Editoriale. Patrick, il suo coraggio e la sua libertà

Carissimi lettrici e carissimi lettori, 

volevo cominciare questo editoriale in maniera diversa ma la gioia della notizia della liberazione di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Alma Mater di Bologna, incarcerato da ventidue mesi nella sua stessa patria, ci ha coinvolte e coinvolti in un vero turbine di emozioni. Infatti la triste vicenda di questo ragazzo colpevole soltanto di un atto di libertà, dei famosi due articoli scritti a favore della comunità Copta d’Egitto, abbiamo qui più volte parlato, anche perché la sua vicenda ci intimoriva potesse somigliare, se non addirittura duplicare quella triste storia di Giulio Regeni conclusa nel più tragico dei modi e ancora tutta da scoprire.
Vorrei sottoporvi un’intervista che ho ascoltato proprio la sera dell’arrivo della buona novella dal Cairo che la comica conduttrice, sempre bravissima, Geppi Cucciari ha scelto di fare all’insegnante di Patrick Zaki, Rita Monticelli, docente di Inglese e Studi di genere all’Alma Mater di Bologna. Una città che, con la sua Università, in tutto questo periodo ha profondamente dimostrato affetto e costante vicinanza al suo studente.
I bolognesi hanno avvalorato il proprio sentimento di partecipazione alla vicenda di Zaki con continue manifestazioni di piazza e con l’esposizione della sua immagine per tutto il centro cittadino. L’intervista televisiva di cui parlavo mi ha colpita moltissimo per la considerazione che la docente dimostra verso questo suo discente e volevo proporre di rileggerla con voi, come esempio di ottimo giudizio sui fatti nonché di buon insegnamento.
«Eravamo molto preoccupati – inizia così a commentare il gioioso avvenimento la prof.ssa Monticelli – perché dopo ventidue mesi di speranze negate, che poi riprendevano e poi ritornavano a crollare, è molto difficile mantenere questa direzione sempre verso questo orizzonte. La notizia riguardante la libertà di Patrick per noi, adesso, è stata molto emozionante e anche molto commovente. Dopo tutti questi giorni di prigionia, Patrick è riuscito a farsi sentire oltre le sbarre del carcere dai suoi cari, dalla sua fidanzata, dalle donne, che ha sempre difeso Patrick. La notizia è grandissima, ma non ci si può fermare qui. A febbraio ci sarà una nuova udienza. Quindi continuiamo! Io spero – prosegue Monticelli – che ci siano sviluppi positivi. Voglio prendere questa prima notizia come un primo passaggio importantissimo e come un segnale positivo verso la soluzione dalle accuse. Ecco la cosa importante, dobbiamo non mollare e dobbiamo continuare a chiedere la sua libertà. Patrick ha sempre avuto un posto vuoto riservato a lui nelle nostre aule perché possa tornare. Appena tornerà quel posto sarà per lui, perché finisca il master e possa lavorare alla sua tesi. Quando lo incontrerò la prima cosa sarà ringraziarlo perché ha tenuto duro, perché è andato avanti nonostante tutte le difficoltà. Lo ringrazierò di tutti i valori che ha portato avanti rispetto alla difesa che ha sempre avuto nei confronti delle minoranze, delle donne, dei bambini e delle bambine. Abbiamo saputo – ci tiene a precisare la professoressa – che insegnava ai bambini/e di strada a scrivere e a leggere. La seconda cosa che gli diremo è Forza Bologna! Poi andremo a mangiare insieme!»
Alla domanda dell’intervistatrice su cosa hanno insegnato questi ventidue mesi di detenzione la docente bolognese risponde: «Per prima cosa il valore della comunità. Abbiamo sentito che intorno a Patrick si è ritrovato il mondo dell’arte, della musica, dello spettacolo, il mondo fatto dai cittadini e dalle cittadine di qualsiasi provenienza, senza separazioni partitiche e politiche, di classe, di appartenenze diverse. C’è stata davvero una comunità unita per difendere i valori umani, i diritti della persona, la libertà di pensiero, di parola e di espressione. Patrick è diventato il simbolo della richiesta di libertà e di giustizia. Credo che ci siano tantissime persone nelle sue stesse condizioni e quindi è necessario lottare per chiunque si trovi in una situazione simile. É un dovere della comunità lottare contro l’ingiustizia della violazione dei propri diritti. Senza l’aiuto di tutti e tutte prendere una posizione chiara è difficilissimo. Il percorso della concessione della cittadinanza –  conclude la professoressa di Bologna – deve andare avanti. Le cittadinanze onorarie concesse, credo che non siano soltanto un simbolo di chiara manifestazione alla richiesta di Patrick di libertà e di giustizia.»

