Ogni sfida è vita 

C’è una parola che ritorna continuamente alla mente, scorrendo le pagine del libro autobiografico di Monica Boggioni con Valerio Esposti Ogni sfida è vita (Lit Edizioni, 2026), ed è determinazione. E poi ci sono due sentimenti che riempiono inesorabilmente l’anima di chi si avventura in questo intenso viaggio tra sfide con sé stessa, gare, relazioni, studi, appuntamenti, famiglia e voli aerei: lo stupore e l’ammirazione. Stupisce davvero pensare che un numero tanto spropositato di medaglie possa stare al collo di una sola ragazza, che oltretutto ha appena compiuto ventotto anni. Ma strabilia addirittura apprendere che a indossarle con orgoglio è una giovane donna con disabilità, che avrebbe tranquillamente potuto arrendersi davanti agli scogli della vita e invece ha scelto di affrontare tutto ciò che le accadeva con il sorriso e la voglia di mettersi con costanza alla prova. In questo senso, mai titolo fu più azzeccato di quello scelto per questo libro.  

Monica è nata con una diplegia spastica alle gambe, che ne ha resa instabile fin dalla prima infanzia l’andatura. Chiunque altra avrebbe pensato «Ecco, sono tagliata fuori da un sacco di cose che sognavo». Invece Monica ci racconta che la sua disabilità ha rappresentato il miglior pretesto per conoscere e padroneggiare il movimento in acqua — consigliato dalla pediatra a scopi terapeutici — fin da piccolissima. Quando si dice guardare il bicchiere mezzo pieno! Commoventi i racconti della scuola primaria, in cui compagne e compagni di classe, nell’ora di ginnastica, non la scelgono mai in squadra perché è lenta e a palla avvelenata risulta troppo facile prenderla. Un vissuto che, ahimé, accomuna moltissimi bambini e bambine con disabilità motorie e che Monica decide di affrontare di petto, dicendone quattro a brutto muso a chi la addita come la principale causa della sconfitta della squadra. 
Il rispetto se lo conquista (una cosa assurda e dolorosa essere costrette a conquistare ciò che dovrebbe esser dato a priori a tutti e tutte!) a suon di sfide, determinazione e risultati concreti. Sceglie lo sport, volutamente individuale e non di squadra, per fare i conti con i suoi limiti ma anche e soprattutto per esplorare le sue potenzialità. Una scelta non facile, nella quale difficile credere e che non sarà affatto scontata. Alle superiori, per esempio, ci sono le frecciatine del prof. che le rinfaccia di aver preferito investire sul nuoto, anziché sulla preparazione dell’esame di maturità (che la vedrà diplomarsi al liceo classico Foscolo di Pavia con 100, alla faccia del disinvestimento). C’è il trauma, in piena adolescenza (che da solo sarebbe bastato a farle decidere di gettare tutto alle ortiche), di cominciare a non controllare più bene i movimenti delle braccia e scoprire che si sta manifestando, senza che se ne comprenda la causa, anche una distonia degli arti superiori. Ci sono le rinunce al viaggio del diploma, perché le gare incombono e non si possono perdere giorni preziosi di allenamento. Ci sono i sacrifici chiesti alla famiglia, sia in termini di spostamenti che di tempi di vita (in casa Boggioni non è raro cenare, rigorosamente tutti insieme, dopo le 22 di sera). Ci sono le giornate fredde e uggiose, in cui l’ultima cosa che si avrebbe voglia di fare è spogliarsi e tuffarsi in acqua. Eppure. Eppure questa ragazza fiera e determinata conquista il cuore di migliaia di tifosi, oltre a collezionare una sfilza impressionante di successi agonistici da lasciare senza fiato il lettore o la lettrice. Loro, dico, perché lei senza fiato non ci resta mai. Anzi, spesso descrive con incredibile naturalezza il suo rapporto simbiotico con quello che definisce il suo elemento elettivo. E lo fa trascinando chi legge nelle sensazioni ovattate eppure potentissime dell’immersione in piscina, della gara internazionale, della sfida con il proprio corpo e con le avversarie, dell’ascolto di ciò che accade dentro e fuori i due liquidi coinvolti in una nuotata: il sangue e l’acqua. 
I pensieri, le emozioni, le sensazioni da una parte e la minore o maggiore durezza dell’acqua clorata, gli schizzi delle avversarie, le gocce che a volte fanno le dispettose e si infiltrano negli occhialini dall’altra. E noi che leggiamo tratteniamo il fiato, stringiamo i denti con Monica, la accompagniamo nelle sue vasche a stile libero, a rana, a dorso, a delfino. E alla fine, insieme a lei, esultiamo per l’ennesima vittoria. 

