Editoriale. Repetita iuvant

Carissime lettrici e carissimi lettori,
noi donne siamo fortemente penalizzate, fino anche a morirne. 
Dobbiamo fare fatica, tanta fatica in più dei nostri compagni maschi, per muoverci nella vita, da quella privata a quella sociale fino alla nostra presentazione nel mondo del lavoro, dove spesso ci chiedono se siamo sposate e soprattutto se abbiamo in progetto di mettere al mondo figli e figlie che poi, (assurdo ma vero!) saranno necessari/e al mondo stesso per il proseguo della vita e del lavoro che la sostiene. É un retaggio antico in cui i maschi e la visione maschilista del mondo sono stati predominanti e hanno dettato legge sulla vita delle donne, sulla loro salute e purtroppo anche, in alcuni casi, sulla loro morte.

Tutto questo è stato detto. Ma il repetita iuvant dei latini sembra davvero inascoltato, come una stancante ripetizione che rimane scollegata dalla comprensione. Dall’inizio dell’anno siamo morte, ammazzate dai maschi a cui in qualche modo eravamo legate, in venti e tre di noi hanno ceduto la vita alla loro rabbia e alle loro armi solo in questi ultimi giorni. Romina De Cesare è morta, strangolata e poi accoltellata spietatamente e ripetutamente al petto e al ventre per mano del suo ex fidanzato. Stefania Pivetta, cinquantasei anni, ha ceduto per sempre il suo respiro insieme alla figlia sedicenne Giulia Maja. Sono morte di notte, nella loro casa di Samarate, vicino Varese, prese probabilmente (l’arma non è stata ancora individuata) a martellate, da un marito e padre furioso che ha ferito gravemente, ma voleva uccidere pure lui, anche il figlio Nicolò, di ventitré anni, ora ricoverato. Alessandro Maja fa l’architetto e ciò conferma che questo malessere orribile di alcuni maschi è trasversale, non contano preparazione culturale, posizione sociale e localizzazione geografica. Come il solo tentato, per fortuna, doppio femminicidio di Ladispoli, una località marina a nord di Roma, dove ad aprile, un altro uomo, anche lui laureato, ha accoltellato Silvia Antogniozzi e sua figlia Sofia, non sopportando l’idea di essere lasciato.

Quest’ultimo  purtroppo conferma un triste record della capitale, che ha visto negli ultimi undici mesi ben quattordici donne (quindici in tutto il Lazio) uccise sul suo territorio e il raddoppio dei femminicidi dal 2020.  A seguirla nel triste primato c’è Milano, che raddoppia i casi da quattro a otto. Purtroppo, secondo i dati forniti dalla Uil del Lazio e dall’ Eures, sono ancora tragedie che accadono in famiglia e delitti commessi in buona parte da cittadini italiani.
In proposito, sconsolatamente, il repetita iuvant non serve neppure per la stampa e i media in genere. Il carnefice continua in buona parte dei casi ad essere rappresentato come «il gigante buono» che riempiva la moglie e figli e figlie o fidanzate di infinite attenzioni, era agli occhi di chi lo conosceva il padre buono in una «famiglia modello», l’uomo gentile dal quale nessuno e nessuna si sarebbe aspettato un gesto così estremo. L’omicidio perde la sua ferocia estrema e diventa, così, frutto di un raptus, di un momento incontrollato di rabbia messo in atto, perciò, da una vittima! E tutto questo anche quando gli intenti assassini e l’uccisione sono palesemente preparati. 
Certo la famiglia dovrebbe essere il luogo dell’affetto e della cura, e aggiungerei, a dispetto di quello che si disse nel famoso congresso di Verona di tre anni fa, al di là del genere dei suoi componenti. Ma la cura non può essere frutto di uno stereotipo e dunque relegata solo alla donna. La Cura deve essere intesa, come nel testo della bella canzone di Franco Battiato, come affetto e compagnia solidale.

