Editoriale. L’una e l’altra. Pensiamoci insieme

Carissime lettrici e carissimi lettori,

quando si dice fare due pesi e due misure. Soprattutto nel momento in cui si parla di parità di genere. È stato come sbattere il mostro in prima pagina, anzi in tante prime pagine: con nome, cognome e fotografia. La storia della Dirigente scolastica di un liceo romano non è, nel suo evolversi, infatti, la stessa che ha riguardato i numerosi docenti, maschi, incappati nello stesso, e a volte più grave, reato a sfondo sessuale verso un’alunna o più alunne della scuola nella quale insegnavano. 

Senza entrare nel giudizio del fatto in sé, ci è sembrato davvero strano (ma poi tanto strano non è, visti i tempi) il seguito di considerazioni diverse, esplicite, all’orlo del persecutorio, riguardanti la Dirigente capitolina accusata di aver importunato, con richieste e atti sessuali, un giovane alunno della scuola, comunque maggiorenne. Esempi di professori con uno sguardo e una parola di troppo verso ragazze che erano loro studenti ce ne sono stati molti, dalla vicenda che ha riguardato l’insegnante di un liceo di Castrolibero, in Calabria, autore di esagerate attenzioni e minacce verso molte delle sue alunne, o quello di Bari dove, la vicenda risale al 2016, un professore cinquantenne, che già aveva ricevuto in passato, per fatti simili, due condanne definitive, continuava a insegnare, molestare e ricattare i ragazzi. Da sottolineare non è l’accusa, ma il trattamento riservato dall’ambiente circostante e dalla stampa e telegiornali. Un atteggiamento che è stato completamente differente tra i protagonisti e la protagonista di questi accadimenti, facendo palesemente una discriminazione di genere. Con i protagonisti maschi si è mantenuto un profilo basso, sono stati trattati, praticamente sempre, con riservatezza, nascondendo il nome, qualche volta l’età e soprattutto mai svelando la materia insegnata.

In maniera diversa, ma sempre legata a stereotipi di genere, è stata data la notizia della vicenda riguardante la ragazza uccisa a martellate, fatta a pezzi, congelata e poi gettata in un dirupo in Val Canonica. Nei titoli dei giornali e telegiornali il nome di Carol Maltesi è stato sempre legato alla sua professione di attrice hard.

Una bella notizia viene ancora da Roma e riguarda le giovani donne che hanno deciso di scegliere le cosiddette materie Stem per compiere brillantemente i loro percorsi universitari. Sono #100ragazzeSTEM, un bel progetto dell’università La Sapienza che prevede l’assegnazione di una borsa di studio triennale (3.255,00 euro) a ragazze residenti fuori della regione e ben diplomate nell’anno scolastico 2020-2021 (con una votazione di 100/100) e poi immatricolate in un corso di laurea in discipline scientifiche STEM appartenenti alle Facoltà di Ingegneria civile e industriale, Ingegneria dell’informazione, Informatica e Statistica, Scienze matematiche, Fisiche e Naturali. «Questa iniziativa rappresenta un segno concreto per promuovere l’incremento della componente femminile nella formazione superiore in ambito scientifico, riducendo il divario di genere, uno degli obiettivi espressi dal PNRR ­- spiega la rettrice Antonella Polimeni, prima donna a ricoprire questo ruolo nell’antica università romana (il numero delle rettrici sta aumentando, seppure soprattutto al settentrione, a parte Cagliari) – la maggiore presenza delle donne in ambiti professionali qualificati e con ottime prospettive di impiego potrà contribuire sensibilmente a superare il differenziale retribuivo da un lato, il cosiddetto Gender Pay Gap, e dall’altro a incrinare il soffitto di cristallo che limita la presenza femminile nelle posizioni apicali dei vari settori politici, economici e culturali… Il colpo d’occhio che ci ha offerto l’Aula magna gremita di ragazze – continua la Rettrice ricordando il 28 marzo, giorno della consegna del Borse di studio – rende l’idea della mission delineata nelle linee strategiche della Sapienza, così come declinate nel Gender Equality Plan adottato dall’Ateneo. Questa azione – dichiara ancora Polimeni – rappresenta una opportunità concreta per promuovere la presenza delle donne in ambito scientifico e ridurre la differenza di genere in un settore strategico che non solo offre ottime prospettive professionali, ma è funzionale alla crescita del nostro Paese».