Una notizia invece secondo me orribile è quella che viene dagli Usa, la cui Costituzione è fondata sui principi della libertà. Sette componenti della famiglia del deputato repubblicano del Kentucky, Thomas Massie, si sono messi in posa su Twitter per dare gli auguri di Natale tutti e sette armati e sorridenti, anche la bambina più piccola, mentre il patriarca stringe in pugno quella che sembra una mitragliatrice. É davvero un’immagine estremamente negativa, soprattutto in un periodo che segue da poco la strage accaduta nel Michigan, dove sono morti quattro studenti, uccisi da un’arma regalata a un 15enne proprio per Natale dai suoi genitori. Sembra di ritornare in tempi davvero oscuri!

Avevamo già chiuso l’editoriale di questa settimana quando è arrivata la notizia che in questo triste, per tanti versi, 2021, ci aveva lasciato un’altra grande persona, Lina Wertmuller. Se ne è andata per sempre, all’età di 93 anni, mercoledì scorso lasciandoci il suo sorriso, ma anche i tantissimi film che amava chiamare suoi figli, i suoi scritti, tutti significativi, persino le sue canzoni (ricordiamo quelle famose cantate da Rita Pavone), il suo impegno per le donne. Lei, con i suoi occhiali dalla vistosa montatura bianca, è stata tra le poche in Italia, e non solo in Italia, a fare un mestiere da maschio, una professione occupata soprattutto dagli uomini. Infatti i dati che qualche anno fa aveva diffuso sulla gender equality l’European Women’s AudiovisualNetworknel cinema erano, e fondamentalmente sono ancora, disastrosi: solo 1 film su 5 è diretto da donne e in Italia il gap è ancora maggiore. Tra il 2006 e il 2013 il 90,8% dei film usciti era diretto da maschi. La quota di mercato delle registe è stata del 2.7% contro il 97.3% di quella maschile.
La ricorderemo insieme alle tante e ai tanti che ci hanno abbandonato in questi mesi: da Carla Fracci a Milva, a Raffaella Carrà e da Franco Battiato a Gigi Proietti, morto appena due mesi prima dell’inizio dell’anno.
Seguendo quello che ha detto e scritto in questi giorni Dacia Maraini, che era grande amica di entrambe, abbiamo perso, in una manciata di mesi, due donne e artiste meravigliose, intime tra loro: Piera degli Esposti, ad agosto, e ora Lina Wertmüller. Ci piace immaginare che la regista di Pasqualino sette bellezze stia da qualche parte a guardare divertita la sua amica Piera, «Mia adorata, dolce Piera, luce preziosa della mia vita. Luce sempre intensa, affettuosa, coraggiosa e fragile», come aveva scritto nella lettera mandata alla cerimonia funebre di metà agosto, mentre in corsa, come aveva continuato nella stessa lettera, Piera Degli Esposti si getta in braccio al suo desideratissimo Robert Mitchum che la regista stessa aveva fatto incontrare alla grande attrice bolognese durante una cena a casa sua. Se fosse davvero così, allora tutti e tre, adesso, insieme anche a Lucio Dalla, sarebbero insieme felici!

Penso sia bello dedicare lo spazio della poesia di questa settimana a Primo Levi e alla sua composizione più famosa. In onore di tutte le persone che hanno sofferto la mancanza di libertà, il carcere iniquo, la tortura e finanche la morte. Oltre a loro dedichiamo questa poesia così straziante anche e ancora al tutto il popolo afghano, che non solo sta soffrendo della mancanza della libertà ma probabilmente potrebbe giungere alla morte per fame, un destino che sarà soprattutto riservato, triste destino, alle donne, alle bambine e ai bambini!

