Giuni Russo, stella luminosa nel nostro cielo musicale

La scomparsa di Franco Battiato, nel mese di maggio, se da un lato ha portato un lutto e un vuoto incolmabili, dall’altro – di riflesso – ha dato nuova luce a una stella della musica italiana, che se ne andò troppo presto. Stiamo parlando di Giuni Russo che il 7 settembre 2021 avrebbe compiuto settanta anni, invece ci ha lasciato nel 2004. Il suo nome è emerso in molti servizi televisivi e articoli accostato a quello del cantautore catanese che ebbe un grande ruolo nella crescita della sua carriera e che le affidò canzoni indimenticabili. D’altra parte di Battiato è stato detto: «Per Elisa e le altre. L’uomo che amava scrivere le donne», ma, aggiungiamo, scrivere anche per le donne: lui che con modestia amava dire: «Quando ho lavorato con Milva, Alice e Giuni Russo, mi sono limitato a fare il sarto: prendevo le misure». (Robinson, 22-5-21) 

Giuni Russo e Franco Battiato

La prima parte della carriera di Giuni Russo fu all’insegna di rapporti non sempre felici con l’industria discografica: le venivano imposte, suo malgrado, partecipazioni a competizioni canore che le andavano strette. Era l’epoca del Disco per l’estate, del Festivalbar, del Cantagiro, del Festival di Castrocaro, manifestazioni di grande seguito popolare che nella stagione estiva servivano per lanciare i successi da ascoltare nei juke-box, nelle trasmissioni radiofoniche, nelle discoteche e per vendere i 45 giri, in vista del lancio dei successivi 33 giri (i famosi long-playng). La voce strepitosa, le capacità espressive, la preparazione tecnica di Giuni avrebbero meritato altro, ma le case produttrici ancora non credevano pienamente in lei. Come ogni esordiente, doveva pazientare, aspettando l’occasione giusta. E Battiato rappresentò questa occasione: che non volle dire solo Un’estate al mare, sia chiaro. A proposito, su YouTube potete rivedere e riascoltare Giuni in moltissimi video ufficiali che per le generazioni più giovani saranno una scoperta, mentre per chi la ricorda saranno un tuffo bellissimo nel passato e la dimostrazione del suo immenso talento, che spaziava in ogni genere.  

Giuni era nata come Giuseppa Romeo a Palermo, il 7 settembre 1951. Era la penultima di nove figli e la madre era dotata di una bella voce di soprano. Fin da bambina cominciò a esibirsi e giovanissima vinse il festival di Castrocaro nel 1967 cantando A chi (recente successo di Fausto Leali). L’anno dopo al festival di Sanremo si esibì con il nome Giusy Romeo, in coppia col francese Sacha Distel. Dovrà aspettare il 2003 per tornarci, col raffinato brano Morirò d’amore, con cui vinse il premio come migliore arrangiamento e il secondo premio attribuito dalla critica. 

Dal 1969 lasciò la Sicilia per trasferirsi a Milano dove visse poi tutta la vita; un incontro fondamentale fu quello con la musicista Maria Antonietta Sisini che sarà sua amica, compagna, coautrice e produttrice. Una sarda (e la Sardegna ritornerà nell’universo umano e artistico di Giuni…) compositrice e chitarrista con cui realizza alcuni dei suoi maggiori successi: Alghero, Mediterranea, Una vipera sarò, Adrenalina, La sposa, La sua figura.  

Giuni Russo nella copertina di Alghero (1986)

Intanto sviluppa la naturale estensione vocale che le consentiva di coprire quasi 5 ottave: potete ascoltarla mentre imita il grido dei gabbiani, proprio alla fine di Un’estate al mare; sapeva anche, come pochissime voci umane, padroneggiare il registro di fischio grazie alla capacità di attivare il meccanismo M3 della laringe. In breve dimostrerà le sue doti di compositrice, ma anche di esecutrice di canzoni della tradizione napoletana, da O sole mio a Fenesta ca lucive, di successi internazionali (My way) e italiani (Io che amo solo te). Potrà interpretare come soprano brani lirici (nell’album A casa di Ida Rubinstein) e arie popolari siciliane, fra cui Strade parallele, realizzata nel 1994 con Battiato. Assai suggestive le esecuzioni di canti religiosi: Adeste fideles e l’Ave Maria, per citarne solo due. D’altra parte, oltre che in latino, si è esibita anche in francese, inglese, spagnolo, giapponese, farsi, arabo, greco. Con la voce, e con i suoni emessi, davvero poteva fare di tutto. 

