Se state programmando un viaggio a Londra nell’estate 2026, vi consiglio una visita a una delle mostre più rappresentative per capire cosa sta accadendo oggi nell’arte britannica e internazionale. Summer Exhibition è la più antica mostra d’arte del mondo a iscrizione aperta, organizzata ogni anno dal 1769 dalla Royal Academy. La prima edizione contava centotrentasei opere di cinquantasei artisti. Nata per sostenere economicamente gli artisti e l’Accademia stessa, permette oggi a chiunque, dai neofiti ai grandi maestri, di esporre le proprie opere.
Nel corso dei suoi oltre duecentocinquanta anni di storia, la Summer Exhibition è cresciuta, cambiando più volte sede, tutte sempre a Londra. Dal 1868 è ospitata nella prestigiosa Burlington House, a Piccadilly. Chiunque può inviare i propri lavori, artisti, architetti e designer da tutto il mondo. La selezione è notoriamente rigorosa e viene effettuata da un comitato composto dai membri dell’Accademia.
Nel corso dei secoli, diversi artisti oggi considerati giganti della storia dell’arte hanno iniziato la loro scalata verso il successo esponendo alla Royal Academy quando erano ancora perfetti sconosciuti. William Turner, nel 1790, a soli quindici anni, riuscì a far accettare un suo acquerello: fu il trampolino di lancio per il più importante paesaggista britannico. Anche John Constable espose per la prima volta alla mostra estiva nel 1802 da sconosciuto, e nel 1849, un gruppo di giovani ribelli decise di sfidare le convenzioni artistiche dell’epoca esponendo alla Royal Academy opere siglate con l’acronimo PRB (Pre-Raphaelite Brotherhood). Erano i Preraffaelliti, ventenni del tutto ignoti allora al grande pubblico. Nel Novecento David Hockney, scomparso quest’anno agli inizi di giugno quasi novantenne, prima di diventare il maestro della Pop Art e uno degli artisti più influenti e quotati al mondo, partecipò alla Summer Exhibition nei primi anni Sessanta, quando era ancora un giovane studente d’arte squattrinato, e Tracey Emin, oggi artista di fama internazionale e accademica ufficiale, ha mosso alla Summer i primi passi.

L’edizione 2026 si svolge dal 16 giugno al 23 agosto ed è curata dall’artista concettuale Ryan Gander, che ha portato un tocco di eccentricità in questa vecchia mostra.
Io ci sono stata, anche per vedere il contesto in cui era stata inserita un’opera (N. 993 del catalogo, A hair’s breadth di Andy Mac Manus) del compagno di mia figlia, un graphic designer, i cui lavori sono presenti anche in opere pubbliche, come il Wanstead Park Station Bridge.


Siamo arrivate a metà mattina davanti alla Royal Academy of Arts, attraversando una città che partecipa alla stessa energia creativa che anima l’esposizione.
Varcata la soglia, ci investe una sensazione di abbondanza. Le pareti sono fitte di opere: dipinti appesi dal pavimento quasi fino al soffitto, fotografie, incisioni, sculture, modelli architettonici e installazioni convivono nello stesso spazio.




Il filo conduttore dell’edizione di quest’anno è Interconnectedness (Interconnessione). Gander ha immaginato una mostra che esplora collegamenti inattesi tra persone, idee e immagini. Oltre 1.800 sono le opere esposte quest’anno e offrono una panoramica ampia sull’arte di oggi.
Summer Exhibition è una fotografia viva e caotica della creatività del momento. Lavori di artisti celebri compaiono accanto a nomi sconosciuti, artisti emergenti condividono le sale con figure affermate e membri della Royal Academy. È uno degli aspetti più affascinanti della mostra: non sai mai se l’opera che ti colpisce maggiormente appartiene a una star dell’arte contemporanea o a qualche artista emergente che espone lì per la prima volta. Accanto a tanti dipinti di nature morte, giardini, paesaggi, animali, e cerchi, quadrati, linee colorate, si può vedere un enorme nudo di Tracey Emin, un video di un tizio che canta al karaoke le canzoni di Bowie, un paio di stivali argentati abbandonati su un piedistallo, una scultura che rappresenta lo spazio occupato dal corpo dell’artista Antony Gormley, accovacciato sul pavimento, due opere di Sean Scully, il maestro moderno dell’astrazione. E ancora due dipinti di auto in fiamme, Cars on Fire, di Harry Hill, un dipinto di Louis Loveless che ritrae un pick-up ripreso da un drone negli istanti immediatamente precedenti a un attacco, l’autoritratto di David Gamble, il delicato dipinto di Harriet Porter che ritrae un piccolo vaso d’argento, il disegno di Gray Wielebinski di una terrificante testa urlante con zanne e quattro bocche, il ritratto di Alison Friend con barboncini che assumono pose antropomorfe.

