Pavia. Via Enrica Malcovati, o sulla dignità del mondo

Enrica Malcovati è stata una vera e propria eccellenza della città. Nata a Pavia il 21 ottobre 1894 da una coppia di genitori che fu capace di intuire molto rapidamente le potenzialità intellettuali della figlia, venne iscritta al liceo-ginnasio “Ugo Foscolo”, dove frequentò una classe composta quasi totalmente da maschi. Ciò non la impaurì né le impedì di spiccare in mezzo agli altri, tanto da decidere di proseguire i suoi studi iscrivendosi alla facoltà di Lettere classiche dell’università pavese, presso la quale si laureò il 2 luglio 1917 con una tesi intitolata I frammenti dell’attività letteraria dell’imperatore Augusto.

Relatore di Malcovati fu l’accademico napoletano Cesare Pascal, all’epoca professore ordinario di Letteratura latina e vera e propria stella polare per la giovane donna. Pascal rimase all’università almeno fino al 1925, quando la sua avversione al fascismo (fu firmatario del manifesto degli intellettuali antifascisti dello stesso anno) gli costò una forte ostilità locale che lo obbligò a trasferirsi. Un rispetto che molto probabilmente era comunque reciproco, testimoniato dal fatto che alla morte del professore, avvenuta nel 1926, Malcovati ereditò la proprietà della rivista Athenaeum. Studi periodici di letteratura e storia. Fondata da Pascal nel 1913, la rivista era «caratterizzata fin dagli esordi da un’attenzione verso le discipline storico-letterarie non classiche e da un certo eclettismo nella scelta dei contributi e dei collaboratori» (Piras, “Pascal, Carlo”, treccani.it). Di questa rivista, tuttavia, Malcovati non assunse immediatamente la direzione, ma si limitò inizialmente a occupare il ruolo di segretaria di redazione, lasciando la posizione di direttore responsabile al veneto Plinio Fraccaro (ex-rettore dell’Università di Pavia, ma all’epoca docente di Storia antica e a sua volta firmatario del manifesto antifascista) fino al 1958, anno in cui l’accademica assunse la condirezione della rivista. La condirezione Fraccaro-Malcovati determinò un importante cambiamento «nell’impostazione della rivista, che da quegli anni si aprì alla collaborazione straniera e limitò l’ambito tematico e cronologico all’antichità classica, mantenendo però ampio il ventaglio delle discipline antichistiche» (Claudia Montuschi, “Malcovati, Enrica”, treccani.it).

Nel frattempo, dal 1930 Malcovati intraprese anche una brillante carriera accademica nell’Università di Pavia (con una breve esperienza all’Università di Cagliari), assumendovi il ruolo di docente di Letteratura latina e greca, nonché di Filologia greca e latina. Nel 1954 venne nominata rettrice del nuovo collegio universitario laico femminile “Castiglioni Brugnatelli” (tra i primi in Italia), ruolo che le stette molto a cuore in quanto da sempre interessata a promuovere il più possibile l’istruzione femminile; in questo senso, «l’attenzione alle figure femminili fu un leitmotiv» lungo tutta la sua attività accademica, alle quali «dedicò… studi specifici, con particolare attenzione al ruolo culturale e storico» (Ibid.). Oltre alle questioni femminili, si interessò anche e «soprattutto alla storiografia e all’oratoria…», oltre che «alla poesia, a questioni di lingua…» e sulla «discussione sul latino come “lingua vivente”» (Ibid.). La carriera accademica di Malcovati si concluse con il pensionamento avvenuto nel 1969, dopo tre elezioni consecutive a preside della facoltà di Lettere e filosofia. Ciò non concluse il suo interesse verso lo studio, la ricerca e la cultura.

La storia di Malcovati è per me molto interessante, perché va a comprendere gran parte di quello che c’è di stimolante nell’esperienza universitaria. Quando sono arrivato anch’io all’ateneo pavese, ricordo che inizialmente mi sono sentito un po’ un pesce fuor d’acqua. Sono infatti l’unico veneto tra i colleghi del mio anno e ciò non fa altro che evidenziare ancora di più quell’accento tipico del mio parlato. Più curioso è poi il fatto che una larga fetta, se non addirittura la gran parte, dei ragazzi e delle ragazze frequentanti il mio corso di laurea magistrale provengono dalle più disparate località del Sud Italia. Trovo ammirevole il fatto che così tante persone siano disposte a rischiare e a lasciarsi indietro i propri affetti più stretti (familiari e non) per cercare di raggiungere un sogno o, soprattutto in questo periodo, almeno un lavoro decente. Prima ancora che un luogo di insegnamento, l’università rappresenta quindi un fondamentale incontro di culture e personalità diverse, nonché un’indubbia palestra di sacrifici, impegno e insegnamenti di vita.

Purtroppo, negli ultimi anni pare che questo pensiero non sia proprio il più popolare. Ferma restando la mancanza di investimenti adeguati nell’istruzione e il fatto che l’Italia si è progressivamente confermata come uno degli Stati europei con la più bassa percentuale di laureati sul totale della popolazione, il problema più grave è che la politica ha portato avanti una pericolosa retorica o avversa all’accademia (i famosi “professoroni”) o finalizzata a trattarla esclusivamente in modo strumentale (gli accademici vanno bene solo finché confermano le mie convinzioni oppure quando si allineano alle mie idee e posizioni, non importa quanto infondate siano). Questo è tanto vero sia a destra (col suo conservatorismo nostalgico fine a sé stesso) che a sinistra (col suo politicamente corretto cieco). Bisognerebbe pertanto ricordare a queste/i “rappresentanti del popolo” (e probabilmente anche al “popolo” stesso) che il progresso è possibile solamente quando la ricerca e lo studio sono liberi di essere espressi, provati e verificati. Tale libertà però non basta se alla base non c’è un rispetto collettivo per la figura dell’accademico/a e dei suoi lavori, il che ovviamente non deve precludere un giudizio critico nei suoi confronti.

Forse questo sentimento ostile si è un po’ attenuato con l’avvento e il perdurare della pandemia di Covid-19, ma mi chiedo quanto durerà. La scienza non sarà “intrinsecamente benevola” (vedasi la creazione della bomba atomica), ma non saremmo qua senza di essa.

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Articolo di Giovanni Trinco

Nasce a Padova nel 1997. Laureato in Scienze Politiche, attualmente è laureando in Comunicazione Digitale presso l’Università di Pavia. Appassionato di giornalismo e saggistica, riguardante la sociologia e la filosofia, spera che un giorno il progressive rock possa tornare di moda.

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