata che io aspettavo trepidante, anche impaurita. La sera di una Pasqua passata (forse la seconda dalla nascita di Vitaminevaganti) mi ha chiamata felice e incantata (lei di me!) e oltre a leggermi e a commentarmi i pezzi per lei più illuminanti, mi ha cantato, proprio così, il motivo musicale che sentiva di sottofondo.

Piera amava le donne. Si è sempre occupata delle donne, della questione femminile, contribuendo alla creazione della storica Casa di via del Governo Vecchio, fatalmente la strada in cui lei stessa andrà ad abitare, splendida, non per ricchezza o cos’altro, ma per l’amore con cui Piera l’ha costruita e per la pace che mi dava ogni singola volta che ci andavo, che salivo su da lei, fino a quel bianco abbagliante.

Era dalla parte delle donne Piera Degli Esposti. Era andata, e ne era orgogliosa, anche a rivendicare il dolore delle madri dei figli e delle figlie disperse e dispersi nelle orribili dittature latinoamericane. Piera mi parlava spessissimo delle problematiche delle donne, non solo italiane, della necessità, dell’esigenza dei diritti negati, troppi, mi diceva.

L’avrei voluta ascoltare, sentire il suo parere, viscerale, sul dolore delle donne afgane oggi, in questo momento in cui sembrano essere scomparse mentre invece vengono barbaramente e meticolosamente ricercate da un regime maschile e maschilista, tanto quanto feroce. Avrei voluto sapere dalla sua voce (che da troppo tempo non aveva più), da lei donna della parola, il verbo (‘o verbo nuovo l’aveva definita Eduardo) il suo pensiero su questa immane tragedia appena iniziata.

Mercoledì scorso è stato l’ultimo giorno di Piera tra noi, fisicamente, perché mai andrà via dal mio cuore e da quello di chi l’amava, dai nostri cuori. In Campidoglio, in Protomoteca, Piera ha avuto, pur nella solitudine di una città abbandonata e arresa al caldo, l’omaggio di tanti e tante alla loro regina scalza. La tristezza di Dacia Maraini, sua amica/sorella, le accorate parole del suo caro fratello Franco per il quale, scherzavo con loro, avevo l’invidia buona di un rapporto stupendo. Poi la commozione di Manuel Giliberti che le aveva dedicato, tra tante presenze in cinema e in teatro (il memorabile Teatro greco di Siracusa), il volume ormai storico, indispensabile per chi vuole conoscere l’arte di Piera, quel Bravo lo stesso coniato sulla frase rivoltale da Giorgio De Chirico dopo che l’aveva vista recitare, in una parte maschile, in A dieci minuti da Buffalo di Günter Grass. 

Piera Degli Esposti ci teneva alle donne, alle “combattenti” per la vita. Sentiva ed esprimeva la necessità che lottassero per i loro diritti, in tutto il mondo. Con l’artista, con la donna Piera Degli Esposti, le donne hanno trovato un’alleata costante. Una persona cara, di pace.

Per questo soffro e sento ancora di più la mancanza di Piera in questo momento storico così difficile. Come, non dimentichiamolo mai, sentiremo sempre la mancanza, l’assenza di Gino Strada, importantissimo anche lui per curare, in senso reale e metaforico, i mali degli uomini e delle donne, dei bambini e soprattutto delle bambine del mondo che pagano a caro prezzo decisioni assolutamente non loro.

La questione afgana, a maggior ragione quella femminile, ci è cara. Ne dedichiamo doverosamente e sentimentalmente in questo numero di Vitaminevaganti un bellissimo ed accorato articolo che ci fa conoscere una figura meravigliosa di sorella afgana, raccontando la storia di Malalai Joya, la parlamentare disobbediente che non ha mai smesso di parlare, di dire al mondo il suo pensiero. Le donne, le donne amate e difese da Piera, in Afghanistan oggi sono, insieme alle bambine, alle più giovani di loro, le persone più in pericolo, fragili non per propria colpa, ma per obbligo di una situazione che sa di orribile e assurdo.

«Le cercano casa per casa, dalle più giovani, praticamente ragazzine, alle donne più adulte e non sposate» diceva un medico afgano intervistato al suo arrivo in Italia, su uno di quegli aerei partiti dal cielo e dalla terra di Kabul. Uno dei tanti aerei che si sono levati in aria carichi di corpi, rincorsi, con un non senso e una convinzione assurda votata alla morte, sulla pista di partenza dell’aeroporto intitolato secondo noi non ad un eroe, ma a un crudele padrone che ha comandato in quel martoriato Paese. Uno di quegli aerei della disperazione le cui immagini della partenza rimarranno sempre lì a scandalizzare i nostri occhi. E lo dobbiamo fare per onestà!

Oggi abbiamo bisogno di credere, laicamente più che religiosamente, ma di credere. Avere passione: di libertà, di uguaglianza di comprensione. Di tutto questo abbiamo bisogno, di sentirci la vita dentro. Questo ha e mi ha insegnato Piera Degli Esposti. È suo il suggerimento di continuare questo mio appuntamento finale dell’editoriale con la lirica, con una poesia o un brano di prosa di un pensiero grande, di un’autrice o di un autore che ci additasse la strada. Mi diceva che la consolava e questo rimane tra i tanti motivi di orgoglio e di continuazione eterna del mio affetto per lei.

Volevo donarvi e donarmi di nuovo la poesia che (chiaramente velandone il nome) le ho dedicato nel primo editoriale scritto dopo il suo ricovero, perché Piera era Buddhista e la poesia, Tienimi la mano è di Herman Hesse (Vitaminevaganti editoriale n.117 https://vitaminevaganti.com/2021/06/05/editoriale-110/). Una poesia che le avevo portato e che il personale del reparto dell’ospedale Santo Spirito, dove Piera è stata, ha incluso magnificamente in un messaggio mandato al fratello Franco, e che lui ha letto a tutti e tutte noi il giorno del saluto a Piera, in Campidoglio.

