Il maggio di Toponomastica femminile

Maggio è sempre stato, nell’immaginario collettivo, il mese della dolcezza, dei fiori, delle prime sere calde, delle promesse. Eppure questo maggio, quello del 2026, quello che viene sei anni dopo una pandemia con cui non abbiamo mai fatto i conti, brucia: il termometro — quello del pianeta e quello della politica mondiale — continua a salire senza trovare sosta. Guerre che non si spengono, trattati che vacillano, corpi di donne usati ancora come territorio di conquista in ogni latitudine del conflitto. E nessuno sembra interessato a placare l’incendio, anzi: chi detiene il potere, che conta, sembra fin troppo contento/a di soffiare e alimentare queste fiamme distruttive, nell’atto disperato di mantenere salda la poltrona.
In questo calore soffocante, atmosferico e geopolitico, noi di Toponomastica femminile abbiamo continuato a muoverci, come sempre. Come si fa quando si crede che la memoria delle donne sia anche un argine, una forma di resistenza civile. Come ci ha insegnato Simone de Beauvoir: «Donna non si nasce, si diventa» — e noi aggiungiamo: non si diventa visibili da sole, serve che qualcuna/o ricordi, nomini, intitoli. E allora le strade, le piazze, le biblioteche, le aule scolastiche italiane diventano luoghi di resistenza anche grazie al loro riempirsi di voci femminili. Voci di chi c’è stata, di chi c’è, di chi verrà.
Scriveva Goliarda Sapienza: «Bisogna imparare da ogni cosa, da ogni persona, anche dai nemici». Noi abbiamo imparato ancora una volta che la toponomastica non è un atto burocratico. È un atto politico nel senso più nobile: è prendersi cura della polis, della città e di chi la abita.

Francavilla Fontana, il 4 maggio, il progetto Cosmopolita sul contrasto alla violenza maschile contro le donne è sbarcato nelle scuole con le mostre dedicate alle Nobel di fisica, chimica ed economia e alle Madri Costituenti. Sempre nell’ambito di Cosmopolita a Surbo c’è stato il tavolo per le politiche di genere dell’Unione dei Comuni del Nord Salento, accompagnato dalla mostra Il peso delle parole, nell’ambito dell’iniziativa scolastica Il veliero parlante, ospitata all’I.C. Ampolo-Springer.
Licata il 7 maggio, il gruppo Erasmus+G ha organizzato un salotto culturale sulla donna e la cinematografia misogina, con proiezione de Il ballo delle pazze e un dibattito capace di guardare il cinema come specchio deformante — e come possibile luogo di riparazione.
Moncalvo, nella quiete degli Antichi Portici, il 9 maggio una piazza ha preso il nome di Olinda Maranzana. 
Sempre il 9 maggio, a San Zenone al Lambro, è stato il futuro a parlare: sono stati gli studenti e le studenti del Benini di Melegnano, insieme alla prof.ssa Valeria Pilone, a proporre l’intitolazione del Centro polifunzionale a Francesca Morvillo Falcone. Magistrata, donna, simbolo di chi non si è piegata. Quella proposta nata dai banchi di scuola è forse la più bella delle politiche possibili.
Ancora sabato 9 maggio a Padova, Nadia Cario ha partecipato alla seconda edizione dell’evento di consultazione dell’Albo delle persone interessate alle politiche di pari opportunità e di genere. L’edizione 2026 era dedicata a Urbanistica di genere, sicurezza e città delle bambine e dei bambini: le città che si progettano pensando anche a chi le attraversa con paura, a chi non trova spazi, a chi viene invisibilizzata.

Pistoia, il 9 e 10 maggio, Laura Candiani ha portato la nostra voce al Festival dell’editoria, ospite della sezione Storia e Storie al Femminile dell’Istituto Storico Lucchese. Il titolo dell’incontro era: Le donne raccontano la storia. La storia che racconta sé stessa attraverso le voci di chi troppo spesso ne è stata tenuta fuori.
Buti, il 12 maggio, il cielo sopra le Cascine si è aperto su Margherita Hack. L’ha scelta una scuola primaria, l’ha accolta una città. Le bambine e i bambini che hanno lavorato su di lei sapranno, crescendo, che esiste una strada che porta il suo nome.
Mercoledì 13 maggio, nella Sala della Regina della Camera dei Deputati a Roma, Maria Chiara Pulcini e Désirée Rizzo hanno portato Toponomastica femminile al convegno della Fondazione Nilde Iotti: Dal diritto di voto alle leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia. Un titolo che è già di per sé una risposta a chi sostiene che le donne non abbiano cambiato la storia.
Il Salone del Libro di Torino è stato, come ogni anno, un luogo di presenza viva. Il 14 maggio, Sergio Tatarano ha presentato al padiglione della Regione Puglia Calendaria 2025-2026-2027, illustrando il progetto contro la violenza maschile sulle donne. Il 15 maggio, Danila Baldo ha parlato al padiglione della Regione Marche della collaborazione con l’associazione Reti culturali di Ancona, in occasione della presentazione dell’antologia Agire con le parole.

