Ursula Hirschmann

Ursula Hirschmann è una donna straordinaria: non solo ha incisivamente contribuito a “fare l’Europa”, ha vissuto da «europea errante», come lei stessa si definisce. In Noi senzapatria, l’autobiografia incompiuta uscita postuma nel 1993, scrive di sé: «Non sono italiana benché abbia figli italiani, non sono tedesca benché la Germania fosse una volta la mia patria. E non sono nemmeno ebrea, benché sia un puro caso se non sono stata arrestata e poi bruciata in uno dei forni di qualche campo di sterminio».

Hirschmann bambina

Ursula nasce a Berlino il 2 settembre 1913, prima dei tre figli del chirurgo Carl Hirschmann e di Hedwig Marcuse, figlia di un banchiere, entrambi ebrei non praticanti e così attenti alla loro posizione sociale da far battezzare la prole.
Lei e il fratello Albert Otto, che sarà poi candidato al Nobel per l’economia, si staccano ben presto dall’agiato mondo alto borghese della famiglia, impegnandosi in politica e aderendo all’organizzazione giovanile del partito socialdemocratico. Il socialismo appare, allora, a Ursula, come scriverà nel 1973 «una scoperta e una conquista».

Hirschmann studente

Tuttavia, la ragazza si allontana ben presto dai socialdemocratici, che non si oppongono concretamente alla crescente ondata nazista, e lavora con altri gruppi socialisti e comunisti. Quando Hitler va al potere, i due fratelli Hirschmann lasciano Berlino per Parigi, ma Ursula, che si è avvicinata ad ambienti comunisti, pur senza iscriversi al partito, rimane presto profondamente delusa dalle divisioni e dal velleitarismo dell’ambiente antifascista e  nel 1935 si trasferisce in Italia da Eugenio Colorni, un giovane filosofo conosciuto a Berlino, che sposa quasi immediatamente. Dopo il matrimonio Ursula si iscrive all’università e nel 1937 dà alla luce la prima figlia. Il matrimonio, benché assai stimolante sul piano intellettuale e politico, è però piuttosto complicato e non sempre sereno. Tuttavia, quando nel 1938 Eugenio è arrestato e nel 1939 condannato al confino, prima a Ventotene e poi a Melfi, Ursula lo segue a Ventotene, nell’autunno dello stesso anno si laurea in letteratura tedesca a Venezia e una settimana dopo nasce la seconda figlia. Ventotene è una piccola isola che ospita centinaia di detenuti politici, oltre a delinquenti comuni, ed Eugenio Colorni, socialista, stringe subito rapporti con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, elaborando con loro e con Ursula il “Manifesto per un’Europa libera e unita”, che sarà poi noto come manifesto di Ventotene. Scritto di nascosto su cartine di sigarette, è sia una dichiarazione politica, sia un modello per la federazione democratica d’Europa, che invita a rompere con il passato del continente per formare un nuovo sistema istituzionale, cambiando la politica e attuando una profonda riforma sociale.

Ursula possiede una non comune intelligenza politica e Altiero Spinelli ne è profondamente colpito. Dirà in seguito di lei: «La sua tendenza a tradurre ogni impegno ideale in azione pratica, le fece percepire immediatamente dove risiedesse l’originalità della nostra posizione». Non è facile stabilire quanto e in quali punti lei abbia contribuito al manifesto federalista; tuttavia Rossi e Spinelli nella loro corrispondenza verso l’Italia si riferiscono a Ursula come la “numero 2” del federalismo italiano. La giovane abbraccia con entusiasmo l’idea federalista, come ricorda nella sua autobiografia: «Noi déracinés dell’Europa che abbiamo “cambiato più volte di frontiera che di scarpe” – come Brecht, questo re dei déracinés – anche noi non abbiamo altro da perdere che le nostre catene in un’Europa unita e perciò siamo federalisti». A differenza dei confinati, Ursula può lasciare l’isola e ne approfitta per portare clandestinamente il manifesto sul continente, con l’aiuto prezioso di Ada Rossi e delle sorelle Spinelli, Fiorella e Gigliola. In breve tempo il testo è diffuso, letto, discusso e commentato da buona parte dei dirigenti antifascisti italiani e raccoglie adesioni importanti, da Ugo La Malfa a Lelio Basso. Nel 1943 Ursula rientra a Milano con le figlie e dà alle stampe “L’Unità europea”, organo clandestino con le tesi di Ventotene, e partecipa all’organizzazione dell’incontro di fondazione ufficiale dell’Mfe (Movimento federalista europeo), in cui sono approvate le sei tesi politiche che traducono in proposte concrete le idee di Ventotene. Il matrimonio con Eugenio è ormai finito e,  dopo l’8 settembre, Altiero Spinelli e Ursula Hirschmann, ormai divenuti una coppia, vanno insieme in Svizzera per  dare inizio all’azione federalista oltre confine, come deciso durante la riunione costitutiva dell’Mfe. Nel maggio 1944 Eugenio Colorni è ucciso a Roma dalla banda Koch. Ursula e Altiero si sposano con rito civile in Svizzera, nel gennaio del 1945. Da allora i coniugi intrecciano vita privata e missione politica; nel marzo 1945 organizzano il convegno federalista internazionale di Parigi, cui partecipano intellettuali di grande fama come George Orwell, Lewis Mumford e Albert Camus. Alla fine della guerra Ursula e Altiero si trasferiscono a Roma, con le tre figlie da lei avute da Eugenio Colorni – Silvia, Renata ed Eva – cui seguiranno Diana, Sara e Barbara Spinelli. Nonostante questa collaborazione e una vita familiare complicata – un nucleo numeroso, che si sposta continuamente in Europa per gli impegni politici di Altiero – Ursula prosegue un’instancabile attività di collegamento tra le diverse anime del progressismo europeo.

Porta nel movimento europeista le istanze femministe, convinta che, se è giusto che le donne si occupino in primo luogo della conquista dei loro diritti, ciò vada fatto in collegamento con altri movimenti e dall’interno delle istituzioni. Questo paziente e lungo lavoro di mediazione e di dialogo porta nel 1975 alla creazione di Femmes pour l’Europe, un movimento per unire le donne della politica, della cultura e del femminismo in battaglie comuni, quali la partecipazione paritaria delle donne all’istruzione, una disciplina paritaria del lavoro femminile, il miglioramento delle condizioni di vita anche delle donne immigrate e dei paesi in via di sviluppo. Hirschmann considera necessario per le donne delle istituzioni e le femministe superare le reciproche diffidenze per battersi unite su tutti i fronti, compreso quello europeo, poiché, come afferma: «la battaglia per l’unificazione dell’Europa può essere una tappa importante ed esemplare per le donne». Pochi mesi dopo aver scritto queste righe, è colpita da una grave emorragia cerebrale, rimanendo pressoché paralizzata fino alla morte, sedici anni più tardi, l’8 gennaio 1991, a Roma. Nel frattempo, il 14 febbraio 1984, il Parlamento europeo aveva adottato il progetto di trattato che istituiva l’Unione europea, il primo passo fondamentale verso quell’unione politica per cui Ursula e Altiero avevano speso anni della loro vita. 

Qui le traduzioni in francese e inglese.

***

Articolo di Claudia Speziali

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Nata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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