Insostituibili e sottovalutate

La scuola elementare pubblica in Italia nacque con la legge Casati, promulgata dal Regno di Sardegna nel 1859 e poi estesa a tutto il Paese dopo l’Unità. La legge disponeva l’obbligo della frequenza delle prime due classi e si prefiggeva di assicurare a tutti gli italiani e le italiane le conoscenze elementari della lettura, della scrittura e del “far di conto”. Affermava in modo netto il diritto-dovere dello Stato di sostituirsi alla Chiesa nell’organizzazione e gestione della scuola. Dato l’alto tasso di analfabetismo (il 74,7% dei cittadini, ma fra le donne il tasso raggiungeva l’84%, con punte del 95% fra le donne dell’Italia meridionale), nel 1877 fu promulgata la legge Coppino, che prevedeva una scuola elementare di 5 anni, con l’obbligo di frequenza dei primi 3, frequenza che era obbligatoria per ottenere il diritto di voto. Vennero anche introdotte la ginnastica e l’educazione civica, mentre dal 1908 la religione cattolica venne impartita solo a chi ne faceva richiesta. Nonostante le proteste del mondo cattolico, che perdeva il monopolio dell’istruzione nel nostro Paese, la scuola elementare italiana pubblica e laica, ideata come luogo di formazione della cittadinanza, era nata. Il compito di assicurare il funzionamento della scuola (edifici, insegnanti, personale ausiliario, arredi ecc.) fu assegnato ai Comuni; fu creato il fondo pensionistico per i maestri e le maestre e furono cambiate le metodologie dell’insegnamento; più tardi vennero riformate anche le “Scuole Normali”, cioè gli istituti che formavano alla professione magistrale.
Fino alla metà del secolo scorso, con la diffusione delle scuole “materne” per bambine/i dai 3 ai 6 anni, la scuola elementare fu pertanto il primo contatto con il mondo del sapere. Non è quindi un caso se l’insegnante che più si ricorda da adulte/i è appunto la maestra della scuola elementare (nominata al femminile, vista la preponderanza di donne in questi primi anni di scuola).
Dedicheremo l’articolo di oggi proprio alle maestre modenesi. Per ragioni di equità le presenteremo in ordine alfabetico, poiché ciascuna di loro è stata, pur in contesti e in modi diversi, un esempio professionale e un modello di vita.

Delia Adani

La maestra Delia Adani (1895-1993) nell’inverno del 1943, chiusa la scuola elementare dove insegnava, la “Regina Elena” di Modena, a causa dei bombardamenti, aprì una scuola nella sua abitazione di via Guarini per consentire ai suoi alunni e alunne di proseguire gli studi e per i due anni scolastici — 1943/44 e 1944/45 — consentì loro di prepararsi per sostenere come privatiste/i l’esame di ammissione alla classe III per l’anno scolastico 1945/46. Dichiarò: «Io sono pagata dallo Stato e ho il dovere di continuare ad insegnare». Laureata alla Facoltà di Magistero, fu spostata nei primi anni del dopoguerra in Provveditorato e tornata poi a scuola, insegnò per 40 anni e fu decorata con Medaglia d’Oro dal Ministero della Pubblica istruzione, benemerenza istituita nel 1902 per premiare maestri e maestre con almeno 40 anni di lavoro nella scuola pubblica.

Teresina Bortolucci interpretò la propria professione di maestra fino al punto di sacrificare la propria vita. Allo scoppio della II guerra mondiale insegnava nella frazione Gardelletta del comune di Marzabotto (Bologna). Nonostante l’infuriare della guerra, scelse di non rientrare a casa, per non abbandonare le sue e i suoi alunni e continuare ad assistere bambine/i e le loro famiglie.
Sfollata nel borgo di Cerpiano, durante un rastrellamento fu rinchiusa con altre 49 persone nell’oratorio degli Angeli Custodi, e trovò la morte durante la strage di Marzabotto il 29 settembre 1944.
Il 29 settembre 2014, nel settantesimo anniversario della morte, il Comune di Pavullo (dove era nata nel 1895 e dove risiedeva) le ha intitolato la biblioteca della locale scuola media.

