La pratica del digiuno di Ekadashi 

Un giorno di digiuno all’anno per motivi di salute rievoca i drastici sacrifici dovuti ai momenti di malattia e alle imposizioni alimentari che fin da piccoli non fanno certamente piacere a nessuno, anche quando si parla di digiuni periodici o saltuari, ma come andremo tra poco a spiegare si tratta di un’antichissima pratica scientifica che dà anche i suoi benefici nel breve periodo tempo. Il giorno di digiuno o upavasa (upa=vicino, vasa=dimora divina) secondo gli antichi consente di avvicinarsi al divino, e il suo calcolo dipenderà dalle fasi lunari individuate con il calendario lunisolare. 
Come sappiamo il nostro corpo, che è costituito per circa il 75% da acqua, risente a livello linfatico e ormonale degli influssi lunari. Tecnicamente il giorno di digiuno sarà l’undicesimo dopo la luna piena e l’undicesimo dopo la luna nuova e verrà considerato giorno di Ekadashi (da eka che significa uno e dashi che significa dieci, grammaticalmente dashi al genere femminile). Questi sono i due giorni al mese in cui la ghiandola pineale secerne la melatonina che regola la sensazione di benessere psicofisico ai/alle praticanti di yoga che meditano con costanza sotto la guida di un maestro/a. Questo digiuno è tanto più importante per le donne, che subiscono maggiormente l’influsso lunare; si dice che la linfa vitale shukra venga trasformata in ectoplasma e nutra i centri spirituali più sottili, purificando il corpo da tossine fisiche e mentali.  

Ci sono vari tipi di digiuno, totale o parziale, con liquidi o cibi solidi o senza liquidi e cibi solidi, tuttavia il vero digiuno è quello senza cibo solido e liquido, quando non si mangia assolutamente niente, e per far ciò bisogna trovarsi in buone condizioni di salute. L’importante in ogni caso è astenersi da fatica fisica e dedicarsi alla meditazione restando a casa in tranquillità. 
Alcune note citazioni dai Veda ci confermano la bontà del digiuno nella tradizione e nei costumi vedici: «Cinque vascelli possono salvare le persone che affogano nell’oceano dell’esistenza materiale: Sri Visnu, la Bhagavad-gita, Srimati Tulasi Devi, la mucca, ed Ekadashi» (tratto dal Garuda Purana, Sri Krishna parla a Garuda); e ancora «Tra tutte le piante, la sacra Tulasi è la più cara a Me, tra tutti i mesi, Kartika Mi è estremamente caro, tra tutti i luoghi di pellegrinaggio, la Mia amata Dvaraka è la più cara, e tra tutti i giorni, Ekadashi è il più caro» (Padma Purana, Uttara Khanda, 112.3). 
L’importanza di Ekadashi è spiegata inoltre anche nel testo Caitanya-caritamrita (Adi-lila, 15.9-10), quando in una conversazione tra il santo Caitanya e la madre Sacidevi lui la prega di non mangiare cereali e legumi nei giorni di Ekadashi se vuole farlo felice.  

Sia la medicina naturale che quella ayurvedica raccomandano il digiuno durante specifici giorni del cambio stagione per mantenere e migliorare la salute. In effetti, biologi moderni e antichi saggi sono d’accordo sul fatto che il digiuno è benefico per il fisico e per la mente. È dunque naturale pensare che pure il digiuno di Ekadashi possa prevenire e curare molte malattie. Cosa non bisogna assolutamente mangiare durante Ekadashi? I cereali e i legumi sono vietati, si consiglia invece di seguire per quel giorno un’alimentazione strettamente vegetariana di frutta e verdura fresca. 

Papa Purusha

Narra una storia che all’alba della creazione il Signore nella persona di Narayana creò gli esseri mobili e immobili e «per assegnare a ciascuno le reazioni dei propri peccati, punendo i miscredenti, creò Papapurusa, la personificazione del peccato. La sua testa era l’uccisione di un brahmana, gli occhi erano il consumo di sostanze inebrianti, la bocca era il furto di oro, le orecchie i rapporti illeciti con la moglie del guru, le braccia l’uccisione della mucca, il naso l’uccisione della propria moglie, il petto l’aborto, l’addome i rapporti con la sposa di altri, lo stomaco l’uccisione dei propri parenti, il collo il furto di beni accumulati, l’ombelico l’uccisione dei subordinati, la vita il glorificare se stessi, le cosce le offese al guru, i genitali il vendere la propria figlia, i glutei il raccontare le cose segrete, i piedi l’uccisione del proprio padre, i capelli i peccati minori» (Padma Purana, cap.11, dialogo tra Jaimini Risi e Vyasadeva). Papapurusa (papa = peccato, purusha = personificazione) aveva il corpo nero e gli occhi gialli, era orribile a vedersi e molto potente. Visnu, un’altra rappresentazione del Signore Supremo, pensò allora di creare qualcuno che lo controllasse, così manifestò Yamaraja e Pitriloka. Egli fu accolto degnamente dal primo, che udì dei pietosi lamenti provenire dalle regioni infernali; scoprì così che si trattava degli abitanti della Terra, caduti in basso per i loro peccati. Visnu pensò di essere il responsabile di quella sofferenza, poiché aveva creato le reazioni del peccato, perciò dal proprio corpo manifestò la divinità di Ekadashi in persona. Così tutti, seguendo il voto di Ekadashi vrata, poterono tornare sui pianeti celesti a Vaikuntha. Papapurusa si avvicinò a Visnu, e si gettò ai Suoi piedi scoppiando in lacrime. Visnu gli offrì allora una benedizione per consolarlo, e Papapurusa chiese un luogo dove rifugiarsi, perché Ekadashi lo stava per distruggere completamente; allora gli fu permesso di rifugiarsi, durante il giorno di Ekadashi, nei cereali e nei legumi. Per questo motivo, dal punto di vista spirituale, mangiare cereali e legumi nel giorno di Ekadashi equivale ad assorbire una notevole quantità di reazioni nefaste. 

