Un Pinocchio apocrifo

Quanto vale un soldo? Cosa puoi comprarci?  
Nel listino prezzi delle storie antiche, quelle bofonchiate davanti al fuoco, che hanno il sapore di noci, castagne e miele, con un soldo ti arrabatti una favola rovesciata, all’incontrario, una favola che ha la magia solo nelle parole che la raccontano. Ché sono parole limate, piallate, pesate e soppesate, ricercate nel corbello di chi, con esse, ci lavora di fino. 
Per il resto, la favola che compri con un soldo è una favola cattiva, storta, umida e fangosa. Di quell’umidità che si mangia i vestiti del viandante e del vagabondo, che lascia via libera al brutto che c’è nella notte, lo fa entrare per far ammuffire.  
Con un soldo ti porti via le vicende di un poveraccio, bestemmiato anche nel nome, che prova a rattoppare gli spifferi freddi della sua vita con la miseria dell’ immaginazione.  
Ma l’immaginazione è un inganno crudele, puntellato e organizzato dai compaesani che vedono questo vecchio, Mastro Geppetto, soltanto come una storpiatura nel loro andare quotidiano.  
E se all’inizio speri di trovarti di fronte a uno scherzo simile a quello che Brunelleschi fece al grasso legnaiuolo, basta il tempo di una fiamma di tizzone per renderti conto che qui, con la spesa di un soldo, ti porti a casa fiele e freddo e rabbia. Ti porti a casa un mondo pernicioso che non arretra di un passo, come se mostrare pietà significasse scoprire il fianco e rischiare di essere colpiti, passando così da predatore a preda. 

Capranica, Teatro Francigena, ottobre 2021. Reading di Fabio Stassi e Neri Marcorè  

Fabio Stassi ha scritto un Pinocchio apocrifo, capovolto, che racconta una storia altra, con gli stessi personaggi della tradizione sporcati però dai detriti della realtà. Mangiafuoco, il Gatto, la Volpe e persino Mastro Ciliegia: una tregenda di cattiveria fine a sé stessa, che se la prende con il più debole in quanto debole, fuori serie, incomprensibile.
E Mastro Geppetto lo è davvero, incomprensibile, privato anche dell’unica cosa che — forse — può farlo ancora associare a un essere umano. È una metamorfosi, la sua, inesorabile. Un caduta a sacco che non ha vie di uscita né appigli.  Eppure, Stassi una cima di salvezza la lancia: per chi legge sparge prese e  cenge, facendo scorgere nella sciara in cui si è trasformato questo penoso vecchio, la poesia e il soffio di Dino Campana. E non solo. Perché, con il valore di un soldo, porti con te una storia scritta con un stile musicale, metrico, con un lessico lavorato di citazioni letterarie e vernacolari: una lingua costruita per abitare e muoversi insieme al falegname, che pure a stento biascica e scombicchera pensieri. 
Mastro Geppetto è racconto brumoso e secco: umido delle nebbie di montagna, quelle che confondono i contorni e sciolgono le forme; e duro, come il suono del ramo calpestato e spezzato dal peso di chi oscilla in un eterno equilibrio di luce e ombra, favola e realtà. Passato e presente. 
Quanto vale un soldo? Cosa puoi comprarci? 
Un libro, questo, che è uno specchio rotto, una favola, un pezzo di cammino, prezioso come una vita intera. 
 

Fabio Stassi
Mastro Geppetto 
Sellerio, Palermo, 2021
pp. 220

***

Articolo di Sara Balzerano

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Laureata in Scienze Umanistiche e laureata in Filologia Moderna, ha collaborato con articoli, racconti e recensioni a diverse pagine web. Ama i romanzi d’amore e i grandi cantautori italiani, la poesia, i gatti e la pizza. Il suo obiettivo principale è quello di continuare a chiedere Shomèr ma mi llailah (“sentinella, quanto [resta] della notte”)? Perché domandare e avere dubbi significa non fermarsi mai. Studia per sfida, legge per sopravvivenza, scrive per essere felice.

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