I quaderni di Alma Sabatini. Dove batte la lingua oggi

È uscito in formato e-book con questo titolo il Quaderno n. 1 del Centro di documentazione internazionale Alma Sabatini. Il Centro, fondato nel 1999 e dotato di un ricco archivio, ha ripreso quest’anno le sue attività: promuove, oltre alla ricerca sul tema della lingua, il pensiero e la cultura femminista. 
Alla stesura del Quaderno hanno partecipato Edda Billi (Stagione rossa), Maria Rosa Cutrufelli (Dove batte la lingua oggi), Bianca Pomeranzi (Domande radicali sul mondo), Giulia Caminito (Scrittore non è neutro), Laura Fortini (Scrivere all’università. La sfida della differenza), Sara De Simone (Che genere di parole). Due scrittrici – Maria Attanasio e Laura Pugno – hanno offerto la propria esperienza rispetto al tema del sessismo negli usi linguistici. 

La nozione di sessismo linguistico è abbastanza recente: la lotta per l’emancipazione femminile ha una storia secolare ma solo a partire dalla seconda metà del Novecento è sorto un dibattito sulle implicazioni linguistiche della differenziazione storica tra maschio e femmina. Presa coscienza dell’invisibilità e della svalutazione delle donne, si è avviato un processo di valorizzazione di una lingua sessuata.  
A metà degli anni Ottanta in Italia gli studi pionieristici di Alma Sabatini posero la questione di come la lingua dia voce «a un solo soggetto, apparentemente neutro e universale, in realtà maschile» e proposero una «prospettiva diversa, mirante a fare emergere e liberare le possibilità creative e vitali che la differenza sessuale racchiude in sé, nel momento in cui essa diviene luogo ove si esprimono due diversi soggetti, non simmetricamente definiti». 
Per Alma (foto di copertina) l’attivismo nel movimento si coniugò sempre all’impegno didattico e alla ricerca linguistica, come documenta qui Alessandra Pigliaru nel suo Ritratto femminista
Due sue opere restano attuali, fondamentali: Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana (novembre 1986) e Il sessismo nella lingua italiana (aprile 1987), edite dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.  

La sua riflessione – autorevole per la voce e per la fonte – suscitò un vivace dibattito e portò a constatare l’inadeguatezza del linguaggio ordinario a esprimere la specificità e la natura sessuata delle persone. 

A distanza di più di quarant’anni che succede? È utile fare il punto. Benché di strada se ne sia fatta, molti interrogativi restano immutati, molte opposizioni non sono state superate, molte cattive abitudini permangono. Nel terzo millennio, a fronte di un’ascesa in ruoli, carriere, professioni e visibilità delle donne, non esiste ancora un’adeguata e diffusa trasformazione nella lingua. 
Direste mai il maestra? Perché allora l’avvocato per una donna, o il giudice?  
Il messaggio implicito è… quello è un ruolo maschile, se sei molto brava ci puoi stare ma è un fatto temporaneo, eccezionale. Per le qualifiche meno prestigiose la declinazione al femminile è scontata: non scatta nessun panico perché lì nessuno si affanna a presidiare primati. La questione si pone per le alte qualifiche e per i titoli di potere. Finché si tratta di fare l’operaia, la cassiera o la cameriera va bene… ma quando si punta all’ingegnera o alla ministra la situazione cambia.  
Perfino molte professioniste credono che firmarsi al maschile aumenti la loro autorevolezza. 
Interrogarsi sul sessismo nei linguaggi significa chiedersi se l’uso che ne facciamo influenzi il nostro modo di pensare e, di conseguenza, di relazionarci e di agire. Il tema è tutt’altro che marginale o irrilevante, come vorrebbero far credere i “benaltristi”. 
Le lingue sono i luoghi della codificazione dei ruoli sessuali nelle diverse culture e società: questi ruoli sono vissuti come “naturali” e vengono ritenuti immutabili perché appresi nella prima infanzia e vissuti in un contesto sociale che non li mette in discussione. La lingua non solo manifesta ma condiziona il nostro modo di pensare, incorpora una visione del mondo e ce la impone, costruisce un orizzonte di senso. Non ha solo la funzione di rispecchiare i valori ma anche quella di concorrere a determinarli, organizzando le nostre menti. Lavorare sul linguaggio equivale a lavorare sull’organizzazione della coscienza: la tesi è autorevole, ha dato vita a un ricco filone di studi. 