Monza il 16 maggio, nella Sala Carver del Binario 7, insieme all’associazione Arcodonna, Sara Marsico ha parlato della toponomastica come rilevatore sociale: come le strade e le intitolazioni rivelano chi una società sceglie di ricordare, e chi invece dimentica sistematicamente.
Il 18 maggio ad Aosta, in occasione del Giro d’Italia, una classe ha presentato il progetto sulle Staffette partigiane, frutto del concorso Sulle vie della parità. Il Giro che passa, e le ragazze che rimangono, con la loro storia in mano.
Il 20 maggio, il Salotto virtuale del progetto Cosmopolita ha riunito voci e geografie: Iaia Pedemonte con le sue guide al turismo sostenibile, Rossella Perugi e il suo Viaggiatrici del Grande Nord, Laura Candiani con le guide di genere di Pistoia e Valdinievole, Sveva Fattori con un itinerario di genere a Roma. Donne che si spostano, che guardano il mondo con occhi propri, che restituiscono alla geografia femminile ciò che la geografia ufficiale ha troppo spesso cancellato.
Torino il 21 maggio, una pista ciclabile ha trovato il nome di Maria Milano, pioniera del ciclismo femminile. 
Lodi il 23 maggio, il festival Libere tutte – Festival dell’autodeterminazione e dei diritti sessuali ha riunito corpi, parole e libri. Toponomastica femminile ha allestito uno stand con propri libri e Calendarie, a fianco dell’associazione Rumorosse con una mostra fotografica, la presentazione del libro Ecopedagogia femminista di Antonia De Vita e una tavola rotonda sul consenso: Solo Sì è Sì. Tre parole che nel contesto geopolitico attuale — dove i diritti sul corpo delle donne continuano a essere messi in discussione da più fronti — suonano come una dichiarazione irriducibile.
Il 23 maggio, Maria Pia Ercolini era a Viareggio al convegno City Lights. Urbanistica inclusiva per le pari opportunità. Urbanistica come atto politico, come scelta di chi vuole che le città siano fatte per tutte e tutti, non solo per chi ha sempre avuto il privilegio di sentirsi a casa ovunque.
Il 24 maggio a Bari, alla Biblioteca dei ragazzi e delle ragazze del Parco 2 Giugno, Carmela Linda Leuzzi ha portato Eva Mameli Calvino e la magia verde — una lettura in kamishibai e un atelier creativo per bambine e bambini.
Il 26 maggio, Désirèe Rizzo era all’Università Roma Tre al seminario su Femonazionalismo, Omonazionalismo e Autoritarismi. Un seminario che ha il coraggio di nominare le cose scomode: la strumentalizzazione dei corpi e dei diritti delle donne da parte di chi vuole costruire muri, non ponti.

L’anno in cui la Repubblica compie ottant’anni non poteva non risuonare in questo maggio. La mostra Le Madri della Repubblica ha viaggiato instancabile: il 12 a Genola, il 27 maggio a Dueville, il 29 a Fossano, e poi ancora a Castelgerundo dal 30 maggio. Il 26 maggio, a Genova — Palazzo Ducale, Sala Piccardo — Giovanna Cristina Gado ha parlato dell’eredità delle Madri Costituenti alla Commissione Pari Opportunità di ANCI Liguria. Il 27, a Roma nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, Livia Capasso era presente all’incontro promosso da Zonta e Soroptimist per ricordare quegli ottant’anni di Repubblica: la stessa Repubblica che quelle donne hanno contribuito a costruire con le mani e con il pensiero.
Melegnano il 29 maggio, le ragazze della 3ª classe del plesso Aldo Moro hanno presentato Le ribelli contro la mafia – Storie di donne che lottano con il patrocinio di Tf, storie vere, di donne che hanno scelto di stare dalla parte giusta anche quando era pericoloso, anche quando erano sole.

Il maggio di Toponomastica femminile finisce qui, nelle ultime pagine di un mese che ha bruciato: per il caldo che non dà tregua, per le notizie che arrivano da troppi fronti di guerra, per la fatica di chi lavora perché le cose cambino davvero.
Eppure è proprio il fuoco che rivela le forme. E questo maggio — con le sue intitolazioni, le sue mostre, le sue aule scolastiche piene di voci giovani, i suoi palazzi istituzionali attraversati per una volta da chi non si accontenta — ha rivelato che il lavoro di memoria non si esaurisce, che le radici sono più forti del calore.
Ogni nome restituito è un piccolo riscatto. Ogni targa, ogni piazza, ogni pista ciclabile con un nome di donna è un atto di giustizia differita. Tardiva, sì. Ma necessaria. Sempre.

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Articolo di Maria Chiara Pulcini

Ha vissuto la maggior parte dei suoi primi anni fuori dall’Italia, entrando in contatto con culture diverse. Consegue la laurea triennale in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale e la laurea magistrale in Storia e società, presso l’Università degli Studi Roma Tre. Si è specializzata in Relazioni internazionali e studi di genere. Attualmente frequenta il Master in Comunicazione storica.

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