La legge è uguale per tutte e tutti 

C’è una frase incisa sul legno scuro degli scranni nei tribunali italiani: La legge è uguale per tutti. Le alunne e gli alunni della classe 2A dell’IC “Egisto Paladini” di Treia (Mc) con la supervisione del professor Federico Teloni in collaborazione con le docenti Lucia Petrella e Lucia Caraceni, hanno deciso di partire proprio da questa frase per il loro progetto. Si sono chiesti cosa significasse, a chi si rivolgesse e da dove venisse. Alla fine hanno deciso che in quella frase mancasse qualcosa e così hanno deciso di aggiungere: tutte

Il progetto La legge è uguale per tutte e tutti. Dalle Costituenti alle giovani professioniste: il lungo cammino della parità è stato presentato alla IX edizione del concorso regionale Le Marche sulle vie della parità, promosso dall’Osservatorio di Genere, nella Sezione D “Percorsi tra istituzioni e carriere”. Un lavoro costruito da settembre a febbraio su tre campi professionali, avvocatura, magistratura, università. 
Per arrivare ai giorni nostri, la classe ha dovuto tornare indietro nel tempo, molto indietro. Fino all’autorizzazione maritale del Codice civile del 1865, all’imbecillitas mentis e all’infirmitas sexus con cui il diritto romano giustificava l’esclusione delle donne dalla capacità giuridica. Fino alla Legge Sacchi del 1919, che finalmente riconobbe quella capacità ma aprì solo parzialmente le porte delle professioni. Fino al 1963, quando una legge ordinaria, quindici anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione, ammise le donne in magistratura. Quindici anni! 
La ricerca ha ricostruito le biografie di figure che rischiano di restare nell’ombra: Lidia Poët, che si laureò in Giurisprudenza nel 1881 e ottenne l’iscrizione all’albo solo nel 1920, a sessantacinque anni; Elisa Comani Orsi, laureata all’Università di Camerino nel 1915, prima donna a iscriversi effettivamente all’albo dei procuratori in Italia — un primato marchigiano; Maria Capici, prima avvocata maceratese, che nei primi tempi non poteva varcare da sola le porte del tribunale. La storia locale si è intrecciata con quella nazionale, e insieme hanno raccontato la storia di un Paese intriso di cultura patriarcale e restio ad accogliere i cambiamenti. 
Accanto alle biografie di donne del passato, il progetto ha dato spazio alle testimonianze di chi quel cammino lo percorre oggi. La classe ha incontrato e intervistato tre professioniste del territorio: Alessandra Canullo, magistrata del Tribunale di Macerata che si occupa di cause civili e tutela dei minori; Lina Caraceni, docente associata di Diritto processuale penale e Diritto penitenziario all’Università di Macerata; Cinzia Maroni, avvocata del foro maceratese e fondatrice del Comitato per le Pari Opportunità.  
Le interviste sono state realizzate anche in forma di podcast radiofonico nell’ambito di Radio Paladini, la web radio della scuola. Le risposte non sono state rassicuranti. La magistrata, parlando con i ragazzi e le ragazze, ha detto che non è facile conciliare famiglia e lavoro.  

La professoressa Caraceni, docente universitaria, ha detto che nelle cariche apicali le donne sono ancora indietro. Cinzia Moroni ha invece ricordato che quando ha iniziato lei nel Consiglio dell’Ordine degli avvocati non c’era nessuna collega, e che gli uomini difficilmente lasciano le posizioni di potere. Ne deriva una fotografia di un soffitto di cristallo che, come ha spiegato alla classe riprendendo la definizione di Marilyn Loden del 1978, è invisibile ma reale. 
I dati lo confermano: nel 2023 le avvocate hanno guadagnato mediamente meno della metà dei colleghi maschi nelle fasce d’età più avanzate; il 58% delle professioniste dichiara di aver subito discriminazioni di genere sul lavoro, contro l’11,4% degli uomini; in magistratura, dove le donne vincono oggi la maggioranza dei concorsi, la percentuale femminile crolla quando si guarda agli incarichi direttivi e alla Corte di Cassazione.
Un altro nodo che il progetto ha affrontato senza aggirarlo è quello del linguaggio. Avvocata o avvocato? Magistrata o magistrato? Quella resistenza diffusa a declinare al femminile i nomi delle professioni non è una questione grammaticale: è il sedimento di una storia in cui certi ruoli erano impensabili per le donne, e la lingua ha continuato a rispecchiare quella impensabilità anche quando la realtà era già cambiata. Le indicazioni dell’Accademia della Crusca richiamate nel lavoro non lasciano spazio ad ambiguità: il femminile professionale va utilizzato ed è corretto. La commissione regionale ha riconosciuto questo come uno degli elementi più significativi del progetto, sottolineando il valore del linguaggio di genere «trattato come strumento culturale capace di incidere sulla realtà».