Tanto per capire di che cosa stiamo parlando, questa incredibile ragazza ha vinto ai Mondiali di Città del Messico nel 2017, a soli diciannove anni, tre medaglie d’oro e quattro d’argento; un anno dopo, ai Campionati Europei a Dublino, un oro, quattro argenti e due bronzi; due bronzi anche nel Mondiale di Londra 2019 e tre ai Giochi Paralimpici 2020 a Tokyo, in piena pandemia. Potrebbe bastare, per assurgere a pieno titolo e con soddisfazione all’Olimpo delle grandi campionesse del nuoto internazionale, invece no. Monica non è una a cui puoi dire “basta così”. Una che ha vinto tutto, che è diventata un punto di riferimento per le altre atlete e uno spauracchio per le più forti nuotatrici internazionali, che cos’altro potrebbe mai desiderare? Di continuare a sfidare sé stessa, migliorando ancora. Ed è proprio quello che fa Monica, centrando, un obiettivo dopo l’altro, tutti i suoi progetti e i sogni. 
Tra il 2021 e il 2026 il suo palmarès si arricchisce ancora, annoverando in totale: dodici medaglie d’oro, cinque d’argento e quattro di bronzo agli Europei; otto medaglie d’oro, quattro d’argento e tre di bronzo ai Mondiali, senza dimenticare i Giochi Paralimpici di Parigi 2024, nei quali si aggiudica un oro e tre bronzi. 
Intanto, per non farsi mancare nulla, nell’aprile 2023 ottiene anche la laurea magistrale in Biotecnologie mediche e farmaceutiche presso l’Università di Pavia, sua città natale, con la valutazione di 110 e lode. Anche nel suo percorso accademico Monica sceglie di dare il massimo, leggendo e memorizzando nelle trasferte, di notte se necessario. 
Da dove le verrà tutta questa forza interiore? Dalla famiglia, dai nonni, dai genitori e dal fratello non le manca mai il sostegno e l’amore necessari a combattere le battaglie del quotidiano, questo è del tutto evidente sfogliando le pagine del libro. Dai suoi allenatori Guy Soffientini e Ricardo Tomasi, dalla squadra della Pavia Nuoto a.s.d, dalla sua Mental Coach Caterina Pettinato, certamente. Ma poi c’è lei, Monica, con tutto il coraggio e la determinazione che fanno parte da sempre del suo modo di essere. E dire che la vita era iniziata in salita. Chi mai potrebbe dirlo, di fronte a una sfilza di successi di questo tenore? 

È l’autrice stessa a svelare il suo segreto in quella che, a mio parere, è la pagina più bella del libro (p. 218), che mi permetto di citare in parte:  «Auspico un futuro realmente inclusivo, senza che una persona non normodotata si trovi costretta a “conquistare” la dovuta attenzione con un plateale “effetto wow”. Serve più coraggio, più attenzione e soprattutto più considerazione. Possiamo fare molto, tuttavia deve esserci la volontà concreta di andare oltre le buone intenzioni. Non metto in dubbio la buona fede della persona che mi riferì: “Prego e pregherò per te” (sottinteso: affinché possa migliorare, tornare a usare le gambe come chiunque altro). Quando mi rivolgono parole di questo tipo, rifletto: Semmai Gesù dovesse fare un miracolo, spero che non venga sprecato per farmi tornare a camminare “normalmente”. Ci sono tanti altri sogni e desideri molto più importanti che meriterebbero di realizzarsi. A mio parere ci sono due possibilità: o ti piangi addosso o vivi. È chiarissimo che cosa ho scelto». 

Sì, chiarissimo, senza possibilità di fraintendimento. E ancora mi piace citare un altro splendido passaggio che accompagna chi legge verso la fine del racconto della vita di questa magnifica giovane donna (p. 223): «“Normale” o “non normale”: sono termini di per sé né brutti né belli, tutto dipende dal significato che la società attribuisce al concetto di fondo. Se a una nozione quantitativa viene attribuita un’accezione qualitativa, allora si va fuori strada, significa non rispettare le differenze. La vera discriminante fattuale sta nell’associare un giudizio all’avverbio “diversamente”. La visione non coincide, e — piaccia o no —influisce sul modo di pensare. Per una questione di civiltà si dovrebbe attribuire la stessa dignità, a prescindere. Per questo insisto nel ritenere cruciale un aspetto imprescindibile: l’unica normalità che esiste è la diversità, in qualsiasi sua forma. Vale più di tante definizioni, non costituisce un giudizio. Sono parole che potrebbero risultare inconsuete, strane, perché pronunciate da me: eppure condivido e rivendico questa analisi, che si colloca nella mia filosofia di vita». 
Una riflessione a tutto tondo sulla società, la vita, lo sport, la forza interiore, la capacità di inseguire progetti, l’importanza del sentirsi amate e apprezzate per quello che si è, oltre che per quello che si fa. Un libro caldo e intenso, da leggere per imparare un atteggiamento o anche solo per toccare con mano quanto sia vero il pensiero di Nietzsche (mutuato da quello del poeta greco Pindaro): «diventa ciò che sei». 

Monica Boggioni e Valerio Esposti  
Ogni sfida è vita. Il valore della diversità e il coraggio di sognare  
Ultra, 2026 
pp. 256

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Articolo di Chiara Baldini

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Classe 1978. Laureata in filosofia, specializzata in psicopedagogia, insegnante di sostegno. Consulente filosofica, da venti anni mi occupo di educazione.

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