Ancora un’altra bella e interessante notizia, che ugualmente parte dalla capitale perché il quotidiano coinvolto è storicamente il giornale di Roma. Due giornaliste de Il Messaggero, non a caso l’8 marzo, hanno iniziato a produrre un podcast tutto sul femminile, sulle donne e sulle loro idee, che dura, dicono, «il tempo di un caffè lungo». Si chiama L’una e l’altra. La congiunzione che lega i pronomi nel titolo non è casuale, ma sottolinea l’inclusione. La redazione è tutta al femminile. Conducono Maria Lombardi e Alessandra Spinelli, insieme a Benedetta Intelisano che cura la parte tecnica. Ma sono incluse tutte le donne, le ascoltatrici, le donne che partecipano mandando in redazione le loro osservazioni, quelle che vengono intervistate. Fino ad oggi le puntate sono quattro: sul lavoro e sull’economia, sulla maternità, sulla moda, sulle donne ucraine e, la prossima, a giorni, sul linguaggio. «L’una e l’altra – dicono – in un continuo sovrapporsi di ruoli, immagini e definizioni che ci sfiniscono e in cui rischiamo di smarrirci. Un modo per mettere a confronto posizioni diverse e visioni diverse».

Domani per chi è di fede cattolica è la Domenica delle Palme. Con la Domenica delle Palme si ricorda l’entrata trionfale del Cristo, ritenuto figlio di Dio, a Gerusalemme per andare incontro alla morte. Da qui inizia la la Settimana Santa durante la quale si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo e vengono celebrate la sua Passione, Morte e Risurrezione.
«Il racconto dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli, ma con alcune varianti: quelli di Matteo e Marco raccontano che la gente sventolava rami di alberi, o fronde prese dai campi, Luca non ne fa menzione mentre solo Giovanni parla di palme (Mt 21,1-9; Mc 11,1-10; Lc 19,30-38; Gv 12,12-16). L’episodio rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la festa delle Capanne, in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’erba (Lv. 23,40). Spesso attaccato al centro c’era anche una specie di cedro, l’etrog (il buon frutto che Israele unito rappresentava per il mondo). Il cammino era ritmato dalle invocazioni di salvezza (Osanna, in ebraico Hoshana) in quella che col tempo è divenuta una celebrazione corale della liberazione dall’Egitto: dopo il passaggio del mar Rosso, il popolo per quarant’anni era vissuto sotto delle tende, nelle capanne; secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa. Per gli ortodossi la data oscilla tra il 4 aprile e l’8 maggio perché utilizzano il calendario giuliano e non quello gregoriano come i protestanti e i cattolici». (Famiglia Cristiana).

Questo aprile non è al centro solo delle festività cattoliche e cristiane. Gli ortodossi e le ortodosse, come abbiamo visto, celebrano la Pasqua con una settimana di scarto, il 24 aprile, ma intanto si preparano alla Resurrezione con un digiuno ferreo scevro da qualsiasi cibo di provenienza animale. Dunque per loro (a parte il 7 aprile) oltre alla carne e al pesce, sono vietati latticini, uova e latte.

Anche i fedeli e le fedeli dell’islam digiunano, ma per il mese di Ramadan, il mese del pentimento, mobile, come la pasqua cristiana e ebrea, che quest’anno è iniziato il 2 aprile e finisce il 2 maggio con la festa del IdElFitr, del ringraziamento, quando i bambini e le bambine ricevono i doni come qui a Natale, nel giorno di San Nicola o dell’Epifania, e si mangia a pranzo con un banchetto, il più ricco che ci si possa permettere, purtroppo con al centro l’agnello.

Non possiamo dimenticare la guerra, che sia bellum o warra, è sempre crudele, disumana, portata in campo da un’umanità che non ne riesce a capire la possibile evitabilità.

Sono tanti e tante le/i poeti che ne hanno sentito l’orrore. Vi confesso che la scelta è stata difficile. Giuseppe Ungaretti ci ricorda, con il suo immortale lamento: «Nel cuore nessuna croce manca/ É il mio cuore il paese più straziato». Poi Saba, Montale, Rebora. O quella di Bertolt Brecht ferocemente attuale: «La guerra che verrà non è la prima/ prima ci sono state altre guerre/ alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti/ fra i vinti la povera gente faceva la fame/ fra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente» (1898). Né dimenticherei Fabrizio De André che ci ha donato la triste vicenda della La guerra di Piero o la canzone cantata da Gianni Morandi contro il conflitto in Vietnam.

