Gli interessi delle generazioni future sono entrati in Costituzione

«Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di un’autentica vita umana sulla terra». Hans Jonas.

Il 9 marzo 2022 è entrata in vigore con legge costituzionale n.1 dell’11 febbraio 2022 l’ultima delle molte riforme della nostra Costituzione, la prima che riguarda uno dei principi fondamentali. Si tratta di una riforma importantissima, approvata alla Camera dei deputati in seconda lettura con una maggioranza amplissima, (468 sì, 1 contrario, 6 astenuti) e che pertanto, ai sensi dell’articolo 138 della nostra Costituzione, non richiede l’espletamento del referendum eventuale costituzionale. Come per tutte le riforme che raggiungono un così alto numero di consensi, il sospetto è che chi l’ha approvata la ritenga una dichiarazione di principio, una di quelle «norme programmatiche» in cui la dottrina e la giurisprudenza hanno relegato gli articoli più innovativi pensati in Costituente, per giustificarne il ritardo nell’applicazione e favorirne un’interpretazione riduttiva.

La legge di revisione costituzionale ha ampliato l’articolo 9 della Costituzione, che afferma: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Vi ha aggiunto queste parole: «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».
La stessa riforma ha integrato anche l’articolo 41, che quindi oggi recita così: «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali».

La revisione costituzionale, che inserisce l’ambiente nei principi fondamentali (quasi quarant’anni dopo l’Olanda (1983) e trenta dopo la Germania (1994), è innovativa almeno sotto tre punti di vista. Prima di tutto perché si riconosce esplicitamente un nuovo valore costituzionale, che si articola in «ambiente» ed «ecosistema», valori che, secondo la giurisprudenza della Consulta, sono distinti: il primo riguarda l’habitat degli esseri umani, il secondo fa riferimento alla conservazione della natura come valore in sé. Entra in Costituzione, poi, anche la «biodiversità» che, secondo la definizione della Convenzione internazionale di Rio del 1992, si identifica nella variabilità degli organismi viventi, sia all’interno della stessa specie, sia dei complessi ecologici di cui fanno parte.

Vi si può vedere una prima denuncia e presa di visione, anche sotto il punto di vista giuridico, di tutte le pratiche di greenwashing di cui si riempiono la bocca ormai tutte le imprese, con un blablabla inaccettabile e che hanno per effetto lo svuotamento di significato di un principio fondamentale come quello della sostenibilità. Ma l’innovazione veramente rivoluzionaria consiste nell’aver fatto entrare in Costituzione gli interessi delle generazioni future. Si tratta di esigenze che la Corte costituzionale aveva già mostrato di considerare, parlando di “diritti” dei posteri, non solo in materia di ambiente, ma anche riguardo alla sostenibilità del debito pubblico e del sistema previdenziale.
Non potendosi parlare di veri e propri diritti delle generazioni future, dal momento che il diritto soggettivo presuppone l’esistenza in vita del titolare dello stesso e quando si parla di generazioni future si parla di persone non ancora viventi, aver fatto ricorso alla necessità di tenere conto degli interessi delle generazioni future in uno dei principi fondamentali della Costituzione richiederà un impegno, soprattutto da parte del legislatore, ma anche della Corte in sede di controllo di legittimità costituzionale, che preveda le conseguenze delle politiche e delle leggi del presente sulle generazioni future. Una notizia di questo genere avrebbe dovuto avere priorità assoluta e, riguardando un tema importantissimo, avrebbe dovuto essere approfondita con interviste non solo ai suoi promotori, ma alle associazioni ambientaliste come Greenpeace, LifeGate e Wwf e ai giovani di FridaysForFuture o Extinction Rebellion che se ne erano fatti portavoce, avrebbe richiesto articoli di approfondimento su alcune sentenze della Corte Costituzionale, sui collegamenti all’Accordo di Parigi sul clima e all’Enciclica di Papa Francesco Laudato sì. Invece i media hanno continuato a preferire le beghe della politica nostrana e adesso, con l’invasione della Russia in Ucraina e il coinvolgimento in armi dell’Occidente (che hanno fatto magicamente sparire i virologi e le virologhe e il Covid dagli schermi, prontamente sostituiti dalle analiste e dagli analisti geopolitici), gli/le opinioniste mainstream sono quasi giustificate se non ne parlano più. Il sospetto è che chi scrive sui giornali e chi fa politica non abbia colto la portata potenzialmente rivoluzionaria di questo cambiamento costituzionale.