Dagli anni Settanta inizia la collaborazione con Cristiano Malgioglio con cui scrive brani sia per sé che per altre interpreti; uno particolarmente noto sarà per Amanda Lear (Ho fatto l’amore con me). Intanto un suo disco, dall’esito poco felice in Italia, sta andando bene in Francia. Si tratta di Soli noi, ma la cantante assai delusa dai rapporti con le case discografiche non se la sente di trasferirsi oltralpe. Sarà merito del chitarrista Alberto Radius metterla in contatto con Battiato nel 1979, facendo scoccare l’intesa artistica fra i due, a cui spesso si unisce il violinista e arrangiatore Giusto Pio. I tre primi brani realizzati (Una vipera sarò, L’addio, Crisi metropolitana) piacciono molto a Caterina Caselli, la ex collega divenuta manager discografica che la mette sotto contratto. Esce un disco di vera sperimentazione: Energie, che finalmente offre a Giuni la possibilità di esprimere le proprie doti. L’anno dopo, il 1982, esce Un’estate al mare, brano orecchiabile piacevolissimo, da riascoltare con maggiore attenzione, che frutta un duraturo successo, premi, partecipazioni televisive, vendite (Disco d’oro), anche se la cantante non vorrà in seguito essere imprigionata nei “tormentoni” estivi che le vengono riproposti continuamente. È di questo periodo una curiosa parentesi, con la collaborazione di Mario Luzzatto Fegiz che, insieme a Battiato, Sisini e Giuni, compose la raffinata L’oracolo di Delfi, nascosto sotto lo pseudonimo di Faffner, il nome del suo primo gatto. Un testo, pensate, formato da un collage di massime e citazioni di classici in greco antico, senza una apparente logica, che solo la voce di Giusi avrebbe potuto interpretare degnamente. Nel 1983 l’album Vox ha il premio speciale al Festivalbar; altri premi si susseguono come migliore rivelazione (’82) e migliore voce femminile (’84 e ’86). Nel 1984 esce l’importante album Mediterranea che tuttavia non viene appoggiato e lanciato come l’artista sperava; si arriva alla rottura con la casa produttrice. Viene messa allora sotto contratto da una azienda minore, ma più libera di muoversi nel panorama discografico, la Bubble Record, che le fa pubblicare l’album già pronto Giuni. In esso è contenuto il brano che diverrà in breve un grande indimenticabile successo: Alghero con cui partecipa al Festivalbar (Disco d’oro). L’anno dopo con il frenetico Adrenalina realizza il suo primo duetto con Donatella Rettore, partecipando al Disco per l’estate del 1987. Ancora con Battiato conclude il complesso lavoro dedicato a Ida Rubinstein, album di grande innovazione in cui sono inseriti brani di contaminazione fra i generi che spaziano dal jazz alla lirica, dal pop alle romanze. In seguito in un nuovo album vengono introdotti degli inediti, fra cui un’altra canzone ispirata alla Sardegna: Alla spiaggia dell’amore, dedicata a un angolo segreto a forma di cuore che solo poche persone fortunate conoscono. 

Molto interessante la registrazione di un brano composto da soli vocalizzi (Black image) che sarà la colonna sonora di una serie televisiva. Al 1994 risale una nuova sperimentazione: il canto cabaret ispirato a Ettore Petrolini (album Se fossi più simpatica sarei meno antipatica), ma è anche il momento della svolta religiosa, scaturita dagli studi e dalle letture di Giovanni della Croce e Teresa d’Avila che porta a due canzoni particolarmente amate: La sposa e La sua figura

A questo punto devo ricorrere alle parole bellissime scritte da Antonio Spadaro (Robinson, 22-5-21) e le devo citare per intero; mentre si riferisce alla scomparsa di Battiato, afferma: «un’anima sintonica con la sua c’è stata, quella di un’altra gigante della musica italiana per la quale però il nostro Paese non era pronto: Giuni Russo. Siciliana come Battiato, ma adottata dall'”altra” isola, la Sardegna, condivideva con lui una cosa, almeno: il fatto che la sua scelta spirituale prendeva naturaliter la forma della sperimentazione musicale. Questo è il punto: Giuni e Franco pensavano in musica, pregavano in musica, meditavano in musica. Che poi Giuni avesse fatto gli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola e si perdesse nelle stanze del Castello Interiore di Teresa d’Avila – mentre Franco era eclettico ed ellittico –    è un altro discorso. Ma Franco scriveva per Giuni. L’esercizio dello spirito in Franco (e in Giuni) diventava – anzi era – creatività e sperimentazione».  

