In ricordo di Andreina Sacco Gotta

Ad Andreina Sacco Gotta Roma Capitale ha dedicato nel 2019 una strada nel IX Municipio, zona sud della città. È la terza figura femminile dello sport a ricevere questo riconoscimento, prima di lei la nuotatrice Luciana Massenzi, prematuramente scomparsa a 21 anni nel 1966, e la pioniera dell’aria Rosina Ferrario, prima donna italiana a ottenere il brevetto di volo.

Andreina
Sacco Gotta,
Torino 1928

Nata a Torino nel 1904 Andreina Sacco Gotta è stata poliedrica come atleta (pluridecorata e record woman tra il 1922 e il 1929 nelle discipline del salto in alto, salto in lungo e misto, del getto del peso e del lancio del disco, cestista e capitana della squadra che vinse nel 1925 il Campionato nazionale) e poliedrica come donna. Al diploma in educazione fisica conseguito nel 1921 presso il Regio Istituto di Magistero di Educazione Fisica di Torino aggiunse il diploma in composizione musicale, l’abilitazione all’insegnamento del canto corale e nel 1933 il diploma superiore in pianoforte. Cosa c’entrano fra loro sport e musica? Oggi in molte discipline sportive il rapporto ha un grande significato ma allora – e parliamo degli anni subito dopo la seconda guerra mondiale ‒ probabilmente il legame era meno solido e visibile. Averlo scoperto, sviluppato e insegnato è uno dei meriti della professoressa Gotta insieme alla valorizzazione e alla diffusione della ginnastica ritmica in Italia e nel panorama internazionale. Ginnastica e ritmo si intitola uno dei suoi più famosi manuali didattici, pubblicato nel 1955, sul quale molte giovani ginnaste e future docenti si sono preparate.
Qui il ricordo di Andreina Sacco Gotta si intreccia con i miei personali: mia madre Albertina è stata, tra il 1953 e il 1956, una sua allieva del corso B dell’Isef di Roma. Ricordare la professoressa Gotta per me è come richiamare alla memoria una lontana parente mai conosciuta ma sempre evocata, un nome spesso presente nei racconti materni sul suo passato di giovane studente dell’Accademia (così definiva la sua docente l’Isef).

Le allieve dell’ISEF di Roma in un esercizio con i cerchi, Roma Stadio dei marmi, prima metà degli anni Cinquanta
Esercizi di ginnastica ritmica con clavette, prima metà degli anni Cinquanta

Ogni volta che passavamo in via Federico Cesi, nel quartiere Prati di Roma, mia madre ripercorreva con la memoriae narrava le ore pomeridiane trascorse in casa di Andreina Sacco Gotta a studiare e preparare i movimenti degli esercizi ginnici. Al pianoforte la professoressa suonava le musiche sulle quali mia madre, a sua volta, doveva eseguire i movimenti; con loro un disegnatore con il compito di fissare su carta le movenze, i gesti, i passi, gli slanci di braccia e gambe, le rotazioni del busto. Mia madre restava immobile tutto il tempo necessario al disegnatore per realizzare una figurina stilizzata che rendesse leggibile ed eseguibile il movimento. Poi si passava all’azione successiva.

La professoressa Gotta seguiva tutto con cura, seduta al pianoforte rivedeva, completava, cambiava qualche dettaglio di ogni esercizio che mia madre, con altrettanta cura, eseguiva. Ore passate a rendere perfetto il connubio tra armonia musicale, gesto del corpo e azione nello spazio. A ricordo di quelle giornate di lavoro alcune allieve del corso del ‘53 scrissero una piccola filastrocca i cui primi versi erano: «Per l’angelica Andreina c’è qui apposta l’Albertina/che si flette a più non posso sino a far scrocchiare l’osso!». Durante quei pomeriggi di lavoro la professoressa Gotta, a un certo punto, si allontanava dalla stanza e tornava poco dopo portando un piattino sul quale erano disposti alcuni gianduiotti. Mia madre non ha mai osato assaggiare quei cioccolatini, timorosa di sembrare invadente e sfacciata. Ma, confessa ancora oggi, non era soggezione nei confronti della professoressa, era solo grande rispetto.