Teresina Bortolucci
Elvira Castelfranchi

Anche Elvira Castelfranchi (1874-1945) fu una vittima della II guerra mondiale e in particolare delle leggi razziali italiane. Dopo essersi diplomata maestra elementare nel 1895 a Verona, iniziò a insegnare già nel 1896. Nel 1908 divenne maestra titolare nella scuola elementare di Finale Emilia, dove insegnò fino al giugno 1938.
Il 14 luglio dello stesso anno il governo fascista pubblicò il Manifesto per la difesa della razza al quale fece seguito il Regio Decreto Legge del 5 settembre 1938 che spazzò via, in un colpo solo, insegnanti e studenti di origine ebraica dalla scuola italiana. Per lei, ultima della sua famiglia a esercitare la professione docente, la scuola non riaprì mai più i battenti. Terminò così – a sei mesi dal pensionamento – una carriera iniziata oltre quarant’anni prima. Continuò comunque fino alla morte a insegnare privatamente (e gratuitamente) a ragazze e ragazzi poveri e bisognosi, così come i suoi fratelli Angelo Emilio e Ciro. Molto amata e rispettata nella sua città, tanto che era chiamata “la maestra dei poveri”, nel 1988 le è stata dedicata la scuola elementare del paese. Oggi è intitolato a lei l’Istituto comprensivo di Finale Emilia.

La maestra Maria Giovanna Mannelli Trebbi (1918-2016), rimasta orfana a tre anni, fu allevata da uno zio prete, parroco di un piccolo paese sulle colline toscane, S. Alessio (PT). Diplomata maestra nel 1936 presso l’istituto delle Mantellate di Pistoia, iniziò la carriera di insegnante come supplente in località disagiate, raggiungibili solo a dorso di mulo, per arrivare poi a Pian di Novello, presso l’Abetone. Nel 1941 sposò Osvaldo Trebbi di Castelfranco Emilia, promettente calciatore, e nel 1943 ebbe la prima figlia. Nel 1944 fu arrestata e imprigionata per 15 giorni nella scuola dell’Abetone per aver dato aiuto a un partigiano ferito. Riuscì a fuggire durante un bombardamento e, insieme alla figlia, attraversò a piedi la Linea Gotica per rifugiarsi presso lo zio prete a S. Alessio.
Nel 1946 nacque il secondo figlio e nel 1947 si trasferì con la famiglia a Castelfranco E. Insegnò per un anno nella frazione di Panzano e per un anno in quella di Recovato. Nel 1949 fu trasferita a Gaggio di Castelfranco E., dove spostò anche la propria residenza. Da quel momento partecipò attivamente alla vita della frazione, tanto da divenire per essa un punto di riferimento. Dopo la pensione, per molti anni fece il doposcuola a bambini e bambine di Gaggio. In occasione del suo novantesimo compleanno, il Sindaco di Castelfranco E., il maestro Sergio Graziosi, che era stato prima suo allievo e poi suo collega, le consegnò una targa a nome della Giunta comunale. Quale riconoscimento per la dedizione con la quale aveva esercitato la propria professione, la popolazione chiese e ottenne dall’Amministrazione comunale, nel 2018, l’intitolazione alla maestra Mannelli del parco pubblico adiacente le scuole elementari di Gaggio.

Maria Giovanna Mannelli Trebbi
Tina Mazzini Zuccoli

La passione per le scienze improntò tutta la vita professionale della maestra Tina Mazzini Zuccoli (1928-2006) che insegnò per vent’anni a Rovereto di Novi di Modena. Compì numerose spedizioni scientifico-naturalistiche nelle regioni polari artiche, fra cui quella a Capo Nord organizzata insieme al marito per le sue classi della scuola elementare di Caselle di Serramazzoni. Effettuò inoltre 14 viaggi di studio a Nord del Circolo Polare Artico, di cui 4 nell’Arcipelago delle Isole Spitzbergen. Partecipò alla caccia delle balene, imbarcandosi sulle baleniere norvegesi, a una fase di studio sul censimento degli orsi bianchi e a ricerche botaniche. Pubblicò 13 libri, tra cui I miei amici Lapponi, Flora artica e Sotto i ghiacci del Polo, curò numerosi foto-documentari e scrisse parecchi articoli di carattere scientifico, apparsi su riviste di settore. Vari suoi servizi fotografici apparvero dal 1965 al 1969 sulle pagine della prestigiosa Enciclopedia Britannica-New York. Curò per sedici anni il Giardino botanico Esperia a Passo del Lupo (Sestola). Iscritta al Soroptimist Club di Modena dal 1972, nel 1989-90 ne fu la vice-presidente. Per meriti culturali le sono stati conferiti numerosi premi e riconoscimenti, tra cui quello di Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana nel 1986 e nel 1992 la Laurea ad honorem in Scienze naturali dell’Università di Modena e il riconoscimento Profilo Donna. Il Comune di Novi di Modena le ha intitolato la “Casa dello Sport” che, distrutta dal terremoto del 2012, è stata ricostruita e riaperta nel 2017. Il Comune di Modena nel 2025 le ha intitolato il bosco urbano di via Lazio.