Nel ’94 e ’95 partecipa al premio Tenco con l’arrangiamento di Ciao amore ciao, e poi con Malinconia, Il sole di Austerlitz, e un duetto straordinario con il portoghese Sergio Godinho. Nel ’97 una esperienza particolare riguarda lo spettacolo musicale Verba Tango in cui interpreta versi di Borges a fianco del celebre attore Giorgio Albertazzi, in una bella serata nel quartiere palermitano della Kalsa. Mentre continua a comporre e sperimentare, interviene in numerose trasmissioni ed eventi: nel 2001 decide di riproporre Un’estate al mare, riarrangiata, arrivando terza alla gara canora La notte vola. Nel 2002 va segnalato l’album in cui compaiono testi ispirati alla nobile figura di Edith Stein, la carmelitana uccisa ad Auschwitz. 

Come già anticipato, dopo ben 35 anni ritorna a Sanremo, dove si mostra con la testa rasata, segno inequivocabile della malattia che da tempo la sta logorando.  

Giuni a Sanremo (2010)

Durante l’estate fa le sue ultime apparizioni in teatri e in televisione, mentre non cessano le registrazioni di inediti e le collaborazioni musicali. Arriverà a un totale di 24 long playng. L’ultima intervista, per Rai international, è di quella stessa estate. Assolutamente da seguire su YouTube il colloquio Le sue parole, realizzato in casa da Maria Antonietta Sisini, il 16 luglio 2004. Qui la sentiamo aprirsi e dialogare con libertà, in modo sincero, sui suoi inizi, sulla sua carriera e le sue pause, sui suoi successi, sul suo metodo di lavoro; non mancano riflessioni più ampie e generali sull’industria discografica e sulla sua crisi internazionale. Mentre fa delle valutazioni professionali, riconosce il ruolo fondamentale di amicizie e collaborazioni con cui si è trovata in perfetta sintonia: e si tratta di Sisini, Radius, Pio e naturalmente Battiato, con cui rievoca il fatidico incontro avvenuto nel 1979, quando le fece ascoltare in anteprima Per Elisa, poi destinata ad Alice. Con soddisfazione viene citata la sua ultima fatica: il video e il cd Napoli che canta, nato da una importante esperienza legata a un vecchissimo film muto di Roberto Leone Roberti, padre del celebre regista Sergio, per il quale aveva interpretato dal vivo un apprezzato commento sonoro. Ha ancora tante idee e progetti, spera di poter partecipare a vari eventi a cui è stata invitata, ma noi sappiamo che la malattia non le darà ulteriore tregua. 

Muore fra il 13 e il 14 settembre 2004, a 53 anni appena compiuti. 

Dopo le sofferenze sopportate con coraggio e grande forza di volontà, le esequie vengono celebrate nella chiesa milanese delle Carmelitane scalze che amava frequentare e viene sepolta nel cimitero Maggiore, nell’area riservata alle comunità religiose. 

Dopo la sua morte la compagna Sisini ha portato avanti una fruttuosa attività di ricordo e di promozione, attraverso l’associazione culturale senza fini di lucro “GiuniRussoArte”. Ha via via ripubblicato vecchie incisioni e video, ha lavorato a nuovi arrangiamenti, ha reso noti degli inediti. Nel 2006 la cittadina sarda di Sorso, patria di Sisini, ha dedicato a Giuni Russo la scuola comunale di musica, mentre nel 2012 a Sacile ha preso il suo nome la galleria del teatro Zancanaro.  

Il 23 aprile 2014 le ha dedicato un mirador (come si dice in catalano), sul colle del Balaguer. Un evento particolarmente toccante si è svolto il 19 marzo 2015 in occasione dei 500 anni dalla nascita di santa Teresa con il concerto “Giuni Russo, carmelitana d’amore” che ha visto nella chiesa del Monastero milanese la partecipazione della meravigliosa cantante portoghese Dulce Pontes, interprete fra l’altro dell’inedito scritto da Giuni Nada te turbe; potete ascoltarla e vederla, mentre esegue il brano seguita dalle monache al di là della grata. Al termine, la grata si apre, le suore le fanno festa e le offrono un mazzo di fiori. Un momento di incredibile commozione. 

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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