Il progetto si chiude con due proposte che portano il lavoro oltre i confini dell’aula. La prima è l’intitolazione di un’aula scolastica a Francesca Morvillo, magistrata entrata in magistratura nel 1968 tra le prime otto donne vincitrici di quel concorso, che ha dedicato diciassette anni alla Procura dei minori di Palermo ed è morta il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci. La scelta ha una ragione precisa: restituire a Morvillo la sua identità di magistrata, sottraendola alla definizione di “moglie di Falcone” con cui per troppo tempo è stata ricordata.  
La seconda proposta riguarda i giardini pubblici “San Marco” di Treia, dove è già installata una casetta della lettura: la classe ha proposto al Comune di inserirvi dei QR code che rimandano ai lavori prodotti dall’istituto nelle diverse edizioni del concorso — Donne e sport, Michela Murgia, Stem e donne — costruendo un itinerario urbano in cui la memoria femminile diventi accessibile all’intera comunità. La commissione regionale ha giudicato questa proposta «significativa e ben strutturata», capace di unire memoria, cittadinanza attiva e valorizzazione del territorio. 
Alla cerimonia di premiazione del 16 aprile nell’Aula Magna dell’Università di Camerino, il secondo premio nella Sezione D è stato consegnato da Valeria Pasqualini dell’Ambito Territoriale Sociale 15 di Macerata, accompagnato da un’opera di Aurora Carassai ispirata ad Ada Natali.  

La commissione ha riconosciuto nel progetto del Paladini «l’elevata qualità dei contenuti, la profondità della ricerca e la capacità di affrontare il tema della parità di genere con uno sguardo ampio, critico e consapevole», sottolineando come la classe abbia saputo «raccontare il lungo cammino verso la parità di genere, dando voce non solo alla storia e alle leggi, ma anche alle esperienze concrete di donne del territorio». 
Il progetto ha ricevuto anche il Primo premio al concorso nazionale Sulle vie della parità, XIII edizione, indetto da Toponomastica femminile, nella sezione B “Percorsi”, con cerimonia a Roma il 17 aprile 2026. 

Questa la valutazione della giuria: «Il progetto si configura come un eccellente percorso interdisciplinare, capace di coniugare motivazione, partecipazione attiva ed espressione creativa, coinvolgendo ragazze e ragazzi come protagonisti e portatori di conoscenza verso la cittadinanza. 
Il titolo del percorso didattico, “La legge è uguale per tutte e tutti”, insieme al sottotitolo “Dalle Costituenti alle giovani professioniste: il lungo cammino della parità”, evidenzia chiaramente la profondità e la ricchezza dei contenuti affrontati. Il progetto si sviluppa infatti lungo molteplici direttrici —  dalla Costituzione italiana all’Unione Europea, fino all’Agenda 2030 —  offrendo una visione ampia e articolata del faticoso percorso verso la parità dalla fine dell’800 fino ai giorni nostri. Di particolare valore è la documentazione caratterizzata dalla ricchezza delle fonti e la ricostruzione biografica delle prime donne che hanno infranto il “soffitto di cristallo” nelle professioni giuridiche e accademiche. Significative le interviste a una avvocata, una magistrata e una docente universitaria marchigiane che arricchiscono il lavoro con testimonianze dirette. 
Molto apprezzabile l’attenzione dedicata al linguaggio e all’uso dei femminili professionali, rendendo gli/le studenti consapevoli dei cambiamenti necessari della nostra lingua per essere inclusiva. Così come è apprezzabile l’efficace utilizzo delle tecnologie multimediali, tra cui il podcast radiofonico Donne e giurisprudenza nell’ambito della web radio scolastica che coinvolge l’intero plesso, e dall’utilizzo dei QR code per raccogliere e condividere. 
Efficace la proposta di intitolare un’aula scolastica a Francesca Morvillo, ma soprattutto la proposta di creare un itinerario urbano in un parco pubblico del Comune di Treia per la sua capacità di connettere scuola e territorio, mettendo a disposizione della comunità i QR con i materiali prodotti dalla scuola nelle altre edizioni del concorso così da diffondere conoscenza e consapevolezza sul tema della parità di genere. 
L’eccellente valutazione del percorso educativo-didattico realizzato dalla classe è data dalla piena rispondenza degli elaborati prodotti ai criteri assunti dal bando e dal pieno raggiungimento degli obiettivi preposti, dove la forte valenza formativa è documentata dalla ricchezza dei linguaggi messi in campo, in un lavoro collettivo coinvolgente che integra e valorizza il contributo di ognuna/o». 

Diploma

In copertina: particolare dal sito Osservatorio di Genere 

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Articolo di Silvia Casilio

Silvia Casilio, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Macerata e attualmente collabora con l’Università di Teramo. È autrice di saggi sull’Italia repubblicana e dal 2009 collabora con l’associazione culturale Osservatorio di genere.

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