Etty Hillesum. Una ragazza, una mistica dalla vita densa e di grande pienezza 

Di Etty Hillesum, un’olandese nata a Middelburg il 15 gennaio 1914, in questi ultimi anni si parla molto, per la sua profonda determinazione e resistenza spirituale, dimostrata nei difficili anni della Seconda guerra mondiale. Dalla cittadina di Deventer, dove il padre è preside di un liceo, quando ha 18 anni, si reca ad Amsterdam per frequentare l’università e per laurearsi in giurisprudenza.

Etty Hillesum
La famiglia Hillesum

Benché desideri continuare gli studi in lingue slave dato che ama il russo, la lingua della madre, non li potrà terminare per i tragici eventi della guerra che condurranno lei e la sua famiglia a morire ad Auschwitz. Da molto tempo gli ebrei olandesi erano ben assimilati nel territorio e molti non sapevano neppure di esserlo, ma ebbero tra il più elevato numero di deportazioni. Ma andiamo con ordine…
È la sera del 3 febbraio 1941 quando, in una moderna palazzina di Amsterdam, Etty, giovane ragazza di 26 anni, entra nell’appartamento di Julius Spier per incontrare questo psicoterapeuta, psicochirologo, che fa terapia attraverso lo studio delle linee dalla mano, allievo stimato di Jung.

Julius Spier, terapeuta psicochirologo

Lei è colta, brillante, ebrea come lui e affetta da diversi disturbi psicosomatici, quali bulimia, dolori reumatici e forti emicranie che fronteggia con manciate di aspirine. Vive anche turbolenti relazioni sentimentali, affastellate una sull’altra con grande voracità. Spier, oltre a darle un elenco di letture importanti, come la Bibbia, Le confessioni di Agostino, il Vangelo di Matteo, Budda, le poesie di Rilke, i sermoni di Meister Eckhart, i romanzi di Dostoevskij, le suggerisce di tenere un Diario.

Diario 1941-1942, versione completa

Le propone anche degli esercizi fisici, da compiere al mattino, sul ruvido tappeto di cocco, che lei chiama «igiene dell’anima», per creare quelle «solide fondamenta», dove avrebbe potuto dispiegarsi sereno l’intero giorno. Etty lavora quotidianamente e con costanza per togliere terreno al suo «piccolo io», fautore di gelosie, invidie, attaccamenti, rabbia, odio, così che il percorso spirituale avviato impedisca loro di avere il sopravvento.
Molto presto si sentirà guarita perché ha trovato il suo baricentro; crea un forte legame con Spier di cui si innamora per la sua grande spiritualità, cultura e forza interiore. Lui, un grande combattivo, le insegna a cercare e trovare dentro di sé — e non più fuori — la fonte della sua energia, che lei inizia a chiamare col nome di Dioma che chiama anche «energia tranquilla, spazio cosmico, fonte interiore, grande splendore, corrente sotterranea».
L’amore per Spier funge da detonatore in grado di sprigionare le sue energie nascoste e far crescere la sua spiritualità. In una lettera che lei gli scrive dice che «il suo amore per lui ha mille anni e che ogni giorno invecchia di mille anni» perché è un legame di anime. Dice che in quel periodo storico se non si scoppia di tristezza, o non ci si indurisce diventando cinici o magari rassegnati, allora si diventa più dolci, più miti, più comprensivi, più innamorati e così è per lei. Etty inizia a dedicarsi a molte persone, a molti amici, ebrei e non ebrei divenendo un punto di riferimento per la città. Continua a scrivere il suo Diario iniziato nel marzo del 1941 fino all’ottobre 1942; è scritto fitto fitto su quaderni e alterna la scrittura presso la sua amata scrivania ai suoi adorati libri. Due quaderni sono stati smarriti, uno del 1941 e l’altro successivo all’ottobre del ’42. Scrive anche dal ’41 al ‘43 molte lettere ad amici vari. Stupisce che, nonostante tutte le ombre, Etty riesca a vedere risplendere sempre anche la bellezza; ama il mondo così com’è, ama il gelsomino accanto alla pozzanghera.
Quando la situazione in Olanda precipita, ebrei ed ebree iniziano a essere internate. Etty, grazie a delle conoscenze, riesce a trovare un impiego presso il consiglio ebraicoil cui ruolo rimane storicamente di difficile valutazione, che le impedisce di essere mandata nel campo di smistamento di Westerbork, da cui passeranno tutti gli ebrei olandesi prima di essere deportati ad Auschwitz.