In questi tempi cupi in cui le forze che si definiscono eredi dei e delle Costituenti sostengono che per fare la pace bisogna inviare le armi e aumentare le spese militari, l’articolo 9 modificato, in combinato disposto con l’articolo 11, «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», potrebbe autorizzare la nostra Repubblica a prodigarsi non come pacifista ma come operatrice di pace (tale la vollero i nostri Padri e le nostre Madri Costituenti, come ci ricorda Dossetti) insieme alle organizzazioni internazionali.
La guerra, oltre a giustificare l’assassinio di popoli inermi, soldati, animali e piante, distrugge l’ambiente, i fiumi, i laghi, il mare e la fauna ittica, oltre al patrimonio artistico delle città. Distrugge la nostra Madre Terra, già a rischio per il riscaldamento globale, i terremoti, le alluvioni, l’inquinamento, lo sversamento di sostanze tossiche e le conseguenze di una crescita che ha compromesso in modo irreversibile risorse e ambiente. Dalla guerra e dai danni irreparabili che produce abbiamo il dovere di difendere le nuove generazioni, tutelandone gli interessi.
Come ci ricordavano Umberto Eco e Gino Strada, la guerra deve diventare un tabù. Se non fossimo uno Stato a sovranità limitata, come spesso ci ricorda il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, gli interessi delle generazioni future in Costituzione potrebbero essere lo strumento attraverso il quale arrivare a bandire ogni tipo di guerra e ogni sostegno militare a Stati in guerra, lasciando alle organizzazioni internazionali e sovranazionali e alle diplomazie il compito per cui sono state istituite: «assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni», come prevede la seconda parte dell’articolo 11 della Costituzione.

Purtroppo in questo delicato momento storico sulle parole della Costituzione hanno la meglio le alleanze militari e le strategie geopolitiche, in particolare quella atlantica, non contemplate dal testo costituzionale e la nostra Carta Repubblicana è scomparsa dal discorso collettivo. I principi fondamentali della nostra Costituzione, modificabili solo in senso ampliativo, dovrebbero tracciare la strada per leggi e politiche che dessero loro attuazione.
Se chi ci rappresenta e i nostri governanti se lo ricordassero, ma soprattutto se fossero capaci di visione come le e i Costituenti che scrissero quel bellissimo progetto di società nuova che è la nostra Costituzione, potrebbero provare a sostenerne il valore e l’importanza e chiederne l’applicazione, anche in considerazione del difficile ed estremamente pericoloso momento storico che stiamo attraversando. Con la modifica dell’art.9 è stato anche previsto un principio di tutela degli animali, che verrà definito con una legge che ne disciplini le forme e i modi.

Da quanto tempo, direi decenni, le associazioni ambientaliste, gli ecologisti e le ecologiste e molti/e intellettuali nei loro libri parlavano di questi diritti e delle esigenze delle generazioni future? Lo sviluppo sostenibile, che oggi è declinato nei 17 obiettivi del Millennio dell’agenda 2030 dell’Onu, e che nella sua definizione nomina le esigenze delle generazioni future, era un concetto già sviluppato negli anni Settanta da Aurelio Peccei del Club di Roma, un uomo conosciuto da pochi/e in Italia e citato raramente nei Manuali scolastici, che per primo aveva intuito i rischi di una crescita illimitata del sistema economico fondata sulla distruzione delle risorse del Pianeta. La storia di questo studioso, che aveva fatto anche la Resistenza nelle brigate di Giustizia e Libertà, andrebbe approfondita ma nei manuali scolastici, compresi quelli più recenti, non se ne parla mai.