Poi la scelta è caduta su Salvatore Quasimodo, premio Nobel nel 1959. Il poeta di Modica (era nato qui nell’agosto del 1901) esprime in questi versi un eterno vizio dell’umanità, quello di uccidere e non solo i propri simili.

Salvatore Quasimodo Uomo del mio tempo da: Giorno dopo giorno, Mondadori, Febbraio 1947.

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come ucciseroi padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Lettura di Luigi Maria Corsanico Immagini da Aleppo bombardata Bruno Maderna: Requiem, per soli, coro e orchestra (1946).

Buona lettura a tutte e a tutti.

Cominciamo la lettura del numero di oggi come sempre dalla donna di Calendaria, raccontata nell’articolo Ria Beckers de Bruijn: una vita per la pace e la salvaguardia ambientale: attivista politica che ha promosso riforme sulla conservazione ambientale, l’agricoltura biologica, la sicurezza internazionale e la legislazione migratoria. Continuiamo con le nostre serie: La donna nella civiltà precolombiana maya è un’altra puntata sulle donne nelle diverse civiltà, in cui scopriremo che «prima della conquista spagnola non c’era per le donne quel soffitto di cristallo che invece sembra esserci nella nostra società». Per Viaggiatrici del Grande Nord conosceremo La traversata artica di Helen Peel in cui la giovane scrittrice conduce il suo pubblico attraverso le acque gelide dell’Artico fino alla pianura siberiana, mentre la serie sulle passeggiate odonomastiche meditative per Pavia ci porta in Via Maria Corti, o sulla difficoltà della trasmissione della cultura alle generazioni successive, in cui ci viene raccontato il progetto visionario e pionieristico della grande critica, filologa e scrittrice.  Di odonomastica e di un’importante intitolazione romana a un’atleta e docente poliedrica e pioniera del connubio tra sport e musica ci parlerà l’autrice di In ricordo di Andreina Sacco Gotta. Ancora di commistioni tra diverse discipline, ma in epoche meno vicine a noi, si tratterà in Intrecci femminili fra arte e musica nella Francia dell’Ottocento. Imperdibile la puntata della Serie Fantascienza, un genere (femminile). Italia, XXI secolo – parte prima. Valeria Barbera e Romina Braggion, due scrittrici la cui originalissima produzione ci appassionerà.
Una vera pioniera ci è presentata nell’articolo Le animaliste del passato. Lizzy Lind af Hageby, una svedese che rifiuta il ricamo e passa il suo tempo a studiare, si batte per i diritti delle donne e approda alla difesa dei diritti degli animali, opponendosi alla pratica crudele della vivisezione. L’intervista di questa settimana è ad Anna Paola Moretti, studiosa di storia. Nell’articolo Le parole delle donne nella Resistenza, Moretti sottolinea l’importanza delle biografie e dei diari per conoscere il contributo delle donne nella guerra di Liberazione. Non tutte e tutti sanno che la madre di Save the Children è Eglantyne Jebb, che la fondò insieme alla sorella e di cui ci parlerà l’autrice dell’articolo scritto su di lei.
La prima parte della recensione di un libro di Paola Calvetti, Le rivali, mette a confronto «Due vite parallele. […] Galvanizzate dalla rivalità hanno creato, innovato e accompagnato le donne in bellezza verso l’uguaglianza. Si sono combattute, certo detestate, in fondo reciprocamente e silenziosamente ammirate». Si tratta di Le regine della bellezza Elizabeth Arden e Helena Rubinstein raccontate da Paola Calvetti. «Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai», il motto della nostra rivista, ci introduce a un’altra recensione, quella del libro Miriam Mafai di Lidia Luberto. Miriam, basterebbe il nome per pensare a Mafai è il titolo dell’articolo che ritrae una politica e scrittrice acuta, che ha attraversato molte fasi della storia del Novecento, rappresentando un modello per tutte noi.
Per continuare a capire le cause e le implicazioni geopolitiche della guerra contro l’Ucraina leggeremo La Russia cambia il mondo. Il n.2/2022 di Limes. Parte seconda, a pochissimi giorni dall’uscita dell’ultimo numero di questa rivista.
Chiudiamo con la nostra serie sul pane, che questa volta è Il pane di Groenlandia, un articolo che ci racconta una storia femminile nordica di oltraggio e di dono.
SM

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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