Le animaliste del passato. Lizzy Lind af Hageby

Londra alla fine del XIX secolo è una città energica e brillante, una delle poche che può consentire ad una giovane donna di ottenere una buona istruzione scientifica. Per questo motivo Lizzy Lind Af Hageby (1878-1963), svedese e di buona famiglia, decide di approdare proprio nella capitale inglese per completare i suoi studi.

Lizzy già dalle prime settimane si distingue per le sue attività: mentre la maggior parte delle donne del tempo è esortata a rimanere a casa a “ricamare”, lei si oppone a questa concezione, e, non solo studia il più possibile, ma si impegna anche per il sociale. Infatti, sin dall’inizio del suo soggiorno londinese tiene comizi, fa volantinaggio e cerca di sensibilizzare la popolazione in tematiche ancora troppo poco sentite, come l’emancipazione femminile, la prostituzione e il lavoro minorile.

Dopo avere assistito ad alcuni corsi di medicina presso la London School of Medicine for Women (non erano ancora infatti disponibili ai primi del Novecento corsi di studio frequentati insieme da uomini e donne), rimane profondamente scossa dalla pratica, largamente utilizzata, della vivisezione sugli animali.

Durante le ‘lezioni’ cui assiste Lizzy raccoglie molto materiale e lo consegna direttamente al segretario della National Anti-Vivisection Society, Stephen Coleridge. Emerge dalle relazioni di Lizzy il racconto di un cane marrone brutalmente vivisezionato senza anestesia (violando pertanto il Cruelty to Animals Act del 1876) di fronte a una classe di giovani maschi ridenti. Da questo accaduto scoppia un vero e proprio scandalo in città, oggi noto come “Affare Brown Dog”. Dopo aver testimoniato al processo per il cane, la giovane non mette da parte le sue lotte e continua a lavorare per la tutela del benessere animale in campo medico.

Lizzy non riesce a concepire come si possa essere così crudeli in nome della scienza: diventa vegetariana e continua a tenere numerosi discorsi sull’argomento (tra cui ricordiamo degli interventi anche a Glasgow, presso la Glasgow Vegetarian Society).

Nel 1903 conosce la duchessa di Hamilton, Nina Douglas-Hamilton (1878-1951) e con lei decide di fondare la Animal Defence and Anti-Vivisection Society (oggi destituita e confluita nella più conosciuta Animal Trust) un’istituzione tutta al femminile a cui aderisce anche l’attivista inglese Alice Drakoules. 

Purtroppo non mancano le polemiche e spesso Lizzy deve difendersi da numerose accuse di diffamazione. Acquisisce con il tempo notevoli doti oratorie nelle sue arringhe difensive e diventa avvocata di sé stessa. Conosciuta è la sua vittoria legale contro il medico pro-vivisezione Caleb Sageeby. Si legge in una rivista del tempo: «il lungo processo ha rivelato il più brillante pezzo di advocacy che si sia mai conosciuto dai tempi di Charles Russell, anche se è stato interamente condotto da una donna. Le donne, a quanto pare, possono influenzare tribunali e giudici».

Allo scoppio della prima guerra mondiale si adopera con ogni sforzo per la pace e istituisce ospedali per curare i cavalli feriti sui campi di battaglia creando il Purple Cross Service (la Croce Viola per i cavalli). Sensibilizza in questi anni le donne attraverso opuscoli cercando di spronare le giovani ad essere «operatrici di pace».

Dopo la guerra aderisce a infiniti progetti per tutelare gli animali, dalla lotta contro alla caccia alle lepri, agli sforzi per impedire la macellazione dei cavalli vecchi. Dal 1954 gestisce un santuario per animali in una tenuta della duchessa di Hamilton nel Dorset. Alla sua morte ogni suo bene è stato ceduto per sua volontà all’associazione animalista Animal Trust.

Insomma Lizzy Lind af Hageby non si è mai tirata indietro di fronte alle sfide del suo tempo ed ha saputo adattarsi ad ogni situazione. Da scienziata animalista, ad avvocata ed attivista questa straordinaria giovane donna ha costantemente lottato per un mondo migliore, un mondo che non tortura animali e che tratta le donne senza discriminazioni di genere.

In copertina. Lizzi Lind af Hageby.

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Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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