Vishnu che crea i mondi

 Ogni organo interno del corpo ha il suo compito specifico e quello dello stomaco è di occuparsi della digestione. I medici affermano che con l’assunzione di cibo la circolazione sanguigna è accelerata verso gli organi digestivi, mentre quella verso il cervello diminuisce tanto che sperimentiamo una sonnolenza che può compromettere le capacità cerebrali. Non ci sono vantaggi nel far lavorare lo stomaco nel giorno dedicato alle pratiche dello yoga. Nel giorno di Ekadashi tutte le energie vanno dirottate verso lo yoga, verso la spiritualità, senza però esagerare. Le persone malate o che non possono osservare un digiuno totale, possono mangiare latte e frutta in piccoli quantitativi. 
In un anno ci sono circa ventisei Ekadashi, a seconda che l’anno sia bisestile o meno. Durante ogni Ekadashi viene raccontata la sua particolare storia, in cui si elencano i particolari benefici che essa porta nel compiere i sacrifici del digiuno in quel periodo: si può a tale proposito consultare un calendario dei digiuni. L’Ekadashi più austera è quella del mese di giugno chiamata Nirjala (da nir poco jala acqua) che prevede il digiuno totale e completo, e viene dunque considerata anche la più sacra. Essa viene conosciuta con il nome di Bhima Ekadashi, dal nome del secondo figlio di Kunti e del re Pandu, personaggio epico del Mahabharata. Bhima amava molto mangiare e per questo motivo non riusciva a digiunare, allora Visnu gli diede il permesso di digiunare solo in quel giorno con i benefici di tutte le altri Ekadashi dell’anno. 

Ciclo della rigerazione dei tessuti

Dal punto di vista strettamente organico, il digiuno concede il meritato riposo agli intestini, allo stomaco, al fegato e a tutti gli altri organi metabolici. Può essere utilizzato come una delle migliori medicine preventive, poiché attraverso il meritato riposo del sistema digerente si possono espellere e neutralizzare le tossine accumulatesi con i processi metabolici cellulari. Molti medici oggi attribuiscono gran parte dell’accumulo di virus e batteri all’eccesso di cibo: come è ben noto in tutte le scuole di medicina naturale, la maggior porte delle malattie ha la sua origine nel tratto gastrointestinale. 
Se studiamo la vita di grandi personaggi spirituali della storia umana, notiamo che utilizzavano l’astensione dal cibo come un momento importante di presa di consapevolezza e di decisioni. Se si mangia durante quel particolare giorno, l’attività fisica della digestione devia il shukra verso le ghiandole basse, limitandone così l’assorbimento da parte delle ghiandole endocrine del cranio. Inoltre la temperatura corporea durante il giorno del digiuno diminuisce agevolando la secrezione di quest’ormone denominato in sanscrito Amrta. Il cibo che noi mangiamo si converte, per trasformazione, nell’essenza finale, chiamata Shukra o linfa vitale. Il shukra è il cibo per il cervello, da esso vengono prodotte le particelle ectoplasmatiche della mente individuale. A conclusione del digiuno si avrà infine l’accortezza di prendere alcune precauzioni: si può bere un po’ di acqua tiepida con limone e sale, a metà mattinata una banana matura, poi a pranzo un cereale cotto come il riso basmati al burro o all’olio. 

***

Articolo di Nuria Kanzian

Docente di filosofia, amante dello yoga, giornalista freelancer, musicista e scrittrice, ha pubblicato opere di poesie, sceneggiature e saggi filosofici quali Autobiografia e conoscenza del sé e Cosmologia vedica. In qualità di Presidente dell’Associazione Noumeno culture, club di pratiche filosofiche, organizza progetti di formazione nel sociale.

4 commenti

    1. Ottima osservazione! La signora Caterina Presidente dell’Associazione scacchi Torino ha commentato questo articolo dicendo che è dettagliato ed esaustivo e che lei è profondamente convinta dei benefici del digiuno, anche se ultimamente lo pratica poco, ma le fa piacere che qualcuno ne parli e lo divulghi …

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