Oggi proporrei, con la guida della sua mano, una poesia di Ezra Pound che Piera ha letto durante la presentazione dell’autobiografia di Letizia Battaglia, la grande fotografa siciliana, un’altra grande donna che ha sempre combattuto e continua a combattere dalla parte di tutte le donne dell’universo. Era il mese di febbraio di quest’anno.

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.
(Canti Pisani, canto 81)

Ecco cosa leggerete in questo numero, oltre l’essenziale e doveroso e molto interessante articolo su Malalai Joya, già sopra citato.

Sempre parlando al femminile e sentendo il bisogno ancora più urgente di una importante figura di donna al Colle, prosegue la serie dedicata a Una donna al Quirinale. L’opinione di Florindo, in cui l’autore sostiene le argomentazioni a favore della sua candidata. Per Calendaria la donna che vi proponiamo è Marija Juric Zagorka, icona femminista croata, narratrice, giornalista, anche lei (un canto sonoro e sentito che scorre lungo il filo rosso e passionario di questa nostra odierna puntata), pioniera in patria dei diritti delle donne. Per la bella serie Fantascienza, un genere (femminile). Connie Willis è la scrittrice prolifica di Denver di cui farete conoscenza, vincitrice di molti premi, capace di ambientare le sue storie nella Storia.

Aspettando le paralimpiadi di Tokio 2020, la riflessione che emerge «è che si può vivere e vincere “normalmente” anche con delle limitazioni fisiche e/o psichiche».  

Accanto alla più nota Grazia Deledda in Sardegna esiste anche L’altra “Grassiedda”: Grazia Sanna Serra, scrittrice di Iglesias, poco conosciuta ma tutta da scoprire, come pure di una bellissima scoperta tratta La felicità della scrittura. Incontro con Dacia Maraini, l’articolo di una giovane autrice che descrive un incontro a Roma 3 con la scrittrice Dacia Mariani, l’amica carissima di Piera Degli Esposti. Un incontro fecondo di stimoli e di spunti con una scrittrice che merita un posto d’onore nella letteratura e nel teatro.

Dopo Genova niente è più come prima è la sesta puntata della serie sui vent’anni dal G8, che riflette su quello che è stato per arrivare a dire che il G8 «segna uno spartiacque epocale nei vissuti individuali e collettivi», con un’analisi lucida delle sue conseguenze, tra cui la fine di un Movimento dalle grandi potenzialità, distrutto per sempre. Alla violenza del potere e delle forze dell’ordine a Genova si può accostare quella sulle donne latinoamericane descritta nell’articolo Violenze sul corpo-territorio delle donne in America Latina, che ci ricorda tutto il male inferto alle donne che si sono ribellate alle attività estrattive delle multinazionali nei loro territori, dopo essere state già vittime del sistema patriarcale. Anche qui un ricordo, un collegamento a Piera!

In Veda, donne e Mahabharata ci accostiamo alla saggezza dei Veda nelle parti dedicate a figure di donne, di cui si narrano la vita e le vicissitudini.

In questi tempi di contrasto alla pandemia Toponomastica femminile ha lanciato la campagna “Se ti puoi vaccinare, ringrazia lady Mary Wortley Montagu e intitolale una strada” e Lovere. Il lungolago di Mary è l’articolo in cui l’autrice ci descrive questa figura di donna, preziosissima per aver reso possibile con l’inoculazione il contrasto alla piaga del vaiolo.

Per la serie Preparare i cammini questa volta descriviamo il percorso da Marina di Camerota a Baia degli Infreschi, passando per Pozzallo e Cala Bianca, un itinerario sul mare e tra gli ulivi per immergersi nella natura selvaggia del Cilento.

Nella Sezione Juvenilia leggerete di Percorsi resistenti, il lavoro che si è aggiudicato il premio Biografie femminili per la sezione Percorsi e cammini nella Resistenza nell’ambito del concorso didattico Sulle vie della parità nelle Marche alla sua IV edizione, premiato anche all’VIII Concorso nazionale di Toponomastica femminile.

Concludiamo con la rubrica A tavola, che questa volta ci illustra Le spezie, raccontandocene la provenienza e gli usi in cucina e ,soprattutto, i benefici. Questo il numero di oggi. Da noi sempre l’augurio di una

Buona lettura a tutte e tutti.

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

6 commenti

  1. Splendide parole in ricordo di Piera, grande donna libera e grande artista. Se n’è andato anche Gino Strada, un grande uomo che si è dedicato agli altri. Ora siamo certamente più poveri senza di loro.

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  2. Piera Degli Esposti era una di noi, ha rappresentato splendidamente la “bolognesità” in tutti i suoi aspetti: sapeva rassicurare ed era molto empatica e così rassicurava le persone.
    Come buddista di lunga data, ne ho notato la solarità e la fede profonda negli ideali buddisti.

    Ora è volata via per riposarsi, ma un giorno, rinascerà nel tempo, la forma, nel modo adatti.
    In attesa di questo giorno, noi possiamo pregare per lei 🙏🙏

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    1. Buongiorno Simona l’affetto che mi lega e ci lega a Piera, l’artista e la donna sono motivo di unione. Piera era e rimane una persona e un’artista di profonda pace che nulla leva alla forza delle battaglie che sapeva combattere. Io la ringrazio delle sue parole e ringrazio Piera di essere …Piera. Amava Bologna e non ho fatto in tempo a dirle dei Portici. Grazie ancora

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