Museo interattivo di Westerbork

Vi rimane solo due settimane e non penserà mai di mettersi in salvo, non accetterà di fuggire fuori dall’Olanda, perché vuole aderire alla vita senza scappare e condividere il destino del suo popolo. Attorno a lei avverte da parte di tutti l’odio verso i tedeschi, ma, secondo lei, sarebbe bastato un solo tedesco buono per togliere l’odio che era invece riversato su quell’intero popolo. Lei nel giro di poco tempo si rafforza interiormente, compie un cammino di spiritualità intenso che diviene la dimensione della sua persona e che va di pari passo col suo scendere nel magma doloroso dell’umanità. Lei non è una teologa che ha costruito una teoria ragionata, la sua è un’esperienza di vita nella quale entra un’esperienza di Dio.
Nel settembre 1942 si fa mandare come assistente sociale a Westerbork, da dove può all’inizio ancora tornare in città, cosa che farà per farsi curare, ma in seguito vi ritorna come internata. Nel campo consacra la sua vita ad alleviare le sofferenze dei prigionieri, a rincuorare i compagni e le compagne di sventura, spesso ridotti e ridotte a cenci impauriti, diventando un punto di riferimento morale, il cuore pulsante e pensante della baracca. Scrive in una lettera dal campo: «Trovo ancora la vita ricca di significato, anche se non ho quasi più il coraggio di dirlo, quando mi trovo in compagnia»questa non è incoscienza, ma rappresenta la fedeltà a ciò che è grande in lei, nel suo profondo. Mentre è coricata nella sua branda sente riconoscenza per Dio e questa riconoscenza è la sua preghiera. Disseppellire Dio è ciò che dobbiamo fare; «se lui non può aiutare noi, saremo noi ad aiutare lui». Dice che può anche perdonare quell’epoca perché ha tanto amore da riuscire a perdonare Dio. Non trova strano, come rivela a un amico, mettere insieme parti prese da diverse religioni come l’ebraismo, il cristianesimo e il buddismo, perché sente la libertà di poter attingere a varie fedi al fine di spezzare le catene della prigionia delle ristrettezze mentali. La fede per lei non è un dogmatico accecamento, ma una responsabilità. Avverte che anche la passione per Spier va sfumando nell’immenso cielo sopra le baracche e sente per lui, che è morto nel settembre del ’42, proprio il giorno prima di essere arrestato, grande riconoscenza.
Il linguaggio di Etty Hillesum è spontaneo e sincero, non manca di umorismo e di colorite metafore come quella che si riferisce alla gatta randagia che era entrata nel campo di Westerbork e che aveva trovato una cappelliera dove partorire i suoi cuccioli. Scrive «A volte mi sento proprio come un gatto randagio senza cappelliera». Con questa immagine, esprime la sua condizione di estrema vulnerabilità, della mancanza di una casa, di un rifugio sicuro e della necessità di affrontare l’incertezza e il pericolo senza alcuna protezione esterna. È un’immagine poetica potente della solitudine e della ricerca di un porto sicuro in tempi molto difficili.
Presto anche il suo nome entrerà a far parte delle liste di coloro che devono partire e sappiamo che accettò con coraggio il suo destino. Lei e la sua famiglia, tolto il fratello Jaap, partirono il 7 settembre del 1943 per Auschwitz; dal treno, pieno di altrettanti sfortunati compagni e compagne di viaggio, lasciò scivolare un biglietto che, tra le altre cose, recitava: «Il treno si stacca dalla stazione e io mi stacco dalle cose pesanti. State sereni e non piangete: siamo partiti cantando».

Il biglietto lanciato dal treno

Il canto tramuta la tristezza in gioia e il pianto in festa, quel canto che è preghiera per abbandonarsi, lasciarsi andare, sentirsi piccole ma amate. Il biglietto viene lanciato nell’ultimo tratto di territorio olandese, miracolosamente recuperato e fatto recapitare all’amica di Deventer a cui era destinato. Lo aveva scritto nella calca del vagone merci, accovacciata sul suo zaino… le sue parole invitano chiunque a credere che al male sia possibile rispondere col bene, all’odio con l’amore.
Pur vivendo in anni terribili, l’amore infinito le permette di raccogliere tutto in sé, compresi i suoi stessi aguzzini. La Croce Rossa registrerà la sua morte in data 30 novembre dello stesso anno. I Quaderni passarono di mano in mano, ma si stentò a pubblicarli perché ritenuti di difficile comprensione, forse per troppa profondità spirituale, fino a quando, finalmente, in una edizione ridotta lo furono, nel 1981 in Olanda e in Italia nel 1985 per Adelphi. Solo nel 2012 ne uscì l’edizione integrale.
Le lettere 1942-1943, scritte a varie amiche e amici, furono pubblicate in Olanda nel 1982 e in Italia nel 1990; registrano i fatti più duri, raccontano la vita nel campo. Due di esse sono state diffuse clandestinamente alla resistenza olandese (fine dicembre ’42 e agosto ’43). Vi registra gli accadimenti, raccolti andando in giro di notte nascondendosi sotto le finestre delle baracche per ascoltare le voci e «descrivere l’indescrivibile. “Eccomi dunque all’inferno”» scrivema ascoltava anche le risate che ancora erano possibili, come fossero un’esplosione dell’assurdo, che divenivano subito dopo dolore.

Binario divelto del campo di Westerbork

Laboratorio: Quale ruolo ha la scrittura nella tua vita? Quale ruolo ha il silenzio? La nuova spiritualità di Etty ci invita a non chiedere favori a Dio, ma a proteggerlo perché non è lui responsabile del male, ma lo sono gli esseri umani.

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Articolo di Maria Grazia Borla

Laureata in Filosofia, è stata insegnante di scuola dell’infanzia e primaria, e dal 2002 di Scienze Umane e Filosofia. Ha avviato una rassegna di teatro filosofico Con voce di donna, rappresentando diverse figure di donne che hanno operato nei vari campi della cultura, dalla filosofia alla mistica, dalle scienze all’impegno sociale. Realizza attività volte a coniugare natura e cultura, presso l’associazione Il labirinto del dragoncello di Merlino, di cui è vicepresidente.

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