La scorsa settimana abbiamo commentato il “chiasso” nato intorno al saluto dell’astronauta Samantha Cristoforetti che partiva per lo spazio lasciando sulla Terra marito e figli. Le hanno chiesto a chi lasciava i figli. Ma se ci sono un padre e una madre perché è così strano pensare che un padre non possa accudire da solo la prole quando la moglie è via come sembra ovvio che lo faccia la madre? Una cosa simile è accaduta alla cantautrice Levante, all’anagrafe Claudia Lagona, madre di una bimba di pochi mesi. Levante si reca insieme al compagno e padre della bimba dal pediatra, dal quale entrano, come per regola di questi tempi di pandemia, solo due persone. In questo caso vanno nello studio per la visita il padre e la figlia, mentre Levante rimane seduta in sala d’attesa. La cosa non deve essere garbata al medico che chiede la presenza della mamma. La cantautrice rimane allibita (anche noi, sinceramente!) e scriverà del fatto su Istagram raccontando la storia: «Alma ha una mamma e un papà, ma nel caso in cui uno dei due non ci fosse (soprattutto io) non dovrebbe essere un problema per nessuno».

Questa settimana, il 2 maggio sera, ci ha lasciati una poeta, giornalista e docente universitaria, formata alla scuola di Walter Binni, Biancamaria Frabotta, classe 1946. Da giovanissima aveva militato nel Movimento Studentesco e nel Movimento delle donne. Aveva pubblicato, nel 1976, Donne in poesia, con cui aveva dato grande rilievo alla poesia di Amelia Rosselli e aveva inserito in un’antologia per la prima volta anche le giovanissime Patrizia Cavalli e Vivian Lamarque.

«Il volume – è stato scritto – aveva suscitato un vivace dibattito, perché tratta il tema della specificità del linguaggio poetico femminile, ripreso e ampliato in Letteratura al femminile (1980), che indaga le tracce del femminile anche nella letteratura maschile. Frabotta ha dedicato saggi e recensioni anche a Franco Fortini, Toti Scialoja, Elsa Morante. Ha fatto parte degli Amici della Domenica per l’attribuzione del Premio Strega, e lei stessa, con il romanzo Velocità di fuga, ha vinto il Premio Tropea.  Nel 2013 era stata nominata socia onoraria della prestigiosa Società Italiana delle Letterate. In molti suoi testi vi sono riferimenti al paesaggio rurale di Cupi, nella Maremma grossetana, luogo abituale di soggiorno».

Mi ricordo che, neolaureata, le portai alla Sapienza i quaderni con le mie prove di poesia. Non posso dimenticare la sua precisione, puntualità, accuratezza di commento, le sue parole che ho ancora nel cuore.
Mi sembra giusto dedicare a lei, a questa donna colta, vivace e gentile, sempre dalla parte delle donne e del loro modo di partecipare alla cultura, le poesie di questa settimana. Sono due e sono tratte da uno tra i più di venti libri di poesie pubblicati. Nella seconda Frabotta parla di un poeta che amo tantissimo, V.V.Majakovskij, della blusa gialla che lui ha cantato nei suoi versi insieme ai calzoni di nero velluto e ci auguriamo di chiamare a vivere la pace contro la morte della guerra.

All’officio dei pii, all’odio degli ignavi
(ad altri tolse lena la neve più recente)
levasti il pugno d’anni che ti perse.
Oh come pesa il peso sulle nostre spalle
ché piena luce poca luce aggrava. E noi
patémi ed elettroencefalogramma piatto.
Fortuna che venni tardi al crollo
e più non volli fiutare la tua ora
come cane che in macerie raspa.
Ora scivolo in te come in un sogno
d’erbe alte e verdi dove legge
d’amore è andare, leggeri di speranze
e leggerti all’ombra d’una folta schiera.
Batte il sole una pietra senza tempo.
I poeti muoiono sempre in tempo.

Il gomito di Majakowskij

Passava a frotte la spenta gente stanca.
Nessuno ti sapeva più. Nemmeno una reliquia
in quella casa che dà le spalle alla Lubianka.
E ancora bruciano le stelle, anche le più restie alla ressa
nella fosca festa dei tuoi occhi. E sopra, un raro cranio
vestito a zero perché la Storia non vi trovasse inciampo.
Cadeva neve sopra altra neve assente
e la Moskova accanto, come vasta acqua affranta.
Vari passanti stupivi. Radi borghesi.E colombi.
Trovando non voluta requie, e poco altro infine.
Il poco del bene disperso dall’uso perverso.
E non la tua candida propaganda. Non il candore delle genti.
Impietristi dal gomito alle stelle. Ma se cuore di poeta
batte nella pietra, svegliatevi cuori di pietra !
Bimbe baccanti fate a brani la sua blusa gialla !