Shemà
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi)

Vediamo ora insieme gli articoli di questo numero. Cominciamo, come sempre, con la donna di Calendaria. Questa volta incontriamo Ursula Hirschmann, una donna senza patria che costruisce l’Europa, federalista coautrice del Manifesto di Ventotene e fondatrice di Women for Europe. Continuiamo con Maria Antonietta e un problema di alcovala prima parte del racconto biografico della figlia di Maria Teresa d’Austria a cui fu imposto, in piena adolescenza, il matrimonio con un Borbone. Portare alla luce donne dimenticate e renderle visibili è uno degli scopi della nostra associazione e questa settimana molti articoli si cimentano in quest’opera di giustizia riparativa. Honor Elizabeth Frost, pioniera dell’archeologia subacqueaè una figura femminile che forse poche persone conoscono. Scopriremo perché è diventata cittadina onoraria di Marsala leggendo delle sue imprese davvero memorabili. Baba Yaga, Brigit, Eyr e Freya sono solo alcune delle divinità femminili dimenticate dalla storia perché ritenute pericolose dagli uomini. In nome delle dee è l’articolo che le descrive, opponendosi alla cancellazione della loro memoria. Anche Le veneziane si muove nella stessa direzione, con la recensione di Donne Sante Dee. Guida ragionata alla città di Venezia, il libro scritto da Antonella Barina e Daniela Zamburlin che rimescola le carte e ci fa vedere un’altra Venezia rispetto a quella solitamente raccontata. Martha Gellhorn: la più grande corrispondente di guerra del Novecento è il consiglio di lettura di La guerra dentro. Martha Gellhorn e il dovere della verità, l’ultimo libro di Lilli Gruber, che rende omaggio a una donna indipendente e purtroppo poco conosciuta in Italia. 

In La storia di Mammolina Silvia Casilio racconta dei tredici bimbi e bimbe dell’Iis Amandola di Montefortino, in provincia di Fermo a cui è stato consegnato il premio per i “linguaggi di genere” della IV edizione del concorso didattico Sulle vie della parità nelle Marche, promosso dall’Osservatorio di Genere nell’ambito dell’VIII concorso Sulle vie della parità di Toponomastica femminile.

Le strade femminili di Trento di Marta Vischi offre un resoconto dell’ultimo censimento di Trento e descrive le intitolazioni dedicate a donne che hanno avuto un rapporto importante con la città.

La scelta di Anne – L’événement è la recensione del film che ha vinto il Leone d’oro al 78° Festival del cinema di Venezia, «un tributo alla sofferenza delle donne, alla paura e alla solitudine che hanno provato e che provano tutt’oggi, quando la società le relega al ruolo di incubatrici e non le considera come persone». 

Ci avviciniamo alla fine dell’anno e il penultimo numero della Rivista di geopolitica Limes, La riscoperta del futuro. Il novembre di Limes immagina come potrebbe essere il mondo tra trent’anni, con interessanti suggerimenti per le nuove generazioni. 

Donne, storie, archivi. Intervista a Elisa Fontanelli è un interessante articolo in cui l’intervistata parla del suo lavoro d’archivio e di ricerca che le ha consentito di contribuire insieme ad altre autrici alla realizzazione del volume Una donna nella tempesta, dagli archivi familiari la vita di Maria Luisa di Borbone. In Intervista a Rita Charbonnier si parla di scrittura, sceneggiatura, musica e molto altro, in una conversazione feconda con un’autrice poliedrica e versatile. 

L’autrice de Il pane argentino ci racconta, accanto alla ricetta per cuocerlo, una storia di rivolta del popolo e di donne ribelli, tutta da scoprire. 

Chiudiamo come sempre con una ricetta che questa volta riguarda il trionfo del pepe in un piatto toscano: Il peposo alla fornacina e il re delle spezie. Con l’augurio di gustarlo insieme alle persone più care vi auguriamo Buon appetito e buona lettura a tutte e a tutti! 

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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