Originaria di Vignola, la maestra Augusta Redorici Roffi (1922-2010) a 18 anni iniziò una lunga carriera scolastica come maestra a Castellino delle Formiche (Guiglia), per poi trasferirsi a Vignola.
Amata dai suoi scolari e scolare, apprezzata da presidi e da colleghe/i, benvoluta dalle famiglie, il 6 novembre 2006 le fu assegnato il Diploma di Benemerenza di 1ª Classe con Medaglia d’Oro per i 40 anni di servizio prestati nelle scuole elementari. Accanto all’opera di educatrice, coltivò negli anni la vocazione di ricercatrice. Le indagini naturalistiche e storiche del territorio la portarono a far parte di un gruppo, il Gvr (Gruppo vignolese ricerche) che nel 1978 ottenne la creazione del Museo civico di Vignola. Augusta Redorici ne fu la Presidente per molti anni, promuovendo un’impostazione prettamente didattica delle esposizioni, considerando il Museo come strumento formativo più che informativo, e anticipando perciò strategie museali oggi consolidate. Curò infatti personalmente i primi due itinerari didattici del Museo civico, quello paleontologico e quello geo-litologico.
Appassionata divulgatrice della storia vignolese, collaborò attivamente con le associazioni culturali del territorio. Nel 1984 pubblicò Vignola una città, nel 1992 Tavernelle, testimonianze e ricordi, nel 1994  Terre di Vignola, nel 2000 Le chiese di Campiglio.
Nel 2011 le è stato intitolato il “suo” Museo civico.

Augusta Redorici Roffi

Enrichetta Reggianini nacque nel 1854 nel Palazzo ducale di Modena, dove il padre lavorava all’Osservatorio astronomico e meteorologico. A Modena frequentò le Scuole magistrali, diplomandosi maestra, ma dopo il matrimonio con Teodorico Ferrari (da cui ebbe tre figli) si trasferì sull’Appennino modenese.
Fu la prima maestra della scuola elementare della frazione di Fellicarolo di Fanano, che constava di sole tre classi. Nel 1904 era titolare anche di una classe mista serale, sempre a Fellicarolo, dove «con lode esercitava il suo ufficio», come scrive un cronista dell’epoca. In quei tempi, i maestri e le maestre delle zone montane affrontavano spesso situazioni complesse, insegnando in pluriclassi che raccoglievano bambine/i di età diverse all’interno di locali di fortuna, diventando unico punto di riferimento culturale per le comunità isolate della montagna modenese.
Enrichetta Reggianini andò in pensione dopo oltre 40 anni di servizio e fu insignita della «Medaglia d’oro per otto lustri d’insegnamento elementare».

Enrichetta Reggianini

Mariannina Salvioli (1887-1973) conseguì il diploma magistrale nel 1915. Per quattro anni insegnò a Novi di Modena, poi fu assegnata a scuole del comune di Concordia e infine, il 1° ottobre 1922, a S. Caterina di Concordia, dove insegnò fino alla pensione nel 1955. Per tutta la durata della sua attività professionale accantonò risparmi per la realizzazione del suo obiettivo, la fondazione di una scuola materna a S. Caterina, per offrire un aiuto concreto alle tante mamme lavoratrici del territorio. In collaborazione con l’amica maestra Rosa Mantovani, diede mandato al parroco del paese di procedere alla costruzione della scuola, che fu intitolata al Sacro Cuore ed entrò in funzione nel gennaio 1957, affidata alle suore Orsoline. Si preoccupò sempre che alla scuola fossero fornite attrezzature e strumenti moderni ed efficienti. Dalla stanza dove era confinata per la salute precaria, seguiva le suore e bambine/i quando erano nel cortile della scuola, che si ergeva proprio di fronte alla sua abitazione. Alla sua morte lasciò in eredità la sua casa alla parrocchia di S. Caterina. La scuola materna “Sacro Cuore” è rimasta in funzione fino al 1993.

Mariannina Salvioli

Le maestre: spesso sottovalutate (e con stipendi inferiori a quelli di altre categorie di scuole) ma insostituibili, poiché è assodato che gli apprendimenti fondamentali, che poi saranno approfonditi nelle scuole successive, si acquisiscono nell’età della scuola elementare.

In copertina: particolare della copertina della Domenica del Corriere del 28 aprile 1957, autore Walter Molino (dal sito storiepiemontesi.it).

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Articolo di Roberta Pinelli

Ho lavorato per 42 anni nella scuola pubblica, come docente e dirigente. Negli anni fra il 2019 e il 2024 sono stata Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Modena. Mi occupo da sempre di tematiche femminili e ho pubblicato un Dizionario biografico delle donne modenesi.

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