Un tema attuale, come quello dell’AI, è affrontato da Grayson Perry, artista rinomato per le sue opere eclettiche e provocatorie, in Behold Humanity, un arazzo ispirato alle conversazioni avute dall’autore con figure di spicco nel campo dell’Intelligenza Artificiale, di cui fa i ritratti.
Modelli, schizzi, stampe e progetti raccontano come architetti e designer immaginano il futuro delle città.
Non si riesce a vedere tutto e molto dipende da ciò che attira naturalmente l’attenzione.
Per quanto riguarda la presenza femminile, la Royal Academy non ha pubblicato un dataset specificando il genere di chi espone. Tra le artiste coinvolte nell’edizione 2026 figurano tanti nomi come Tracey Emin, Eileen Cooper, Laura Lancaster, Oona Grimes, Goshka Macuga, ma a occhio non è possibile appurare la percentuale rispetto ai colleghi maschi.
La Summer Exhibition non è soltanto una grande esposizione, è anche una mostra mercato. Come da tradizione, la maggior parte delle opere esposte è disponibile per l’acquisto: un’occasione rara per portare a casa un lavoro originale. Questa dimensione commerciale fa parte della tradizione dell’evento e contribuisce a sostenere sia gli artisti sia le attività educative della Royal Academy.
Tra le tante opere una in particolare ha irrimediabilmente catturato la mia attenzione, perché vi ho trovato un interessante collegamento con le campagne di Toponomastica femminile: si tratta di un’opera della designer britannica Margaret Calvert, catalogata al n. 673 e intitolata School.

Sono anni che Toponomastica femminile denuncia il fatto che molti simboli urbani e stradali rappresentino ruoli stereotipati di genere. Tra gli esempi più clamorosi c’è il segnale che indica la presenza di una scuola: in molte versioni europee tradizionali il bambino appare in posizione guida, e porta una cartella più voluminosa, mentre la bambina segue con una cartella molto più piccola, dove non si immaginano libri.

Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta Margaret Calvert fu incaricata di riprogettare la segnaletica del Regno Unito insieme a Jock Kinneir. I suoi segnali stradali sono basati sulla leggibilità a colpo d’occhio. In School introdusse un’immagine innovativa: una bambina che conduce per mano un bambino più piccolo. La figura femminile è davanti, attiva e protagonista; la stessa Calvert raccontò di essersi ispirata a sé stessa da bambina mentre accompagnava il cuginetto più piccolo. Questa scelta è stata spesso citata come un esempio precoce di rappresentazione più equilibrata dei generi nello spazio pubblico. Altro segnale paritario disegnato da Calvert è quello di Attenzione ai lavori in corso, dove a spalare è una donna.

In Italia, le riflessioni di Toponomastica femminile sul linguaggio visivo e sulla presenza delle donne nella memoria collettiva si inseriscono nello stesso filone culturale: rendere visibili le donne non solo nei nomi delle strade, ma anche nei simboli che quotidianamente abitano le città. Mentre Toponomastica femminile denuncia ancora oggi l’assenza o la marginalizzazione delle figure femminili nello spazio pubblico, Margaret Calvert aveva già proposto oltre mezzo secolo fa un segnale stradale in cui la bambina non segue, ma guida.
Margaret Calvert, designer, illustratrice, è nata in Sudafrica nel 1936; a quattordici anni si trasferisce a Londra e inizia gli studi al Chelsea College of Art. Al college la giovane viene notata dal docente Jock Kinneir, che le chiede di collaborare ad una importante commessa, la segnaletica per l’aeroporto di Gatwick. Nasce la Kinneir Calvert Associates. I due realizzano la segnaletica di strade e autostrade del Regno Unito, danno vita a progetti innovativi, inventano pittogrammi ben leggibili e chiari da capire. Il loro lavoro continua nell’arco di più di mezzo secolo per altre importanti istituzioni nazionali legate ai trasporti: British Rail, British Airports Authority, la metro Tyne and Wear. Non è possibile muoversi nel Regno Unito senza imbattersi in un cartello disegnato da Margaret Calvert.
Quando spiega come si progetta un segnale stradale, Calvert afferma: «Hai la responsabilità di essere chiaro. Non si tratta di mettere la tua personalità in quello che stai facendo; si tratta di disegnare un segnale che permetta a qualcuno di muoversi da A a B».
Dopo questa piacevole sorpresa, che ci conforta nei nostri obiettivi, esco soddisfatta dalla Summer Exhibition, con la sensazione di aver attraversato tutta l’arte contemporanea. Alcune opere mi rimangono impresse, altre mi hanno confusa e lasciata interdetta, altre ancora mi hanno fatto sorridere. Ed è proprio questo il fascino della Summer Exhibition: mostrare la varietà.
Le foto degli allestimenti della mostra e della locandina sono state realizzate da me durante la mia visita. Le foto dei lavori di Andy Mac Manus mi sono state inviate dallo stesso autore.
Le foto della segnaletica di Margaret Calvert sono tratte da repubblica.it
Altre foto da quizpatenteonline.it
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Articolo di Livia Capasso

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.
