Scatti Urbani. Napoli

«Napoli sta a ombelico del Mediterraneo: se tiri una linea da Marsiglia ad Atene, da Trieste a Tripoli, da Istanbul a Barcellona, incroci Napoli, sta in mezzo al Mediterraneo come il mese di maggio in mezzo all’anno.»* 

Il lungomare di Posillipo fotografato dal Castel dell’Ovo 
«Un popolo tellurico lo riconosci da come guarda il mare, con affidamento: da noi pure quando è in burrasca è visto come via di fuga, dall’incendio del suolo e del cielo unica salvezza è il mare. Un popolo tellurico vede nelle ondate che spazzano il golfo una forza di pace contro l’insurrezione periodica del fuoco.»* 
Piazza Dante
Il Mastio Angioino
Piazza del Gesù
Piazza Bellini
Piazza Bellini, dettaglio
Piazza Plebiscito

Il Mastio Angioino fotografato dal molo Beverello 
«Napoli città anarchica ha avuto Maradona in dote dall’America del Sud, a contropartita dei milioni di migranti salpati dal molo Beverello per il Rio de la Plata.»* 
Il Vesuvio, il porto e il centro di Napoli fotografati da Sant’Elmo, tra Montesanto e il Vomero 
«Napoli è una città geografica, molto più che storica. Il suo carattere dipende dal suo luogo, dalla geografia, da quella bellezza sfrontata e però anche micidiale, pericolosa, rischiosa, la bellezza di stare sotto un vulcano catastrofico, sopra un suolo sismico, fa di quel posti un posto di cittadini di azzardo. Qui la bellezza ha questa forza compressa che è lì pronta per buttarci gambe all’aria. Abbiamo un sentimento di inferiorità, oltre che di spavento, davanti a quella bellezza, siamo i suoi parassiti, possiamo essere scacciati da quel suolo in ogni momento.»*
Il Vesuvio fotografato dalla stazione Garibaldi (nota come Napoli Centrale per chi viene da fuori) 
«Il vulcano è per il nostro popolo più certo della Stella Polare: non tutti i Napoletani dentro le loro case sanno indicare al di là del soffitto dov’è il carro dell’Orsa, ma ognuno, in qualunque stanza si trovi, sa dire per certo dove sta il Vesuvio. Da lì discende il resto dell’orientamento, perché il vulcano è un faro piantato nel sistema nervoso.»* 
Un dettaglio del quartiere Spaccanapoli 
Scene di vita quotidiana nei Quartieri Spagnoli 
«Quando la fondarono i Greci avevano finito tutta la loro fantasia geografica: “comm’a chiamiamm’ questa città?”, dissero. “Mah, provvisoriamente chiamiamola Nea Polis, Città Nuova”. Ma il mondo è pieno di città nuove che si chiamano così. Da allora i Napoletani si sono specializzati per rendere inconfondibile il loro luogo, a differenza di tutti gli altri, di tutte le altre città nuove, e hanno fatto di Napoli una città leggendaria»* 
Una signora vende amuleti a Spaccanapoli e sparge sale su chi passa per scacciare il malocchio 
Scene di vita quotidiana nel centro storico (a sinistra) e nel Rione Sanità (a destra) 
«Certo, a Napoli c’è il largo d’orizzonte, il panorama, però dietro la quinta luminosa del golfo c’è il buio: ci sono vicoli che vedono meno luce delle pareti Nord delle montagne, sul loro tufo prospera il muschio, buona materia prima insieme al sughero dei presepi.»* 
Rione Sanità, un murale ritrae Totò e Peppino, icone culturali della “napolitanità”, personaggi che incarnano l’ironia e il buonumore necessari per sopravvivere alle situazioni difficili 
Diego Armando Maradona  
«Viene dalle magre Americhe del Sud, il più felice guizzo, guappo e prestigiatore del calcio di ogni tempo, Maradona, Armando Diego, argentino come il tango e venuto a far sgranare gli occhi e spellare le mani dagli applausi al vecchio continente. Il suo piede sinistro è stato il più sofisticato strumento di precisione della geometria del calcio, venuto a vincere, sì, anche quello, ma non quanto poteva, senza una quota di spreco non si dà grandezza, grandezza è anche infischiarsene dei risultati, delle somme tirate, badare di più invece all’attimo felice del palleggio, allo scatto, al passaggio che lascia a bocca aperta: non è stato solo talento Maradona, fu avanzo sui tempi, allenamento doppio, che metteva una molla dentro alle gambe corte lanciate a mulinello, più che a corsa, a divorare spazio. Napoli l’ha avuto nei suoi anni Ottanta nel tempo in cui cambiava i connotati, si staccava dal Sud per agguantare un lembo di Nord. Napoli ha avuto Maradona non come re ma come anello al dito, quello nuziale. […] Napoli ha avuto i carati preziosi dei suoi piedi a titolo di restituzione, Maradona le assomigliava: come lui, la città poi si è lasciata andare, sazia del trionfo, che deve essere breve, sennò opprime.»* 
Quartiere Spaccanapoli. Pulcinella è la maschera tradizionale napoletana, comica e irriverente, simbolo dell’ironia del popolo che sopravvive con furbizia ai soprusi dei potenti, alla fame e alle avversità. 
Il Presepe cattolico accostato al cinema e teatro di Totò e di Eduardo De Filippo 
«Napoli, una città leggendaria, è sempre un misto di magnifico e di atroce»* 
La religiosità è una delle protagoniste della città 
«A Napoli il sentimento del sacro è scaturito dal sottosuolo, non è disceso dal cielo, non si è ispirato sulle terrazze di notte contemplando comete eclissi e costellazioni, ma fiutando il gas dei Campi ardenti, Flegrei, ascoltando il ringhio della terra scossa, guardando la discesa a fiumi del fuoco viscerale del vulcano. Il sacro di questo Sud affiora in superficie come la solfatara, che sfiata zolfo verde: questo hanno imparato le generazioni che hanno visto piovere la cenere, che l’hanno scopata dai tetti e dai balconi e l’hanno gettata a mare. Qui il sacro è sacro non perché fa svaporare incenso sugli altari, ma perché cuoce lentamente, come il ragù, peppea, è il verbo del dialetto che imita i piccoli sobbalzi del coperchio del sugo: il sacro qui peppea.»* 

In copertina: il Vesuvio all’alba fotografato dal molo Beverello, «I Napoletani hanno ammansito e ammortizzato nel corso di secoli l’incubo di convivere sotto un forno colossale. Ereditano da una generazione all’altra un corredo di storie catastrofiche, avvertimenti, miracoli, minacce, e una vasta raccolta di eruzioni illustrate. È un popolo tellurico, perciò inventore della tarantella, presso il lungomare sulla spiaggia, perché quello è il confine, e tu abiti la striscia tra un vulcano e i pesci, perciò abbiamo nervi comuni con i tarantolati del mondo, apparteniamo all’internazionale degli strapazzati, parenti di cileni e giapponesi, più che di padani.»* 

*Le citazioni sono tratte dal libro Napolide di Erri De Luca 

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Articolo di Andrea Zennaro

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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