Una piccola sovversione silenziosa 

Amo la montagna non solo per i boschi e i loro silenzi che mi invitano a riconnettermi con me stessa, per il torrente che sento cantare da casa mia e che ha colori diversi in ogni stagione, non solo per le bellissime escursioni e i tanti rifugi e bivacchi accoglienti e per la civile abitudine del saluto. L’amo perché la cura del territorio e del paesaggio tra i monti è molto diversa da quella che vedo in pianura. È difficile trovare sporcizia ai lati delle strade ed è tutto molto ordinato e pulito, salvo in alcuni periodi in cui lovertourism porta la maleducazione cittadina anche in montagna. Come si dice da queste parti: «Arrivano i merenderos».

Come si può portare un po’ di montagna in città?

Circa dieci anni fa decisi di farlo attraverso la cura del territorio urbano in pianura, cominciando a pulire le strade dai tanti rifiuti che con noncuranza erano depositati sui marciapiedi, sulle panchine e ovunque nella cittadina in cui ho abitato per anni e a cui ogni tanto faccio ritorno. Insieme al mio compagno di cammino, che lo faceva da tempo in solitaria, tanto da aggiudicarsi sui quotidiani locali l’appellativo di “runner spazzino, ho iniziato, provvista di guanti e di borse, a setacciare alcune zone molto sporche della città. Ho trovato di tutto, una volta anche un gigantesco pupazzo della Pantera rosa lasciato ai bordi di una pista ciclabile. Il nostro esempio è stato seguito da molte persone e abbiamo anche fondato un gruppo informale denominato Rifiuti free. Ogni volta che qualcuno/a di noi intendeva fare una spedizione di pulizia lo comunicava al resto della squadra e ci si trovava nel luogo e all’ora definiti. A poco a poco a questa spontanea iniziativa si sono appassionati/e anche alcuni assessori e assessore che ci hanno messo in contatto con la ditta preposta alla raccolta dei rifiuti che ci ha dotati di sacchi idonei e pettorine, indicandoci pure dove conferire ogni volta il nostro “bottino”.
Siamo riusciti a conoscere altri gruppi provenienti da città vicine, appassionati di quello che abbiamo appreso chiamarsi plogging e abbiamo anche organizzato spedizioni insieme, una volta anche in notturna, durante la movida melegnanese. Le facce stupite o irridenti degli habitué delle notti melegnanesi sarebbero da descrivere una per una.

I commenti di chi ci incontra sono diversi. Ci sono persone che ci ringraziano e ci lodano, anche troppo, altre che ci chiedono come fare a unirsi a noi, altre ancora che, infastidite, sostengono che questa attività dovrebbe assicurarla il Comune e quasi ci sgridano per quel che facciamo. Ma non demordiamo.
Certo, un po’ ci si stupisce delle tante cose che riusciamo a trovare, ma, nello stesso tempo, si avverte nel profondo la sensazione di restituire una parte, anche se minima, del bene che ogni giorno ci regala la nostra Terra: una piccola sovversione silenziosa.

Avere intorno la bellezza abitua alla bellezza. L’esempio è sempre contagioso e portare un po’ di montagna in città fa solo bene.

In copertina: foto di Marco Peccenati.

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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