Per fortuna oggi c’è la rete e una o un bravo docente può arricchire i libri di testo delle case editrici con riferimenti a immagini, video, film, podcast per assicurare alle classi una formazione attraente e al passo con i tempi. Ricordo un preziosissimo libro, I limiti dello sviluppo, del 1972, pubblicato a opera del Club di Roma proprio per iniziativa di Aurelio Peccei e Jay W. Forrester, insieme a Donella e Dennis Meadows, e Jorgen Randers. Il rapporto aveva schematizzato il sistema mondiale in cinque grandezze: la popolazione umana, le risorse naturali, gli alimenti, l’inquinamento e la produzione industriale. Si era poi analizzata l’interazione fra queste grandezze su scala mondiale e si erano fatte delle proiezioni sul futuro.

Il concetto di sviluppo sostenibile fu poi definito dal Rapporto della Commissione Bruntland dell’Onu nel 1987 come quello sviluppo (e non crescita) del sistema economico che garantisca «il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri». Mentre all’inizio degli anni Settanta il rapporto del Club di Roma aveva avuto una certa risonanza, dopo non se ne era quasi più parlato, nonostante la sua enorme importanza.

D. H. Meadows, D. L. Meadows, J. Randers, Oltre i limiti dello sviluppo, 1993

Inoltre i mezzi di informazione avevano completamente ignorato i due aggiornamenti, pubblicati in italiano nel 1993 e nel 2006, in cui veniva messo in evidenza il peggioramento della situazione. Chi scrive è fiera di avere avuto in cartella negli anni Novanta all’inizio della sua carriera di docente il preziosissimo volume Oltre i limiti dello sviluppo e di avere sempre iniziato, in splendida solitudine, i suoi corsi di economia politica con il concetto di sviluppo sostenibile. Su questo concetto sono state fatte importanti Conferenze internazionali, prima tra tutte quella di Rio de Janeiro del 1992, aggiornata nel 2012 dalla Conferenza Rio+20.
Benché i rapporti del Club di Roma avessero ancora una impostazione antropocentrica e non si rifacessero all’Ecologia profonda, ascoltarli da parte di chi ha la presunzione di governarci sarebbe stato importantissimo.

Oggi paghiamo le conseguenze di questa sordità voluta, in ossequio al mito della crescita illimitata e al culto del capitalismo. Ma una via oggi c’è ed è scritta nella più importante fonte del diritto della nostra Costituzione. Divulgare questa conoscenza è compito di ogni cittadino e cittadina che abbiano a cuore sia i diritti delle generazioni future che i diritti della natura e della Terra, oggi in parte tutelati dall’articolo 9.

«Prima ancora che nella bocca, la democrazia sta nelle orecchie. La vera democrazia non è il paese degli oratori, è il paese degli ascoltatori» scriveva il filosofo Guido Calogero. Le istanze delle generazioni future sul pericolo del riscaldamento globale e sulla salvaguardia del Pianeta, che il movimento mondiale FridaysForFuture e movimenti e associazioni reclamano da moltissimo tempo anche in Italia, su cui le scuole organizzano percorsi educativi, su cui l’Ue è da sempre all’avanguardia, se debitamente ascoltate, dovrebbero essere tra le priorità di chi ha la presunzione di governarci e rappresentarci e che è tenuto ad attuare la Costituzione. Se lo stato della democrazia si misura sulla capacità di ascolto delle istanze della società civile, dobbiamo constatare che è ancora lontana una democrazia consolidata.
Adesso abbiamo uno strumento potente, la costituzionalizzazione degli interessi delle generazioni future. Ai giovani e alle giovani il compito di conoscerli, farli valere e richiederne l’applicazione, suggerendo politiche rispettose della Natura a governanti purtroppo da tempo incapaci di visione e non più in sintonia con i popoli che dovrebbero rappresentare.

In copertina. Donella Meadows, la scienziata che predisse i limiti dello sviluppo.

***

Articolo di Sara Marsico

Ama definirsi un’escursionista con la e minuscola e una Camminatrice con la c maiuscola. Docente per passione da poco in pensione, è stata presidente dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano e referente di Toponomastica femminile nella sua scuola. Scrive di donne, Costituzione e cammini.

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