Scriveva il linguista Giulio Lepschy nel 1989: «Mentre gli uomini sentono che la lingua manifesta nello stesso tempo sia la loro condizione di esseri umani sia la loro condizione di maschi, le donne trovano che la stessa lingua non corrisponde ugualmente alla loro condizione specifica di donne e che perciò è inficiata anche la sua presunta universalità umana». 
Ai soggetti che detengono il potere tocca fin da tempi remoti l’opportunità di disporre delle pratiche linguistiche: lo fanno posizionandosi al centro del mondo, guardandolo dalla propria prospettiva e presentandola come l’unica possibile, anzi tacendo su tutte le altre dunque occultando – consciamente o no – i propri privilegi. 
Di questo parliamo dicendo androcentrismo a proposito dell’epifenomeno linguistico: ci riferiamo non solo alle relazioni interpersonali ma all’uso costante di spiegare i fenomeni e le relazioni sulla base dell’esperienza generalizzata di un singolo gruppo, la parte maschile dell’umanità. 

Quando parliamo di “medici”, “dottori”, “giornalisti”, “bambini”… intendiamo uomini o donne? o entrambi? Le “lotte degli operai” includono le operaie? Il maschile neutro inclusivo assegna agli uomini il diritto di parlare per tutti: occulta la presenza delle donne così come ne occulta l’assenza.  

Cambiare lo sguardo si può, si può determinare una prospettiva multipla: nel 2017 l’Accademia della Crusca intitolò un volume dedicato al nostro tema Quasi una rivoluzione.  

Già nel 1994 il dizionario Zingarelli, con un ribaltamento storico, aveva inserito la declinazione al femminile di 800 parole: avallò così l’avvocatala ministral’assessorala notaia, la chirurgala giudice. Il fastidio di molti accademici, il rifiuto del giornalismo e della politica furono palpabili; ancor oggi nominandoci così si può essere soggette a dileggio (scettiche irrisioni, accuse di incompetenza, diagnosi di irrilevanza), benché molte università, molte amministrazioni e molte redazioni si stiano pian piano adeguando. Esistono indicazioni delle istituzioni europee. Esistono manuali per l’uso corretto delle forme sessuate redatti ad uso di categorie professionali (giornaliste/i in primis) e di enti pubblici. Qualcosa lentamente si muove nella scuola, che per moltissimi/e cittadini/e è l’unico luogo di apprendimento di una lingua corretta. 

Di fronte a tutto ciò viene da interrogarsi sul motivo di forti resistenze di fronte a fenomeni di evoluzione linguistica docilmente accettati in altri campi (basti pensare ai termini provenienti da altre lingue, gerghi o sottocodici, che in breve tempo vengono assorbiti senza traumi ed entrano nell’uso comune). Evidentemente qui si tocca un nervo scoperto, un’identità bisognosa di conferme. 
Non è sempre giustificata l’attribuzione di malafede: la forma mentis è così radicata che in molti casi l’elemento sessista obbedisce a stimoli di tipo pavloviano cui non sfuggono nemmeno le parlanti.  
Solo l’abitudine scambiata per regola spinge a sostenere che qualunque cambiamento “suona male”. «Si è sempre fatto così» è la matrice dell’immobilismo. 

Centro di documentazione sperimentale Alma Sabatini
Dove batte la lingua oggi?
N. 1, Settembre 2021

***

Articolo di Graziella Priulla

Già docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi nella Facoltà di Scienze Politiche di Catania, lavora alla formazione docenti, nello sforzo di introdurre l’identità di genere nelle istituzioni formative. Ha pubblicato numerosi volumi tra cui: C’è differenza. Identità di genere e linguaggi, Parole tossiche, cronache di ordinario sessismo, Viaggio nel paese degli stereotipi.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...