Andreina Sacco Gotta non ha mai avuto verso le sue allieve un atteggiamento indisponibile e distante, tutt’altro. Riservata sì, ma fredda mai. Sempre un sorriso per tutte, sempre una parola di incoraggiamento, un senso di cura ‒ che mia madre ancora oggi definisce materno ‒ per il suo lavoro e per quelle giovani donne che si stavano affacciando alla vita. A loro voleva insegnare, oltre alla ginnastica ritmica, un nuovo modo di considerare il ruolo e il valore delle donne. Dopo gli anni del fascismo e della guerra era necessario ricostruire le loro coscienze e il loro essere con una poderosa dose di fiducia e una rinnovata immagine femminile.

Le allieve dell’ISEF di Roma in un esercizio con i cerchi, Roma Stadio dei marmi, prima metà degli anni Cinquanta
Le allieve dell’ISEF di Roma, prima metà degli anni Cinquanta

La sua ricerca sportiva e metodologica ebbe un ampio respiro internazionale. Nel 1953 a Parigi, nel corso del Congresso Internazionale di Educazione fisica e sportiva, Andreina Sacco Gotta dimostrò il valore educativo e didattico della ginnastica ritmica ‒ allora chiamata ancora ginnastica femminile moderna ‒ che venne, in quello stesso anno, inserita nei nuovi programmi della riforma scolastica italiana. Il suo lavoro di decostruzione del concetto tradizionale e statico di ginnastica in favore di una nuova concezione più dinamica e fondata su basi ritmiche ebbe grande considerazione da parte delle federazioni sportive straniere.

Non è un caso che alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 l’esercizio a corpo libero della squadra italiana ricevette tanto apprezzamento e consenso da essere inserito come esercizio obbligatorio nelle gare dei successivi Campionati mondiali di Roma. Mia madre ricorda le tante delegazioni di osservatori stranieri che, al Foro Italico, assistevano alle esibizioni sue e di alcune colleghe di corso. Giorni di prove ed esercizi e poi lì, davanti a un pubblico di esperti, a piroettare, flettersi, saltare accompagnando le evoluzioni con funi, palle, cerchi, clavette e nastri.

Le allieve dell’ISEF di Roma al Foro Italico, prima metà degli anni Cinquanta

Lo sguardo rivolto oltre i confini nazionali portò la professoressa Gotta a essere eletta componente della Commissione Tecnica Esecutiva Internazionale di ginnastica e a ricevere dalla Federazione internazionale di ginnastica l’incarico di favorire lo sviluppo della disciplina che tanto amava. In Italia la legittimazione ufficiale arrivò nel 1970 e da allora la storia agonistica della ginnastica ritmica nazionale divenne una storia di costante ascesa.
Andreina Sacco Gotta non fu solo un’importante docente. Dopo aver lasciato la didattica nel 1973, si impegnò a tempo pieno in ruoli più “politici” con un intenso lavoro federale nel Comitato tecnico femminile della Federazione internazionale di ginnastica di cui fu presidente per diversi anni. Fece parte anche dei comitati organizzatori delle Olimpiadi e dei Campionati mondiali fino ai Giochi olimpici moscoviti del 1980.

In copertina. Copertina del libro di Andreina Sacco Gotta Ginnastica e ritmo, 1955.

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Articolo di Barbara Belotti

Dopo aver insegnato per oltre trent’anni Storia dell’arte nella scuola superiore, si occupa ora di storia, cultura e didattica di genere e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate e pubblicazioni. Fa parte del Comitato scientifico della Rete per la parità e della Commissione Consultiva Toponomastica del Comune di Roma.

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