Biancamaria Frabotta, Terra Contigua, 1999

Buona lettura a tutte e a tutti

Presentiamo gli articoli di questo numero. Ci troviamo coinvolte/i, se pur indirettamente, in una guerra molto vicina a noi, in cui il corpo delle donne è terreno di conquista e campo di battaglia, come ci ricorda l’autrice di Stupri di guerra e aborti negati in Polonia: una riflessione. Ben diverso l’atteggiamento verso le donne della figura femminile presentata da Calendaria e raccontata in Trotula De Ruggiero, celebre medica della Scuola Salernitana dell’XI secolo, filosofa, insegnante, scienziata, scrittrice, pioniera della ostetricia e della ginecologia.
Il dolore femminile: influenze negative su milioni di pazienti e la loro salute è un articolo che ci parla, proprio a pochi giorni dalla presentazione della proposta di legge sulla vulvodinia, dei tanti pregiudizi sui dolori delle donne e sulle false convinzioni misogine che li hanno alimentati.

Proseguono le nostre Serie: per Fantascienza, un genere (femminile). Anna Starobinets e le fantascientiste russofone incontriamo una scrittrice, dalla vita sfortunata, molto conosciuta in ambito internazionale e quattro scrittrici russofone, i cui racconti sono stati pubblicati in una antologia che si dedica a divulgare le opere di scrittori e scrittrici non anglofone. Per Yoga e salute apprendiamo da Donne pioniere dello yoga: il karma di genere i nomi e le pratiche di alcune Maestre che hanno interpretato lo yoga in ottica di genere. 

Viaggiatrici del Grande Nord ci invita a seguire Maria Savi Lopez in Un viaggio virtuale in Islanda, resoconto in forma di romanzo, mentre la passeggiata meditativa di questa settimana approccia la teoria dei giochi attraversando Pavia. Via regina Adelaide, o sul come sopravvivere al gioco dei troni.

Ci spostiamo verso il centro Italia e con A piedi e in bicicletta con le donne della Resistenza a Roma. Seconda parte abbiamo il piacere di incontrare, in un percorso ciclopedonale, sette figure femminili, sette partigiane che hanno preso parte attivamente alla Resistenza nelle zone vicine alla Capitale.

La poesia di Gina Gennai è un articolo tratto dal primo appuntamento del ciclo di incontri intitolato Vite, carte, memorie. Archivi di donne in Toscana, che vuole promuovere la valorizzazione e conservazione della memoria e della scrittura femminile e ci fa conoscere una personalità poliedrica che ci ha lasciato una grande quantità di documenti e scritti.
La casa deserta: storia di un anniversario negato e di una scrittrice dimenticata, mentre recensisce il potente e bellissimo romanzo di Lidija Čukovskaja, scritto durante lo stalinismo, che ha vinto il Torneo Robinson di Repubblica sui classici russi, ne racconta la storia incredibile insieme a quella della scrittrice. Di Percorsi per uomini autori di violenza si parla nell’intervista ad Antonella Ciccarelli, in preparazione del prossimo incontro all’interno del Ciclo Cambiamo discorso, organizzato da Reti culturali, che seguiamo da tempo su vitaminevaganti.

L’aprile di Toponomastica femminile ci presenta gli eventi che, nelle diverse parti d’Italia, hanno visto la nostra associazione protagonista di tante iniziative tese ad illuminare, come sottolinea la nostra collaboratrice che ogni mese ce le ricorda, l’apporto oscurato delle donne nella società.

Abbiamo aperto questa presentazione con la guerra e ci permettiamo, verso la fine, di suggerire una proposta, che i media mainstream considererebbero utopistica, contenuta nell’articolo Gli interessi delle generazioni future sono entrati in Costituzione: leggere il combinato dell’articolo 11 della Costituzione e del nuovo testo dell’articolo 9 per attuare il messaggio dei Padri e delle Madri Costituenti di un’Italia operatrice di pace.

A maggio siamo pronte/i a sperimentare una ricetta per la tavola primaverile: Muffin con fave, salame e pecorino è il piatto perfetto per assaporare l’aria di primavera. Buon appetito e buona primavera a tutte e tutti.
SM

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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